“La devozione a Santa Rita non deve fermarsi alle parole: deve diventare carità viva verso chi soffre”
BEATA MADRE MARIA TERESA FASCE
Sulla Rivista Dalle Api alle Rose nella Rubrica dedicata alla nostra Beata Madre Maria Teresa Fasce, incontriamo storie, pensieri e testimonianze capaci di restituirci la ricchezza della sua vita e della sua opera.
Tra queste, c’è un confronto particolare, quello con una donna apparentemente lontanissima da lei: Rita Levi-Montalcini, scienziata e Premio Nobel per la medicina.
Due strade lontane
Nel Novecento italiano, entrambe hanno lasciato un segno profondo, seguendo strade molto diverse. Una religiosa, l’altra scienziata; una nel silenzio del Monastero Santa Rita a Cascia, l’altra nei laboratori e nelle università del mondo.
Eppure, nelle loro storie possiamo riconoscere una sorprendente fiducia nella vita e nella possibilità di mettersi al servizio degli altri.
La fede che diventa cura
Quando Maria Teresa Fasce entrò nel monastero qui a Cascia, nel 1906, era una giovane donna animata da una forte vocazione. Nel 1920 divenne Badessa e dedicò la propria esistenza a far conoscere Santa Rita e a tradurre la devozione in attenzione concreta verso le persone più fragili.
Per Madre Fasce, la fede non poteva rimanere soltanto una dimensione interiore: doveva diventare accoglienza, cura, responsabilità. Da questa convinzione nacquero anche importanti opere a servizio degli altri, tra cui l’Alveare di Santa Rita, progetto di accoglienza del Monastero per minori, fondato nel 1938 per accogliere bambine senza famiglia o in condizioni di difficoltà, tutt’ora esistente come comunità educativa.
La sua vita racconta così una fede capace di diventare gesto: pregare significava anche imparare a prendersi cura.
La ricerca che non si arrende
Negli stessi decenni, a Torino, un’altra giovane donna sceglieva una strada completamente diversa.
Rita Levi-Montalcini, nata nel 1909, si dedicò alla medicina e alla ricerca scientifica. Le leggi razziali la costrinsero a lasciare l’Università, ma non riuscirono a fermare la sua passione per lo studio. Continuò le sue ricerche in un piccolo laboratorio allestito nella propria casa.
Da quella tenacia sarebbe arrivata una scoperta fondamentale per la medicina: il fattore di crescita nervoso (NGF), che le valse nel 1986 il Premio Nobel per la medicina.
Un talento che diventa dono
Madre Fasce e Rita Levi-Montalcini non si incontrarono mai. Le loro convinzioni, le loro esperienze e le loro strade furono profondamente diverse.
Eppure, guardandole insieme, possiamo riconoscere un punto di incontro: entrambe hanno scelto di mettere ciò che avevano ricevuto al servizio degli altri.
Madre Fasce attraverso la fede, la preghiera e la carità. Rita Levi-Montalcini attraverso la medicina, la ricerca e la conoscenza.
Due modi diversi di custodire e promuovere la vita.
La speranza di non arrendersi
È forse questo il messaggio che le loro storie consegnano ancora oggi: non sempre possiamo scegliere le circostanze in cui ci troviamo, ma possiamo scegliere che cosa fare dei nostri talenti, delle nostre difficoltà e delle nostre ferite.
La speranza nasce anche così: quando qualcuno decide di non arrendersi e di trasformare ciò che ha ricevuto in un dono per gli altri.
È una lezione che, per chi guarda a Santa Rita e alla testimonianza della Beata Maria Teresa Fasce, continua a essere profondamente attuale.