11 Febbraio: Giornata Mondiale del Malato 2026

Una giornata per guardare la sofferenza senza voltarsi dall’altra parte

L’11 febbraio si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale del Malato, un appuntamento che invita credenti e non credenti a fermarsi, riflettere e rimettere al centro la dignità della persona malata, spesso invisibile nella frenesia quotidiana. Istituita da san Giovanni Paolo II nel 1992, questa giornata non è solo commemorativa, ma profondamente attiva: chiede attenzione, responsabilità e cura.

Il messaggio del Papa: la compassione che si fa prossimità

Per l’edizione 2026, Papa Leone XIV ha scelto il tema “La compassione del samaritano: amare portando il dolore dell’altro”, richiamando la celebre parabola evangelica come modello di uno stile di vita concreto.
Il samaritano non si limita a provare pietà: si ferma, si avvicina, cura, accompagna. È questa la compassione autentica, che non resta sentimento astratto ma diventa gesto, presenza, responsabilità condivisa.

La malattia come esperienza che riguarda tutti

La malattia non colpisce solo il corpo, ma spesso investe relazioni, lavoro, affetti, identità. In queste fasi fragile della vita, il rischio più grande è la solitudine. Per questo la Giornata Mondiale del Malato richiama l’importanza di reti di sostegno, familiari, comunitarie, sanitarie e sociali, capaci di accompagnare le persone nei percorsi di cura e di vita.

Curare non è solo guarire

Uno dei messaggi centrali di questa giornata è che curare non significa soltanto guarire. Anche quando la malattia non può essere sconfitta, è sempre possibile prendersi cura: alleviare il dolore, ascoltare, rispettare i tempi e i desideri della persona malata. La compassione diventa così una forma altissima di amore, capace di riconoscere valore anche nella fragilità.

L’impegno di chi è accanto ai malati

Medici, infermieri, operatori sociosanitari, volontari, caregiver familiari: la Giornata Mondiale del Malato è anche un’occasione per ringraziare chi ogni giorno si prende cura degli altri, spesso in condizioni complesse e faticose. Il loro lavoro è testimonianza viva di quella compassione attiva che il Papa richiama come fondamento di una società più umana.

Non passare oltre

Celebrare questa giornata significa assumersi una responsabilità personale e collettiva: non passare oltre davanti alla sofferenza, non delegare sempre ad altri, non abituarsi al dolore altrui. Come il samaritano, siamo chiamati a sporcarci le mani, a rallentare, a farci carico — ciascuno per la sua parte — del dolore dell’altro.

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