La salvezza del perdono davanti alla violenza: l’esempio di Maria Antonietta

Maria Antonietta Rositani, di Reggio Calabria è una delle tante donne che purtroppo subiscono violenze proprio da chi amano. Il suo ex marito, dopo anni di maltrattamenti, le ha perfino dato fuoco per ucciderla. Lei è sopravvissuta e, anche se oggi affronta un doloroso calvario, non ha lasciato che il suo animo fosse annientato dal risentimento e ha trovato la salvezza nel perdono, senza smettere di pretendere giustizia.

Ha ricevuto il Riconoscimento Internazionale Santa Rita 2022, per aver saputo leggere in tutti i momenti dolorosi della sua vita la presenza di Cristo, sostenuta dalla fede e dall’esempio di Rita.

Vittime di un amore malato

Francis, Lin, Esther, Arietta, Nunzia, Anna, sono solo alcune delle donne uccise in Italia nel 2018…. solo alcune delle 142 vite spezzate dalla furia omicida di chi sosteneva di amarle. Tra queste, solo per un soffio, manca Maria Antonietta.

Il femminicidio è un fenomeno ormai troppo frequente, tant’è che le istituzioni mondiali si stanno adoperando da anni con l’obiettivo di combatterlo, con una regolamentazione giuridica più aspra e con giornate dedicate alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul tema. Nonostante gli sforzi, però, il fenomeno sembra lontano dall’essere risolto e nel 2021 sono state 116 le donne uccise in Italia.

“L’ho perdonato ma voglio giustizia”

Maria Antonietta trasmette tutto il suo infinito attaccamento alla vita. Il suo dramma comincia il 12 marzo 2018 quando viene avvertita che il suo ex marito è evaso dai domiciliari che stava scontando a Ercolano, Napoli. Non fa in tempo a recarsi nella stazione dei Carabinieri di Reggio Calabria, che la sua auto viene bloccata: c’è lui che le butta taniche di benzina addosso e le urla “muori”. Lei più testarda risponde: “non muoio, torno dai miei figli”. Scampata alla morte, dopo più di 20 mesi di ricovero e oltre 100 interventi chirurgici, non ha parole di odio per lui, solo voglia di giustizia.

“Ho scelto il Signore”

“Ognuno sceglie a chi appartenere, io ho scelto il Signore, lui qualcun altro”, ha detto quando le abbiamo chiesto come si fa a perdonare un gesto così atroce. “Mi sono stretta al Signore, gli ho dato la mia mano, Lui ha preso la mia e così camminiamo, insieme. La fede è l’unica cosa che mi ha aiutato ad andare avanti, sia prima che dopo l’aggressione. Ho sempre avuto in cucina un quadro di Santa Rita e le ho sempre chiesto la forza per continuare. Lei mi ha aiutata, anche quando mio marito era in casa con noi e la quotidianità era scandita dalla violenza”.

Alle donne dice di denunciare e allo Stato di fare di più

“Questo Riconoscimento per me è stato come toccare il cielo con un dito. Quando ho ricevuto la telefonata del Rettore, che mi dava la notizia, avevo appena saputo di aver contratto il covid. Quella chiamata mi ha fatto capire che anche questa volta ce l’avrei fatta, perché sarei dovuta andare a Cascia a testimoniare”. E, alle donne vittime di violenza e soprusi, dice determinata: “Denunciate. Alle istituzioni però chiedo maggiore vicinanza. Io e i miei figli spesso ci siamo sentiti soli. Se non ci fosse stato mio padre a farsi carico di tante cose, non ce l’avremmo fatta”.

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