É nell’amore che continua la vita
Questo è il titolo della nuova rubrica realizzata in occasione delle prossime due ricorrenze liturgiche del 1 e 2 novembre, la Festa di Ognissanti e la commemorazione dei defunti.
La Madre Priora, Suor Maria Rosa Bernardinis, e il Rettore della Basilica di Cascia, Padre Luciano De Michieli, aiuteranno i fedeli e i devoti di Santa Rita ad entrare in queste festività e a capirne meglio il significato. Si parlerà di vita, di santità e di amore anche dopo la morte.
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Venerdì 28 novembre e mercoledì 2 novembre pubblicheremo sui nostri profili social i due contributi della rubrica “É nell’amore che continua la vita”.
Il 22 ottobre si celebra San Giovanni Paolo II.Per ricordarlo vi riproponiamo un estratto del suo messaggio pronunciato in occasione del pellegrinaggio giubilare dei devoti di Santa Rita da Cascia, il 20 maggio 2000.
Il messaggio di Giovanni Paolo II
Radicata profondamente nell’amore di Cristo, Rita trovò nella sua fede incrollabile la forza per essere in ogni circostanza donna di pace.
Ma qual è il messaggio che questa Santa ci trasmette? È un messaggio che emerge dalla sua vita: umiltà ed obbedienza sono state la via sulla quale Rita ha camminato verso un’assimilazione sempre più perfetta al Crocifisso. La stigmata che brilla sulla sua fronte è l’autenticazione della sua maturità cristiana. Sulla Croce con Gesù, ella si è in certo modo laureata in quell’amore, che aveva già conosciuto ed espresso in modo eroico tra le mura di casa e nella partecipazione alle vicende della sua città. Seguendo la spiri tualità di sant’Agostino, si fece discepola del Crocifisso ed “esperta nel soffrire”, imparò a capire le pene del cuore umano.
Santa Rita e il genio femminile
La Santa di Cascia appartiene alla grande schiera delle donne cristiane che hanno avuto significativa incidenza sulla vita della Chiesa, come anche su quella della società (Lett. ap. Mulieris dignitatem, 27). Rita ha bene interpretato il “genio femminile”: l’ha vissuto intensamente sia nella maternità fisica che in quella spirituale. La sua lezione si concentra su questi elementi tipici di spiritualità: l’offerta del perdono e l’accettazione della sofferenza, non già per una forma di passiva rassegnazione […], ma per la forza di quell’amore verso Cristo che proprio nell’episodio della coronazione ha subìto, con le altre umiliazioni, un’atroce parodia della sua regalità (Insegnamenti V/1 [1982], 874).
Il 21 ottobre si celebra la Giornata Mondiale dell’ascolto per promuovere l’ascolto come opportunità di sviluppo e cambiamento personale e sociale.
Il ministero della consolazione e dell’ascolto
Nel Monastero di Santa Rita ogni giorno pratichiamo l’ascolto nei parlatori, al telefono, con la posta e attraverso i social.
Si chiama il ministero della consolazione che ogni sorella, secondo gli insegnamenti del Santo Padre Agostino, è chiamata a praticare sulla scia delle nostre Sante Sorelle Rita e Madre Teresa Fasce. Nel nostro cuore di contemplative si depositano le gioie e le tribolazioni di tanti che si sentono ascoltati, amati, accolti.
“L’imperativo di ascoltare il grido dei poveri si fa carne in noi quando ci commuoviamo nel più intimo di fronte all’altrui dolore”
Papa Francesco – Evangelii Gaudium
Questo è il senso del nostro stare accanto a chi soffre, a chi è fragile, a chi è solo. Consolare è condividere con qualcuno quello che siamo, quello che abbiamo, in modo che da quella solidarietà nasca il sollievo, anche quando i tempi si fanno difficili.
