Proseguono le riflessioni delle monache del Monastero Santa Rita da Cascia e dell’agostiniano Padre Pasquale Cormio, sui 15 Giovedì , che in quest’anno giubilare, sono incentrate sul Portare la Speranza insieme a Santa Rita!
2° seme della Speranza: la famiglia
Dopo aver presentato la pace come primo segno di speranza per l’Anno Santo, passiamo ad un secondo seme da spargere nel nostro presente: la famiglia. Noi cristiani guardiamo alla famiglia come ad un progetto di Dio: è una chiamata alla vita da parte di Dio che interpella fin dalla creazione l’uomo e la donna a scambiarsi reciprocamente l’amore che si apre alla trasmissione della vita. La famiglia è pertanto il grande dono, con cui Dio guida l’umanità redenta da Cristo.
Nel linguaggio biblico le nozze sono un esempio concreto del vincolo d’amore con cui Dio si lega al suo popolo e di come Cristo riconosca nella Chiesa la sua Sposa. Agli sposi cristiani è chiesto di ripresentare nella loro unione ciò che è proprio di Dio, ovvero il suo amore salvifico per l’umanità. È una missione difficile, ma non impossibile!
Non è così semplice formare una famiglia
Di certo sono tanti oggi ostacoli alla formazione e allo sviluppo di una famiglia: mancano sostegno e tutele sociali; sono presenti nei giovani i timori circa il futuro o la garanzia di un lavoro stabile; le relazioni sono sempre più condizionate dai ritmi frenetici della quotidianità; il senso di una responsabilità o di una fedeltà “per sempre” si sono attenuati o, peggio, sono ritenuti superati. Credere ad un amore unico ed eterno non è più così immediato, mentre sembra più “rassicurante” avere una possibilità di fuga alla prima difficoltà che si abbatte sulle relazioni. Per far fronte a queste tensioni, papa Francesco ricorda che è necessario per il bene di una famiglia la forza trainante della grazia sacramentale:
Il sacramento del matrimonio non è una bella cerimonia. I cristiani si sposano nel sacramento perché sono consapevoli di averne bisogno, per essere uniti tra loro e per compiere la missione di genitori “nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia”. E nel loro matrimonio pregano insieme e con la comunità.
Papa Francesco
C’è però bisogno di questa testimonianza…
Oggi più che mai c’è bisogno di questa testimonianza, perché stiamo attraversando, oltre la crisi della speranza, anche quella dell’amore. Stiamo diventando incapaci di amare, chiusi nel nostro egoismo pensiamo a salvarci dalla sofferenza e dalla fatica che comporta il vivere insieme, senza considerare che allontanandoci dall’altro perdiamo la nostra vera identità, che è la capacità di farsi dono. La famiglia è una piccola chiesa domestica chiamata a generare altre vite ed è segno tangibile di speranza. Ogni bambino che nasce è speranza per tutti.
La famiglia di Santa Rita
Santa Rita ci offre un sublime esempio di come vivere e costruire una famiglia felice. Nata in un ambiente sereno da genitori pacieri, ha respirato il vangelo vivendolo in modo radicale nella sua quotidianità. La sua era una fede aperta che si lasciava interrogare dalla vita. L’amore non è romanticismo, richiede il dono di sé per andare incontro all’altro. Non è stato facile nei primi anni di vita matrimoniale, non respirava più il clima di casa sua, ma era piena di speranza, perché certa della presenza del Signore. Sostenuta dalla grazia,è riuscita con la santa pazienza a illuminare il marito e a creare un rapporto diverso. Rita ha voluto essere strumento di riconciliazione, proprio partendo dalla sua famiglia, e segno di speranza per una vita migliore.
Il Galateo della coppia
Papa Francesco ha stilato un “galateo” della coppia, riassunto in tre semplici parole che aiutano a stabilire l’armonia della famiglia: permesso, grazie, scusa. «Tre parole chiave: chiediamo “permesso” per non essere invadenti; diciamo “grazie” per l’amore, quante volte al giorno dici grazie a tua moglie e tu a tuo marito, quanti giorni passano senza dire grazie; e l’ultima, “scusa”: tutti sbagliamo e a volte qualcuno si offende nella famiglia e nel matrimonio, e alcune volte volano i piatti, si dicono parole forti, ma il mio consiglio è non finire la giornata senza fare la pace, la pace si rifà ogni giorno in famiglia, e chiedendo scusa si ricomincia di nuovo» (Papa Francesco).
