Quarto Giovedì di Santa Rita, sappiamo stare nel silenzio?

“Stai in silenzio davanti al Signore e spera in Lui“

Salmo 36,7

Comincia così la nostra riflessione sul valore del silenzio, nel quarto Giovedì di Santa Rita, percorso in quindici tappe che quest’anno dedichiamo alla preghiera.

Il silenzio è la “piena cittadinanza del presente”

Esordisce Suor Maria Rosa Bernardinis, la nostra Madre Priora: “Il silenzio è l’habitat della preghiera per ascoltare Dio e noi stessi, nei nostri bisogni più veri e profondi e apre il cuore all’adorazione; è “la piena cittadinanza del presente”, ha detto un predicatore contemporaneo. Ed è vero! E Sant’Agostino nella Regola, esorta a meditare nel cuore ciò che diciamo con le labbra, quando preghiamo”.

Come si fa a stare in silenzio davanti al Signore nella preghiera personale o comunitaria, quando siamo ansiosi, preoccupati o peggio proviamo risentimento, rabbia?

“Non è facile, è vero; ma non è impossibile – commenta la Madre – Occorre un esercizio continuo iniziale, di autocontrollo, per lasciare le emozioni che disturbano fuori dalla porta del cuore. Ho letto che un Santo, quando andava a pregare, teneva a portata di mano una penna e un bloc-notes. Se un problema o un pensiero disturbava la sua preghiera, lo scriveva. Al termine della preghiera, ciò che aveva scritto poteva essere anche un suggerimento alla sua meditazione”.

Dio parla nel silenzio del cuore

Il Signore non si fa sentire alle orecchie del corpo in maniera più forte che nel segreto del pensiero, dove Lui solo ascolta, dove Lui solo è udito

(Sant’Agostino, Discorso 12, 3). 

“Nel cammino di fede non vi sono solo tempi segnati dalle parole, come quando recitiamo una preghiera, ma anche tempi di silenzio: se tace la lingua, è per aprire l’orecchio del cuore alla voce di Dio che parla in noi- così interviene Padre Pasquale Cormio, Rettore del Collegio “Santa Monica” di Roma – . Per Agostino chi prega prepara nel silenzio un nido nel quale accogliere degnamente Dio”.

Dio parla nel silenzio del cuore, per cui secondo il Santo d’Ippona «nessuno può conoscere ciò che Dio vuole, se interiormente non risuona un certo tacito grido della verità” (Discorso 12, 3). Il peccato, invece, è per Agostino frastuono e indispone il cuore all’ascolto, alla ricerca di ciò che è vero e buono, perché interrompe quel silenzio interiore, che è la condizione necessaria per dialogare con Dio.

Il silenzio di Dio come un medicinale

Rifletta il padre agostiniano: “Spesso nella preghiera dobbiamo affrontare un altro silenzio, che non appartiene al cuore, ma è attribuito direttamente a Dio. Quante volte ci capita di lamentarci: Dio non mi parla, non mi dice nulla! Oppure: Dio è lontano dalla mia vita, non mi ascolta! Come interpretare questo silenzio di Dio, che talvolta è causa di inciampo nella fede e nella speranza?”

Gesù sulla croce si rivolge a Dio, intonando il salmo 22: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” . Ma proprio in quel salmo, dopo il lamento, quando sembra che tutto sia ormai finito, la voce di chi prega si leva ad esclamare: “Tu mi hai risposto”. 

“Si tratta di fare discernimento: è Dio che fa silenzio oppure il credente, che è incapace di cogliere che Dio parla ed opera anche attraverso il suo silenzio?”, commenta Padre Pasquale.

Agostino nella sua vicenda giovanile, alla ricerca di amore e successo, ci dà una testimonianza del silenzio di Dio nella sua vita, un silenzio che invita alla conversione e non alla disperazione. Al rumore e al frastuono suscitati dalle sue passioni, che lo spingono ad abbandonare la fede cattolica trasmessa dalla madre Monica, Agostino contrappone il silenzio divino. Dio tace, concede al giovane la libertà di sbagliare; tuttavia, Dio continua ad operare. L’azione silenziosa di Dio è medicinale, perché cosparge di amarezza la dolcezza di quei piaceri della carne che risultano sterili.

L’esempio di Santa Rita

Di fronte al silenzio di Dio, occorre rimanere fedeli e perseveranti nella fede. I santi, che sperimentano momenti di oscurità interiore e di silenzio di Dio, ci insegnano a non venire mai meno nella salda adesione al Signore. La stessa Santa Rita ha sperimentato la forza del silenzio, quando saliva sullo scoglio a pregare, quando viveva a Roccaporena, oppure anche in monastero.  

Il silenzio, che dispone l’animo alla preghiera, è frutto sì di ascesi, ma è anche dono del Signore. Di fronte alle prime difficoltà, non dobbiamo arrenderci, bensì chiedere aiuto allo Spirito Santo. Dio è sempre presente all’uomo, creato a propria immagine ed amato fino alla fine.

GUARDA QUI LA MESSA DEL 4° GIOVEDì DI SANTA RITA

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