Il parlatorio
Il parlatorio è il luogo in cui le monache accolgono e incontrano i devoti che desiderano essere ascoltati. Alla grata, il Signore ci dona di esercitare il ministero della consolazione. Le persone chiedono di incontrarci perché hanno soprattutto bisogno di essere ascoltate e accompagnate nei loro cammini di fede. Sapere che qualcuno prega ogni giorno per loro le conforta e sostiene, le incoraggia a riprendere a vivere, soprattutto interiormente, più che a sopravvivere; ad andare avanti con forza e coraggio più che a trascinarsi come se la vita fosse solo un peso insostenibile. Tante persone che hanno visto spegnersi la fede, l’amore, la gioia, la pace arrivano alla grata del Monastero e cercano quella consolazione che le aiuti a mantenere vivo il lume della speranza, quella speranza che è Cristo Risorto, unica Bellezza che salverà il mondo.
La famiglia agostiniana della Pia Unione di Santa Rita organizzata il 30 ottobre a Cirò Marina l’incontro regionale rivolto ai devoti residenti della Calabria. Un’occasione di condivisione, preghiera e dialogo per consolidare e rafforzare la fede in Dio, ispirandosi ai valori della famiglia, della pace, del perdono e della riconciliazione di cui Santa Rita è testimone.
L’invito a partecipare è rivolto a tutti. Non è necessario essere già affiliati alla PUP.
PROGRAMMA
ore 9:00 – Accoglienza dei partecipanti nella Chiesa di San Nicodemo
ore 9:45 – Conferenza sul tema “A DIO TUTTO È POSSIBILE“ tenuta da Don Antonio Mazzone, Assistente Spirituale PUP Cirò Marina
ore 11:00 – S. Messa presieduta da P. Ludovico M. Centra O.S.A.
Assistente spirituale PUP
ore 12:30 – Pranzo, presso Agriturismo Catena
ore 15:30 –Visita nel borgo di Cirò ed alla Casa di San Nicodemo di Cirò
ore 17:30 –Foto di gruppo e saluti
Scarica la Locandina
I2 ottobre per tutta la famiglia agostiniana è stata una giornata piena di emozioni. Riviviamo insieme i momenti più importanti.
Il Convegno
La giornata si è aperta al mattino con un interessante convegno che ha visto la partecipazione di molti studenti delle scuole superiori. Aperto con il saluto del Sindaco di Cascia, Mario De Carolis, è stato moderato e condotto brillantemente da Lucia Ascione, conduttrice e volto di TV2000.
La figura della beata Fasce è stata delineata con l’aiuto di due importanti storici: Mons. Giovanni Scanavino, padre agostiniano, e Omero Sabatini. Dal loro racconto sono emerse le caratteristiche di determinazione, impegno, lungimiranza e generosità di questa monaca così speciale! Una preziosa testimonianza di vita e di impresa ci ha mostrato come quelle stesse caratteristiche di determinazione, impegno, lungimiranza e generosità, unite ai valori della fede e dell’attenzione per gli altri, possono dar vita ad altri progetti importanti e in grado di generare valore per tanti! Gli studenti sono stati protagonisti della mattinata con le loro domande, mostrando intelligenza e sensibilità. Il nostro grazie a tutti i partecipanti a questo incontro!
La messa solenne
Il momento centrale della giornata è stata la celebrazione della Messa solenne, presieduta da Mons. Renato Boccardo, Arcivescovo di Spoleto-Norcia e concelebrata dal Rettore della Basilica, Padre Luciano De Michieli, e dai padri agostiniani. La parte centrale del vangelo proclamato è una chiara indicazione per tutti noi nelle tempeste della vita: “Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia”. (Mt 7, 24-25). La roccia è Cristo ed il Vangelo, ascoltato e vissuto. La beata Maria Teresa ha costruito la sua casa sopra la roccia e così ha potuto affrontare le tempeste della vita e portare avanti le cose che era importante realizzare.
