“Dalle Api alle Rose”, Luciana Delle Donne: “Non lavoro per guadagnare”

“Ho avuto tanti premi ma quello di oggi è una benedizione”.

Così inizia nel primo numero 2024 di “Dalle Api alle Rose” l’intervista a Luciana Delle Donne, la prima imprenditrice che nello scorso ottobre ha ricevuto a Cascia il premio “Madre Maria Teresa Fasce”. È il riconoscimento ideato dalle monache del nostro monastero agostiniano per celebrare l’imprenditoria ispirata alla carità evangelica, secondo l’esempio della storica Badessa.

Luciana è una di quelle donne che ti contamina con la sua energia e la sua volontà di generare bellezza dove non c’è. Con la sua impresa sociale “Officina Creativa” e il suo brand “Made in Carcere”, dopo aver rinunciato a una carriera manageriale di successo, genera profitto con l’obiettivo di promuovere il reinserimento sociale di detenute e detenuti, attraverso il lavoro creativo di sartoria da tessuti di recupero e di scarto e altre attività produttive, riportando al centro un’idea di economia che valorizzi il benessere sociale e la persona.

Made in Carcere

“Nel 2000, già dirigente a 40 anni, sbarco a Milano, dopo aver realizzato la prima banca on line guadagnavo molto bene ma non ero più felice – racconta Luciana –  Volevo fare qualcosa per riaccendere la luce negli occhi delle persone dimenticate, per cui ho abbandonato comodità e benefit per tornare a Lecce. Volevo aiutare gli ultimi degli ultimi, così sono approdata nel mondo scomodo delle carceri e delle loro detenute, un modo indiretto di aiutare anche i loro figli, considerando che quasi tutte sono mamme”

Da 17 anni Luciana vive di volontariato, garantendo uno stipendio mensile alle persone di cui si prendo cura e facendo sì che il lavoro sia lo strumento per permettere la loro riabilitazione, con la diminuzione della percentuale di coloro che tornano a delinquere una volta fuori.

“Donarsi è l’economia del futuro”

Come la Beata Fasce, anche Luciana ha inseguito un’intuizione di bene, facendo una scelta illogica per il mondo. Inoltre, entrambe sono state un modello di maternità spirituale e femminile, la Beata accogliendo le Apette e Luciana le donne detenute.

Per lei “donarsi è l’economia del futuro” e “dare e darsi è la nuova frontiera della ricchezza”, nel senso che “aiutando gli altri a crescere possiamo costruire un mondo migliore, altrimenti avremo sempre più disuguaglianze economiche, culturali e sociali che porteranno all’esclusione di tantissime persone che non hanno l’opportunità di esprimere le loro capacità, creatività, competenza. L’economia del futuro deve puntare al benessere comune, come avviene con il nostro modello di economia circolare e rigenerativa orami replicato da tanti e che negli anni è notevolmente cresciuto.

Conclude:

“Non lavoro per guadagnare, il mio obiettivo non è vendere più borse, ma aiutare più persone.

Il Bil (Benessere interno lordo)

Tanto che Luciana vorrebbe essere una pioniera anche nell’introdurre il Bil (Benessere Interno Lordo), come nuovo parametro economico, abbattendo invece l’attuale Pil (Prodotto Interno Lordo).

“Da anni affrontiamo questa sfida – spiega – Grazie a un progetto con la Fondazione del Sud e l’Università Cattolica, stiamo promuovendo un modello che pone come indicatori prioritari i parametri del benessere anziché del profitto. Il benessere, per noi, implica la costruzione di valori intangibili, spesso trascurati, ponendo al centro l’impegno per la crescita culturale e sociale di ciascun individuo. A maggio 2023, abbiamo presentato i primi risultati di uno studio di fattibilità, basato su interviste alle donne detenute, monitorando indicatori come l’autostima, la fiducia in sé stessi e la capacità di relazionarsi con gli altri. Il carcere, inizialmente concepito come luogo di punizione, diventa così un ambiente per ricostruire nuove identità e dignità, permettendo il perdono, perché ci sono il tempo e lo spazio per farlo.

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