Ci sono storie che arrivano al cuore in punta di piedi. Storie di paura, di speranza, di preghiera e di gratitudine. La storia di Rita Speranza è una di queste.
Ed è arrivata a noi raccontata dal Rettore, Padre Giustino Casciano, sulla sua rubrica dedicata alle testimonianze di devozione, nella Rivista Dalle Api alle Rose.
Oggi Rita è una bambina di nove mesi, piena di vita e in buona crescita. I suoi genitori sono venuti alla Basilica di Cascia per ringraziare Santa Rita e hanno voluto mettere per iscritto la storia che hanno vissuto, perché anche altri possano conoscere la grazia che hanno ricevuto.
Li ringraziamo di cuore per aver condiviso con noi questa testimonianza.
«Se fosse stata una bambina, l’avremmo chiamata Rita»
Quando hanno saputo di aspettare un bambino, la gioia è stata immensa.
«Abbiamo condiviso la nostra felicità con la famiglia e le persone a noi vicine. Da allora abbiamo deciso che, se fosse stata una bambina, l’avremmo chiamata Rita».
Ma quella gioia, dopo pochi mesi, si è trasformata improvvisamente in paura.
Durante l’ecografia morfologica, i genitori hanno ricevuto una diagnosi molto grave: alla loro bambina era stata riscontrata una sospetta pentalogia di Cantrell e veniva loro prospettata una situazione incompatibile con la vita. Fu detto loro che la bambina avrebbe potuto non arrivare alla nascita e che la gravidanza avrebbe potuto mettere in pericolo anche la vita della mamma.
«Siamo andati via spaventati e con il cuore spezzato».
«Non potevamo rinunciare al nostro bambino»
Di fronte a una situazione così dolorosa, i genitori non hanno smesso di cercare.
Con l’aiuto e l’incoraggiamento dei sacerdoti della loro città hanno deciso di consultare altri specialisti. Le valutazioni successive hanno modificato il quadro iniziale: furono riscontrati una sospetta tetralogia di Fallot, possibili problematiche genetiche e un onfalocele gigante.
L’amniocentesi, però, diede una notizia che per loro fu motivo di grande gioia: Rita era sana dal punto di vista genetico.
Le possibilità di sopravvivenza, inizialmente considerate praticamente nulle, furono stimate intorno al 30%.
«Per noi è stata una grande gioia».
In tutto furono consultati sette medici, fino a incontrare quello che i genitori hanno sentito come disposto ad accompagnarli davvero nella cura della loro bambina.
L’affidamento a Santa Rita
Al sesto mese di gravidanza arrivò un momento importante.
I genitori si recarono in pellegrinaggio a Roccaporena e a Cascia, per affidare la loro piccola a Santa Rita.
«Lì abbiamo affidato la nostra piccola Rita a Santa Rita e abbiamo iniziato a recitare la novena».
Da quel momento, raccontano, la gravidanza proseguì bene.
Il 10 marzo Rita venne alla luce con la malformazione dell’onfalocele gigante. Il giorno successivo ricevette il Battesimo in ospedale.
Cominciò allora un lungo e difficile percorso di cura.
Sei interventi e una forza sorprendente
Rita rimase ricoverata insieme alla mamma per due mesi e dovette affrontare sei interventi chirurgici.
Sono stati mesi di grande apprensione, ma anche di incontri, professionalità e speranza.
Medici e infermieri si sono presi cura di lei con grande impegno. E, dopo ogni intervento, Rita mostrava una capacità di ripresa che ha stupito anche chi la stava curando.
«Nonostante il periodo estremamente difficile, medici e infermieri ci dicevano che Rita è un miracolo, per la rapidità con cui si riprendeva dopo ogni operazione».
Un miracolo che oggi è pieno di vita.