Durante l’omelia è risuonata la domanda che Mons. Boccardo ha proposto ad ognuno di noi di porre a se stesso: “E io?” Come il Vescovo ha evidenziato, la migliore devozione alla beata Maria Teresa, così come per Santa Rita, sta nel comprendere i valori che hanno ispirato le loro vite e nel mettersi in gioco sulla stessa linea, in modo personale e unico. A partire da loro, ognuno di noi può chiedersi allora: come posso mettermi in gioco anch’io nel servizio e nell’amore di Dio e del prossimo?
Il concerto
Il terzo momento, conclusivo di questa giornata è stata una serata dedicata alla musica per organo. Tra i tanti strumenti musicali, l’organo a canne è certamente tra i più difficili da suonare. Ma questa difficoltà si accompagna ad una assoluta particolarità. Padre Luciano de Michieli, Rettore della Basilica di Santa Rita, in questa serata speciale ce lo ha spiegato con le parole di Messiaen: “L’organo è l’unico strumento sul quale è possibile mantenere una nota tanto a lungo da produrre un’impressione di tempo e di eternità”.
E questo senso di eternità ci è stato offerto dalla lettura di alcuni testi scelti dagli scritti profondi di Sant’Agostino, che hanno trovato il loro contrappunto musicale in alcuni brani di Johann Sebastian Bach, come nel caso del brano “Svegliatevi, la voce ci chiama”. I brani sono stati eseguiti abilmente dal Maestro Stefano Mhanna, giovane musicista polistrumentista di fama già internazionale, definito dal Maestro Uto Ughi: “un talento assolutamente fenomenale, un talento unico”.
Al termine del concerto è arrivato un regalo inaspettato: le monache hanno cantato per noi l’inno alla beata Maria Teresa Fasce.
Mercoledì 12 ottobre, alle ore 11 presso la Sala della Pace a Cascia si terrà il convegno “Dalla donna alla Madre”, dedicato a Madre Maria Teresa Fasce.
«Io devo andare a Cascia». Cosa spinge questa ragazza ligure che amava i vestiti alla moda a venire proprio a Cascia, nel cuore dell’Umbria? E poi… come prosegue la sua storia?
Dalla donna alla Madre: il convegno
Sarà l’occasione per scoprire nuovi aspetti di questa straordinaria monaca agostiniana, che ha saputo aprirsi con intelligenza e cuore agli altri, come una Madre, con grande modernità e lungimiranza. Scopriremo la sua storia, i momenti più significativi, i suoi insegnamenti e i suoi valori grazie al racconto di due storici profondi conoscitori suoi, nonché di Cascia e del Monastero: Monsignor Giovanni Scanavino e Omero Sabatini. Conosceremo le opere della beata oggi, nell’attualizzazione del suo modello di accoglienza raccontato dalla direttrice dell’Alveare. E scopriremo, con l’importante testimonianza di un imprenditore del nostro tempo, come vivere questi valori oggi nel mondo del lavoro.
Gli studenti degli istituti superiori di Cascia, Roccaporena, Norcia e Sant’Anatolia saranno protagonisti con le loro domande.
Moderatrice d’eccezione sarà Lucia Ascione, conduttrice di tv2000.
L’ingresso è libero. Vi aspettiamo!
Guarda il programma degli eventi per i 25° anniversario della Beata Fasce
La vocazione forte della Beata Madre Fasce è stata imitare Santa Rita, era infiammata da questo desiderio: vivere una vita come Santa Rita. Nella malattia trova il coraggio perché guarda Rita e la imita. Lì si vede la donna forte diventare la mistica che si unisce a Cristo, che offre la vita sulla croce.