Il Giubileo del 2025 è iniziato la notte di Natale con l’apertura della Porta Santa della Basilica di San Pietro a Roma, inaugurando così l’Anno Santo. Il Papa lo ha dedicato alla speranza cristiana scegliendo la frase di San Paolo ai Romani: “La speranza non delude” (Rm 5, 5). Il messaggio che vogliamo dare a tutti i pellegrini di Santa Rita è che 2025 anni fa il Verbo si fece carne e perciò la gioia del Natale vale ogni giorno, per sempre.
Tutto questo anno sarà per noi cristiani un ricordo continuo e quotidiano della nascita di Gesù Cristo nostro Signore. La gioia, la pace, la bellezza e tenerezza del Natale non possono terminare il 6 gennaio.
È troppo grande e troppo bello quello che è avvenuto nella pienezza del tempo quando Dio nacque da una donna, nacque sotto la legge, per donarci la gioia di essere figli adottivi di Dio
Lettera ai Galati 4, 4-5
I Giubilei di Santa Rita
Durante la vita di Santa Rita (1381-1457) vennero celebrati 4 Giubilei: quello del 1390 e quello del 1400 con il Papa Bonifacio IX durante il doloroso periodo dello Scisma d’Occidente; quello del 1423 a conclusione dello Scisma con il Papa Martino V; quello del 1450 con il Papa Niccolò V. I primi tre Santa Rita li visse senza muoversi dal territorio casciano insieme a suo marito e ai suoi figli. Partecipò invece di persona al Giubileo del 1450. La nostra santa si recò a piedi pellegrina a Roma all’età di 70 anni, ottenendo dal Signore che la piaga sulla fronte, causata dalla spina di Cristo, si rimarginasse per qualche mese. Forse Rita durante quel pellegrinaggio giubilare assistette anche alla canonizzazione di San Bernardino da Siena celebrata dal Papa Niccolò V il 24 maggio 1450, solennità di Pentecoste. Insieme alle consorelle pregò sulle tombe degli apostoli e dei martiri, visitando le basiliche di Roma e ricevendo le indulgenze e i benefici spirituali propri dell’Anno Santo.
Se possiamo durante questo anno rechiamoci come Rita a Roma e anche a Cascia, e rinnoviamo la nostra vita di fede con i Sacramenti, la preghiera, le indulgenze, le opere buone ai vivi e ai defunti. Viviamo insieme a Santa Rita la gioia del Natale ogni giorno, perché 2025 anni fa veramente il Verbo si fece carne e da allora abita sempre in mezzo a noi e partecipa alla storia umana.
La Basilica di Santa Rita è chiesa giubilare
Come decretato dall’Arcivescovo della Diocesi Spoleto-Norcia, fino al 6 gennaio 2026, nella nostra Basilica “i fedeli potranno ottenere l’Indulgenza giubilare se visiteranno devotamente questo luogo sacro e qui si intratterranno nell’adorazione eucaristica e nella meditazione, concludendo con il Padre nostro, la Professione di fede e una invocazione alla Vergine Maria, Madre di Dio”.
Proseguono le riflessioni delle monache del Monastero Santa Rita da Cascia e dell’agostiniano Padre Pasquale Cormio, sui 15 Giovedì , che in quest’anno giubilare, sono incentrate sul Portare la Speranza insieme a Santa Rita!
Semi di speranza: la pace
Nell’anno del Giubileo risuona con insistenza l’invito a desiderare e alimentare la speranza, a ricercare quei semi a partire dai quali la speranza può rifiorire nella nostra storia e nella nostra vita. Uno dei primi semi da spargere con abbondanza è il seme della pace.
Da dove partire se vogliamo costruire la pace?
