La casa: luogo fragile e prezioso dove nascono le relazioni
Nella casa nascono e si sviluppano le relazioni tra coloro che vi abitano. Quando queste relazioni crescono in armonia, fanno maturare in ciascuno un’umanità da vivere e da godere. Ma la vita familiare non è sempre semplice: le relazioni possono attraversare incomprensioni, tensioni, momenti di distanza. Talvolta rischiano di trasformarsi in dinamiche faticose segnate da conflitti che sembrano mettere tutto in discussione.
Le conflittualità familiari, però, non prevedono una fine della relazione: se chiarite, possono diventare un’opportunità di crescita e, in questo senso, sono benedette. Una casa fondata sull’amore può attraversare tempeste e momenti complessi, ma non può crollare: l’amore la sostiene, la ricostruisce, la rende più solida.
La casa di Rita, visitata a Roccaporena, non è soltanto un luogo fisico ma uno spazio spirituale. Non è una dimora storica da osservare con curiosità, ma un luogo dove si sostano dolori e si raccolgono insegnamenti. È un luogo che invita alla riflessione, dove il dolore sembra alleggerirsi e trasformarsi.
L’esempio di Rita: dalla serenità familiare al dolore
Rita, da figlia, visse in una casa segnata da buone relazioni familiari: il padre svolgeva una missione di paciere e in quella casa si godeva l’armonia.
Da sposa, invece, dovette affrontare una prova durissima: l’adesione del marito a una cosca, da cui cercò di sottrarlo, fino all’uccisione di lui. I suoceri la spinsero a rivelare i nomi degli assassini; al suo rifiuto la cacciarono dalla casa e dal mulino ricevuto in dono di nozze. Anche i figli, sebbene giovanissimi, volevano vendicare il padre.
Rita attraversò quel dolore senza sciupiarlo: un dolore unito a quello del Crocifisso, che la portò a cercare la strada della riconciliazione con i suoceri e con la famiglia dell’uccisore.
Le relazioni difficili con i figli
La vicenda di Rita apre una domanda molto attuale: come ci si sente e cosa si può fare quando adolescenti e giovani imboccano strade rischiose o incomprensibili?
Quando i figli si associano a bande o si trovano coinvolti in episodi gravi, la prima reazione dei genitori è spesso un senso drammatico di fallimento: «Cosa abbiamo sbagliato? Come abbiamo fatto a non accorgerci?».
Questi comportamenti sono spesso segnali di disagio legati alla conquista dell’autonomia: un passaggio delicato che va compreso, senza negare i limiti inevitabili dell’azione educativa in una società iperconnessa e fragile. Nell’adolescenza sono in corso assestamenti complessi, in cui inciampi e sofferenze sono prevedibili e, in parte, da sopportare.
Il compito del genitore: essere casa e punto di riferimento
La casa di Rita non è solo fatta di mura, ma delle persone che la abitano: Antonio ed Amata, con il loro amore fedele e paziente, hanno educato la figlia a farsi “casa” per tutti. Casa ospitale, spazio di riconciliazione, custodia premurosa per i figli e per il coniuge.
Così anche il genitore di oggi è chiamato a essere punto di riferimento affidabile nello sviluppo dei figli, anche quando attraversano crisi e cadute.
La preghiera, come lo fu per Rita con i suoi due figli, esprime un amore fiducioso in Dio e nei figli stessi, capace di dare forza nel mezzo delle difficoltà.
E l’invito rimane attuale: diventare costruttori, nell’amore quotidiano e concreto, di una casa accogliente e sicura, capace di reggere alle prove senza crolli improvvisi.
di Padre Vittorino Grossi e Suor Elisabetta Tarchi