La malattia
Il tumore di Madre Teresa è come la spina di Rita, entrambe hanno cercato l’assimilazione a Gesù a tal punto da assomigliarli nella Passione. A volte non basta l’idealità, bisogna che la casa sia costruita sulla roccia e non sulla sabbia. La roccia è Cristo. Per la Madre Fasce la sua vocazione aveva trovato il punto di forza nella sua relazione con Cristo. La roccia deve essere Cristo, costruire la propria vocazione su Cristo per non essere sradicati dalle tempeste. Anche le parole del Beato Simone da Cascia ben si accordano con la vita della beata:
La via giusta per cercare il Signore è la sollecitudine del mattino, perché la tiepidezza mai l’ha trovato… Cercare Cristo al mattino significa preferire lui a tutti i pensieri e i ragionamenti. Sempre verrà trovato, se niente viene cercato prima di lui o all’infuori di lui.
Beato Simone Fidati
Il messaggio della Priora
Vedete, l’anima ha un solo impegno davanti a Dio: la sua santificazione. E questa dipende dall’adempimento perfetto della sua santissima Volontà”. “… mi sento felice, solo felice, perché s’è adempiuta in me la santissima volontà di Dio. “In questi tempi bisogna fare di necessità virtù: guardiamo la volontà di Dio e non la cattiveria dell’uomo, così vivremo più virtuose e serene.
Madre Priora Suor Maria Rosa
Parlare di maternità riferendosi a una suora può sembrare un paradosso. Ma l’essere madre, e non solo coi suoi figli biologici, per Santa Rita è stato il senso di tutto, perché è stata sempre capace di dare vita. Ancora oggi, come una mamma, si dona a tutti noi figli, ci ascolta e ci ama, facendo in modo che nessuno si senta solo. Ogni donna è madre, perché nel corpo o nello spirito, sa accogliere l’altro. Questo ha imparato da Rita la Fasce, che per tutti era ed è la “Madre”. Infatti, ha saputo far fruttare il dono di Dio che sta nell’istinto all’amore, verso le monache, verso i cittadini di Cascia e le Apette, le bambine a cui ha donato tutta se stessa.
Alveare di Santa Rita: nato dall’amore
Il 24 settembre 1938, festa della Madonna della Mercede, si presentò al monastero una donna con una bambina che non poteva allevare data la sua estrema povertà, quindi la lasciò alla Madre Fasce. La situazione economica era difficile: le spese per la Basilica pesavano non poco, ma la Madre non dubitava dell’aiuto di Dio. Ella accettò la bambina, anzi ne accolse altre, creando così quello che chiamò Alveare di Santa Rita. Da qui il nome di “Apette” con cui ancora oggi sono conosciute le bambine e le ragazze che le monache accolgono e che arrivano da famiglie in difficoltà economica o sociale. La Fasce fu madre amorosa di quelle bambine che trovarono nel monastero amore, istruzione e formazione spirituale. Non solo ne seguiva continuamente la crescita, ma secondo le testimonianze, quando stava in mezzo a esse per giocare “si faceva bambina con loro”.
il 12 ottobre per la nostra comunità è un giorno importante: celebriamo il 25° anniversario della beatificazione di Madre Maria Teresa Fasce, avvenuta nel 1997.
Quando pensiamo a Lei, la prima parola che ci viene in mente è “Madre”: questo è stato il suo carisma. Madre delle sue monache, madre delle Apette dell’Alveare di Santa Rita, delle quali ancora oggi ci prendiamo cura, e madre dei casciani.
La sua vocazione
Dalla Positio per la causa di Beatificazione e dalle lettere scritte alla famiglia, sappiamo che Madre Teresa ha abbracciato con amore, passione, entusiasmo, “eroicità” la vocazione di consacrata, ricevuta in dono dal Signore. Nei ventisette anni, in cui è stata ininterrottamente Abbadessa, Madre Teresa ha avuto modo di lasciare una traccia indelebile nella storia di Cascia, del culto ritiano e della spiritualità agostiniana. Il suo motto, divenuto vero e proprio stile di vita, era:
“lo voglio benché costi, lo voglio perché costa, lo voglio a qualunque costo”.
