Accogliere è prendersi cura. L’ospitalità non è soltanto aprire una porta

L’ospitalità non è soltanto aprire una porta. È aprire il cuore, riconoscere nell’altro un fratello e fargli sentire che non è solo. È questo il filo conduttore del nuovo numero di Dalle Api alle Rose, la rivista del Monastero Santa Rita da Cascia, che nel numero di settembre-ottobre invita a riscoprire il significato più autentico dell’accoglienza.

Ci sono parole che, a forza di essere usate, rischiano di perdere la loro profondità. Ospitalità è una di queste. La associamo spesso a una struttura, a una camera, a un servizio. Ma l’ospitalità cristiana nasce prima di tutto da uno sguardo: quello con cui riconosciamo nell’altra persona una storia, una dignità, una ferita e un desiderio di essere accolta.

Una porta aperta è un gesto di Vangelo

La tradizione biblica ci ricorda continuamente il valore dell’accoglienza. Dio si lascia incontrare anche attraverso chi sa aprire la propria casa e il proprio cuore. Nel Vangelo, Gesù porta questa logica fino in fondo: «Ero forestiero e mi avete accolto».

Accogliere, allora, non significa semplicemente mettere a disposizione uno spazio. Significa dire all’altro: sei visto, sei importante, qui c’è posto per te.

È una prospettiva particolarmente significativa per il nostro Santuario di Santa Rita, luogo che ogni anno accoglie pellegrini provenienti da tante parti del mondo. Il pellegrinaggio, infatti, non comincia soltanto quando si arriva davanti al corpo di Santa Rita. Può iniziare molto prima: nel momento in cui una persona sente di essere attesa.

Settant’anni di ospitalità: la storia dell’Hotel delle Rose

Quest’anno questa riflessione assume un significato speciale. Ricorrono infatti i 70 anni dell’Hotel delle Rose, nato come Casa del Pellegrino per volontà della Beata Madre Teresa Fasce.

La sua intuizione era semplice e, proprio per questo, profondamente evangelica: chi arriva a Cascia non ha bisogno soltanto di un luogo dove dormire, ma di uno spazio nel quale sentirsi accolto, ascoltato e accompagnato.

Per Madre Teresa Fasce, l’ospitalità non era un’attività separata dalla missione del Monastero. Era essa stessa una forma di evangelizzazione: un modo concreto per testimoniare il Vangelo attraverso gesti quotidiani, relazioni e attenzioni.

Settant’anni dopo, quella intuizione continua a parlare al presente.

Ospitare significa prendersi cura

Non esiste vera ospitalità senza cura. Una stanza preparata con attenzione, un sorriso, una parola scambiata lungo il cammino, la disponibilità ad ascoltare: sono gesti semplici, ma possono fare la differenza nella vita di chi li riceve.

La cura diventa così una delle forme più concrete dell’accoglienza. È lo stesso spirito che anima le opere della nostra Fondazione Santa Rita da Cascia, impegnata nel sostenere chi soffre, promuovere la salute e restituire dignità alle persone attraverso opere concrete.

Accogliere significa, in fondo, prendersi a cuore l’altro.

In un mondo connesso, abbiamo ancora più bisogno di vicinanza

Viviamo in una società nella quale possiamo comunicare in ogni momento con persone lontanissime. Eppure, essere connessi non significa necessariamente essere vicini.

Abbiamo molti strumenti per parlare, ma forse abbiamo ancora bisogno di imparare ad ascoltare. Abbiamo tanti luoghi nei quali incontrarci, ma non sempre spazi nei quali sentirci veramente accolti.

Per questo l’ospitalità cristiana conserva oggi tutta la sua forza.

Accogliere significa custodire la dignità dell’altro, rispettarne la storia, non avere paura delle sue fragilità. Significa creare uno spazio nel quale una persona possa sentirsi libera di arrivare così com’è.

E proprio lì, in quella semplice esperienza di essere accolti, può rinascere la fiducia. Può tornare la speranza. Può aprirsi un cammino.

Santa Rita e Madre Teresa Fasce: una strada da continuare

Santa Rita e la Beata Madre Teresa Fasce ci consegnano un’eredità che non appartiene soltanto al passato. È uno stile che può diventare vita anche oggi. La loro testimonianza ci ricorda che ogni persona incontrata può essere un’occasione per fare spazio, per ascoltare, per prendersi cura.

Perché l’accoglienza non cambia soltanto il modo in cui riceviamo qualcuno. Può cambiare anche il modo in cui guardiamo il mondo.

Il mondo cambia davvero non quando costruiamo muri più alti, ma quando impariamo ad aprire porte più grandi.

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