Perché venerare i santi? Il significato profondo della loro memoria

“Quando veneriamo i santi, facciamo i nostri interessi”

Scrive San Bernardo di Clairvaux nella festa di Tutti i Santi:

«A che serve la nostra lode ai santi, a che il nostro tributo di gloria, a che questa stessa nostra solennità? Perché ad essi gli onori di questa terra quando, secondo la promessa del Figlio, il Padre celeste li onora? A che dunque i nostri encomi per essi? I santi non hanno bisogno dei nostri onori e nulla viene a loro dal nostro culto. È chiaro che quando ne veneriamo la memoria, facciamo i nostri interessi, non i loro».

Parole forti, che ci aiutano a comprendere una verità fondamentale: i santi non hanno bisogno di noi, mentre noi abbiamo bisogno di loro. Non perché possano sostituirsi a Dio, ma perché ci indicano la strada che conduce a Lui.

Chi è davvero un santo?

Che cosa abbiamo in comune noi con persone vissute tanti secoli fa, in condizioni storiche, politiche e sociali completamente diverse dalle nostre?

Per rispondere, occorre chiarire chi è un santo.

Un santo è colui che segue fino in fondo il Signore Gesù, ne osserva i comandamenti e vive della sua Parola. È una persona che modella la propria esistenza sugli esempi di Cristo e testimonia ogni giorno la fede. Il Vangelo lo descrive come “una lucerna posta sul moggio”, come “una città posta sul monte” (cfr. Mt 5,14-15): qualcuno che illumina, che orienta, che indica una direzione.

I santi sono persone umane come noi. Peccatori come noi. La differenza è che sanno di esserlo, si mettono davanti a Dio con umiltà e si affidano totalmente a Lui. E i santi non sono soltanto quelli che già si trovano nella gloria del Paradiso. Sono anche coloro che camminano accanto a noi, che cadono come noi, ma che trovano la forza di rialzarsi grazie alla fede e a una fiducia incondizionata in Dio.

Possiamo imitare i santi?

Sorge spontanea una domanda: possiamo davvero imitare persone vissute in epoche così lontane e con mentalità diverse dalla nostra? Non possiamo imitare tutto delle loro vite. Anche di Santa Rita da Cascia, almeno per quel poco che conosciamo storicamente, non possiamo riprodurre ogni gesto o scelta, perché appartengono al contesto culturale del suo tempo.

Allora, in che cosa dobbiamo imitarla? Non nei dettagli esteriori della sua esistenza, ma nel modo in cui ha vissuto la fede. Nella sua adesione totale a Cristo Crocifisso e Risorto. Nella sua capacità di applicare quotidianamente la Parola di Dio, anche nelle azioni più semplici e nascoste.

Ciò che conta è riconoscere l’opera di Dio in Santa Rita e la sua risposta generosa. Al di là dei fatti storici, rimane il cuore della sua testimonianza: una vita consegnata senza riserve al Signore.

L’opera dei santi continua

Il compito dei santi non si è concluso con la fine della loro vita terrena. Ora che sono nella gloria di Dio, svolgono una missione grande e silenziosa: l’intercessione continua in nostro favore. Come ricorda ancora San Bernardo, quando li onoriamo lo facciamo per il nostro bene. Loro possiedono già tutto, perché possiedono Dio.

Sono amici, avvocati, fratelli maggiori che hanno attraversato le stesse prove umane che noi viviamo oggi. Conoscono le nostre difficoltà, le nostre ferite, le nostre paure. Per questo intercedono per noi, chiedendo a Dio le grazie necessarie per il nostro cammino.

È importante, però, non confondere: i santi non sono dèi. Non agiscono da soli. Solo Dio concede le grazie e compie i miracoli.vSanta Rita è conosciuta come la “santa degli impossibili”, ma è Dio che opera tutto. Lei intercede, prega, accompagna. Il termine ultimo di ogni nostra preghiera è sempre il Signore.

Una strada da percorrere insieme

Venerare i santi significa allora lasciarsi illuminare dalla loro testimonianza, lasciarsi incoraggiare dalla loro fedeltà e sostenere dalla loro intercessione.

Perché la santità non appartiene solo al passato. È una chiamata viva, che attraversa i secoli e raggiunge ciascuno di noi, oggi.

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