«Lasciamo che Rita continui a parlarci»: il saluto della Badessa Cossu apre il convegno per i 400 anni di beatificazione di Santa Rita

«Quattrocento anni dopo la sua beatificazione, la domanda non è soltanto quanto ricordiamo Rita, ma quanto siamo ancora disposti a lasciarci interrogare da lei».

È da questa domanda che Madre Maria Grazia Cossu, Badessa del Monastero Santa Rita da Cascia, ha preso le mosse nel suo saluto all’apertura del convegno “Rita: un messaggio per oggi”, che si è aperto oggi, 22 ottobre, ed è in programma fino al 25 ottobre tra Roccaporena e Cascia, in occasione dei 400 anni dalla beatificazione di Santa Rita.

L’iniziativa, promossa dall’Archidiocesi di Spoleto-Norcia, dai Santuari ritiani di Cascia e Roccaporena e dal Comune di Cascia, insieme alle Monache e ai Padri Agostiniani di Cascia.

Rivolgendosi alle autorità, ai relatori e a tutti i partecipanti, Madre Maria Grazia ha espresso, a nome della Comunità delle Monache Agostiniane di Cascia, un caloroso benvenuto e un sincero ringraziamento per la presenza nei luoghi in cui la vita di Rita ha avuto inizio. Un luogo particolarmente significativo per dare avvio a giornate di studio, riflessione e confronto dedicate a riscoprire la ricchezza della sua testimonianza e la sua capacità di parlare ancora al mondo di oggi.

Una Santa che continua a parlare alla vita di ogni giorno

Nel suo intervento, la Madre ha richiamato il valore di un anniversario che non vuole essere soltanto commemorativo. Quattro secoli dopo la beatificazione, infatti, Santa Rita continua a raggiungere uomini e donne di ogni parte del mondo, perché la sua vicenda attraversa esperienze profondamente umane, che restano attuali in ogni epoca: «L’amore, il dolore, la perdita, il conflitto, il perdono, la speranza».

Sono cambiate la società, le famiglie, il ruolo della donna e le modalità di vivere e comunicare, ma non sono venute meno le domande fondamentali dell’esistenza. Ed è proprio qui, secondo Madre Maria Grazia, che si manifesta la straordinaria attualità di Rita: «Ha conosciuto la fatica dell’esistenza, ma non ha permesso al male di avere l’ultima parola».

Una testimonianza che non nasce da una vita lontana dalle difficoltà, ma dalla capacità di attraversarle senza rinunciare alla fiducia, alla speranza e alla possibilità di ricominciare.

La pace comincia nelle relazioni

In un tempo segnato da divisioni e contrapposizioni, il messaggio di Santa Rita richiama alla responsabilità personale e alla possibilità concreta della riconciliazione. «La pace comincia nelle relazioni, nella capacità di ricucire ciò che si è spezzato e nella scelta, difficile ma possibile, del perdono», ha sottolineato la Madre Abbadessa.

Parole che restituiscono una dimensione concreta alla spiritualità ritiana: il perdono non come gesto astratto o semplice rinuncia, ma come scelta capace di aprire strade nuove anche nelle situazioni più complesse. Un messaggio che interpella le famiglie, la Chiesa e la società, invitando a cercare ciò che unisce e a non lasciare che il conflitto abbia l’ultima parola.

Per la Comunità delle Monache Agostiniane, Santa Rita è molto più di una figura della storia o di una devozione condivisa in tutto il mondo. È una presenza quotidiana, incontrata anche attraverso le tante persone che arrivano a Cascia portando con sé «una ferita, una preghiera, una speranza». Storie diverse, accomunate dal desiderio di trovare ascolto, conforto e una rinnovata fiducia nella vita.

Quattrocento anni dopo, l’invito ad ascoltare ancora Rita

Il saluto di Madre Maria Grazia Cossu ha così indicato il senso profondo del convegno: non limitarsi a custodire la memoria di Santa Rita, ma metterne in dialogo l’esperienza e la spiritualità con le domande del presente. Un percorso che, attraverso gli interventi e i momenti di confronto in programma, invita a riscoprire la ricchezza della sua testimonianza e a interrogarsi su ciò che può ancora offrire alla Chiesa e al mondo contemporaneo.

La conclusione del suo intervento ha raccolto in poche parole il significato di queste giornate: «Quattrocento anni dopo, forse il modo più autentico di celebrarla è proprio questo: non soltanto ricordare Rita, ma lasciare che Rita continui a parlarci».

Con questo desiderio, la Badessa ha affidato idealmente a Santa Rita le giornate del convegno, ringraziando quanti hanno contribuito a renderlo possibile.

Un invito che, da Cascia e Roccaporena, accompagna l’intero percorso: fare memoria di Rita significa lasciarsi raggiungere dalla sua testimonianza e riscoprire, anche oggi, la possibilità di trasformare le ferite in riconciliazione e le difficoltà in cammini di speranza.

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