Beata Madre Maria Teresa Fasce
L’anno della svolta
L’anno sabbatico a Torriglia fu decisivo per la sua vita perché è stato il passaggio dall’infanzia alla maturità spirituale, all’autonomia interiore. Ha compreso che doveva aggrapparsi a Cristo. Con questa libertà interiore ritrovata, non si è fermata più davanti a nulla. Lì ha cominciato a diventare la donna matura, coraggiosa, misericordiosa e libera in Cristo, che non ha mai lasciato le cose come stavano, ma ha cercato sempre di migliorarle. I frutti di questa sua svolta spirituale sono ancora vivi e presenti.
Le opere di carità
Ha ridato alla Comunità un respiro nuovo, una nuova lettura e una nuova conoscenza della Bibbia, da donna istruita quale era. Ha riportato la Comunità allo stile agostiniano. Grazie alla Beata Fasce le orfane hanno trovato una casa e una famiglia nell’Alveare di Santa Rita, è stata costruita la Basilica di Santa Rita e la Casa del Pellegrino, oggi Hotel delle Rose, per dare la possibilità ai fedeli di venire a Cascia.
Per noi monache la Beata Madre Fasce ha lasciato un segno indelebile, un’eredità che cerchiamo di imitare e portare avanti nel nostro ministero.
Celebrare la vita è importante. È saper fermare lo scorrere dei giorni, per ricordare e ringraziare. Il 12 ottobre è un giorno da celebrare per tutta la famiglia agostiniana di Cascia. Sono ricorsi infatti 25 anni dalla beatificazione della Madre Maria Teresa Fasce, avvenuta il 12 ottobre 1997.
Un amore capace di grandi cose
La famiglia agostiniana fa memoria e ringraziamento per il dono della vita di Madre Maria Teresa Fasce, una vita piena e generativa, infaticabilmente spesa nell’amore per i giovani e non solo. Un amore capace sia di grandi cose e progetti lungimiranti come la costruzione della Basilica o l’Alveare, sia di tanti piccoli gesti nel quotidiano, perché, come diceva:
“la santità consiste nelle piccole cose che si presentano ogni minuto, più che nelle grandi cose che avvengono di rado”.
Beata Madre Maria Teresa Fasce
Lei lo sapeva: l’amore è concreto e quei gesti grandi e piccoli possono avvenire ovunque ci troviamo: in una casa, una scuola, un ospedale. Anche nella fatica e nella sofferenza, quando costano di più e per questo valgono anche di più.
La sua vita non è stata facile
La vita di Madre Maria Teresa Fasce non è stata facile. Non le sono mancate difficoltà, ostacoli, sofferenze e diverse gravi malattie. Ma nonostante tutto, lei è andata avanti dando una prova straordinaria di forza d’animo e di fede, affrontando tutto senza lamentarsi, né scoraggiarsi, riuscendo anzi a dare un senso e un valore alla sofferenza che l’ha accompagnata per tanti anni della sua vita. Ha vissuto tutto con lo sguardo verso il cielo ed i piedi per terra, affidandosi sempre alla Provvidenza e al tempo stesso facendo tutto ciò che era nelle sue possibilità, con determinazione e passione.
Le celebrazioni per il 25° anniversario
Le celebrazioni per il suo anniversario a Cascia si svolgeranno dall’8 al 12 ottobre, con un calendario di iniziative liturgiche (l’avvio del triduo, la veglia, la S.Messa) e in più un musical e un concerto, per l’inaugurazione dell’organo della Basilica.
Madre Fasce, con i suoi gesti, con la sua testimonianza guidata dalla preghiera e dall’azione, ci invita a rendere la nostra vita quotidiana attiva e concreta all’insegna dell’umiltà, dell’umanità e della carità. Ognuno di noi, nel proprio piccolo, può diventare testimone di Dio.