«Avrebbe potuto essere una mediocre o anche una pessima cristiana, inasprita dalla sofferenza e provocata alla ribellione. Fu invece una Santa».
Con queste parole, Padre Trapè, agostiniano e studioso della vita di Santa Rita, ci mette davanti a una domanda importante: perché Rita fu invece una Santa?
La sua vita ci offre una risposta semplice e, nello stesso tempo, profondissima: perché ha scelto di vivere nell’Amore e di lasciarsi guidare dall’Amore in ogni situazione della sua vita.
Una vita dentro la realtà del suo tempo
Rita visse in un contesto segnato da forti contrasti. Da una parte una famiglia che le trasmise la fede e i valori cristiani; dall’altra una società attraversata da lotte, vendette, duelli e violenze.
Rita non si sottrasse alla realtà del suo tempo. La attraversò vivendo il Vangelo nella quotidianità: prima come figlia, sposa, madre e vedova; poi nel monastero di Santa Maria Maddalena a Cascia, come monaca.
Non fu una donna che semplicemente parlò del Vangelo. La sua vita divenne Vangelo.
E fu proprio nell’esperienza del dolore che questa testimonianza divenne ancora più luminosa.
Quando tutto sembra crollare
A circa 36 anni, Rita si ritrovò privata degli affetti più importanti: aveva perso il marito e, poco dopo, anche i figli. In una società dominata dalla logica della vendetta, avrebbe potuto lasciarsi prendere dall’odio.
Invece scelse il perdono.
La sua decisione di non alimentare la vendetta e di perdonare coloro che avevano ucciso suo marito mostra da dove veniva la sua forza. Rita non era semplicemente una donna naturalmente buona o incapace di soffrire. Era una donna che aveva costruito, giorno dopo giorno, una profonda vita interiore fondata su Cristo.
Per questo, quando tutto ciò che aveva amato sembrò venir meno, le fondamenta non crollarono.
Erano state costruite sull’umiltà, sulla fede e soprattutto sull’Amore.
«Amatevi come io ho amato voi»
Nel Vangelo di Giovanni Gesù lascia ai suoi discepoli un comandamento nuovo:
«Amatevi gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri».
Quel «come» è decisivo.
Per il cristiano amare non significa soltanto provare un sentimento, né fare ciò che spontaneamente ci piace. Significa imparare ad amare come Cristo ama: accogliendo, perdonando, prendendosi cura dell’altro, riconoscendolo come fratello e sorella.
È questo l’amore che Rita ha cercato di vivere.
Un amore concreto, capace di attraversare anche il conflitto, la perdita e la sofferenza. Un amore che non si lascia determinare da ciò che riceve, ma nasce da ciò che ha già ricevuto da Dio.
«Ama e fa’ ciò che vuoi»
Questa è una riflessione di Sant’Agostino, nella Prima Lettera di Giovanni, una delle espressioni più celebri della tradizione cristiana.
Non significa: «fai quello che ti piace». Significa piuttosto che, quando la radice della nostra vita è davvero la carità, anche le nostre parole, le nostre scelte e le nostre azioni possono diventare espressione dell’amore.
Come dice Agostino: «Sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene».
Possiamo leggere così anche la vita di Rita: l’Amore era la radice che orientava le sue scelte.
L’amore ha la forma della Croce
San Paolo parla dell’«ampiezza, lunghezza, altezza e profondità» dell’amore di Cristo.
Sant’Agostino legge queste quattro dimensioni nella Croce.
- Ampiezza: le mani aperte di Cristo, che indicano un amore capace di abbracciare e di donarsi.
- Lunghezza: la perseveranza, la capacità di rimanere fedeli nell’amore nel corso del tempo.
- Altezza: lo sguardo rivolto verso Dio, perché ogni nostra azione trovi in Lui il suo compimento.
- Profondità: la grazia di Dio, nascosta e gratuita, dalla quale nasce ogni bene che possiamo compiere.
Queste quattro dimensioni ci aiutano a comprendere anche il modo di amare di Rita.
Un amore largo, perché capace di accogliere.
Un amore lungo, perché perseverante.
Un amore alto, perché rivolto a Dio.
Un amore profondo, perché radicato nella grazia.
Che cosa insegna Santa Rita a noi oggi?
La vita di Rita non ci chiede di imitare semplicemente le circostanze della sua vita. Ci invita piuttosto a chiederci da dove nasce il nostro modo di amare.
Anche noi attraversiamo situazioni che possono ferire, deludere e mettere alla prova. Anche noi possiamo trovarci davanti alla tentazione di chiuderci, di rispondere al male con altro male, di lasciarci indurire dalla sofferenza.
Rita ci mostra un’altra strada: lasciare che sia l’Amore ricevuto da Dio a trasformare il nostro modo di vivere e di guardare gli altri.
Ci invita ad alzare lo sguardo verso l’Infinito e a riconoscere che la nostra vita è preceduta da un Amore che non viene meno: l’Amore di Dio che ci dona la vita, ci sostiene, ci perdona e ci fa rinascere.
Per questo Rita ha potuto essere, nella semplicità della sua vita, una vera testimone del Vangelo.
Il Prefazio della Messa di Santa Rita lo esprime così:
«Nella tua bontà, o Padre, ci hai dato in Santa Rita un singolare esempio di amore a te e, in te e per te, a tutta l’umanità».
E allora possiamo tornare alla domanda iniziale:
Perché Santa Rita fu invece una Santa?
Non perché la sua vita sia stata senza dolore.
Non perché non abbia conosciuto la perdita e la prova.
Non perché tutto sia andato secondo i suoi desideri.
Rita fu Santa perché, dentro tutto questo, si diede a Cristo.
Lasciò che il suo amore per il Signore diventasse amore per gli altri. Anche quando amare significava perdonare. Anche quando significava perseverare. Anche quando significava passare attraverso la Croce.
La sua vita ci ricorda che la santità non consiste anzitutto nel fare cose straordinarie, ma nel lasciare che l’Amore di Dio diventi la radice delle nostre scelte quotidiane.
E forse è proprio qui che Santa Rita continua a parlarci oggi:
quando l’Amore diventa la radice, anche ciò che sembra impossibile può diventare una strada verso la vita.