Dallo scavo delle fondamenta, che papa Francesco individua in un’attenzione da porre «al tanto bene presente nel mondo per non cadere nella tentazione di ritenerci sopraffatti dal male e dalla violenza». L’esigenza della pace è un appello che riguarda tutti: in uno scenario mondiale interpella i responsabili delle Nazioni, per i quali preghiamo perché pongano fine ai troppi conflitti in corso; in uno scenario familiare e comunitario riguarda tutti i membri che ne fanno parte, perché non siano preda della violenza, della sopraffazione, dell’odio reciproco; in un contesto personale, ciascuno di noi deve vigilare sui propositi e sulle scelte da adottare perché il cuore non sia occupato dal peccato, causa di disgregazione e divisione con sé stessi, con gli altri e con Dio.
Per Agostino chi ricerca la pace contribuisce a diffonderne l’effetto benefico e salutare, ed invita altri a possedere questo bene prezioso, la cui condivisione non comporta una diminuzione, ma un accrescimento:
Se ami, tieni e possiedi la pace, puoi invitarne quanti vuoi alla partecipazione di questo possesso. […] Se vuoi con te pochi partecipi della pace, avrai una pace ben limitata. Ma se vuoi veder crescere questo tuo possesso, aumenta il numero dei possessori.
Sant’Agostino – (serm. 357, 1-2)
La sede ufficiale della pace è il cuore dell’uomo; se la possiedi, la comunichi agli altri. Con il linguaggio del fuoco che brucia, il vescovo di Ippona incoraggia ad amare la pace:
Ardi d’amore tu, così sarai in grado di attirare un altro allo stesso amore, in modo che egli veda ciò che tu vedi, ami ciò che tu ami, possegga ciò che tu possiedi. È come se ti parlasse la pace, la tua diletta, e ti dicesse: “Amami e mi avrai sempre”.
Sant’Agostino – (serm. 357, 3).
Come si realizza un programma di pace?
Un primo passo è considerare che la pace vera e duratura è dono di Dio, da implorare nella preghiera: Cristo, infatti, ne è l’autore, l’istitutore, il fondatore. Nella Messa rispondiamo all’invito del sacerdote: “La pace del Signore sia sempre con voi”, riconoscendo che la pace, lasciata in eredità da Gesù, è la sua stessa vita donata, perché ogni conflitto sia spento non con la forza delle armi, ma dell’amore. Per essere nella pace occorre dunque coltivare la virtù della mitezza, curare la via del dialogo e del confronto con gli altri: spesso l’incomunicabilità e la chiusura in sé stessi è all’origine di tante situazioni conflittuali. Pregare per i propri nemici e persecutori o per chi si rivela ostile con un suo gesto o una parola, aiuta a irrobustire la pazienza, l’attesa di chi si augura che un avversario si trasformi in amico della pace. Anche il modo di esprimersi scaturisce da ciò che si custodisce nel cuore, deve essere improntato alla benedizione, a un dire-bene dell’altro. Infine alla causa della pace concorre la volontà di perdonare e di riconciliarsi con chi ci ha offesi, mettendo da parte rancore ed orgoglio
Santa Rita e la scuola della pace
Santa Rita è cresciuta alla scuola della riconciliazione e del perdono, aiutata dai suoi genitori, che ricoprivano il compito di “pacieri”, di costruttori di pace nel tempo in cui la violenza e gli scontri tra guelfi e ghibellini erano nella loro massima espressione.
Sant’ Agostino non esita a definire la pace come “la nostra diletta, la nostra amica” (serm. 357, 1) e, sempre lui, ci dice che chi la ricerca contribuisce a diffonderne l’effetto benefico e salutare, ed invita altri a possedere questo bene prezioso, la cui condivisione non comporta una diminuzione, ma un accrescimento.
Quanti si fanno operatori di pace, potranno essere chiamati a buon titolo come figli di Dio.
Con Suor M. Giacomina Stuani scopriamo il significato profondo della carità, riportando l’articolo pubblicato nella rivista n°1 Dalle Api alle Rose del 2025.
La perfetta carità non ha né la cupidigia del secolo, né il timore del secolo, cioè né la cupidigia per accaparrarsi le cose temporali, né il timore di perderle. Attraverso queste due porte entra e regna il nemico, il quale deve essere cacciato prima col timore di Dio e poi con la carità.
Dobbiamo pertanto desiderare una chiarissima ed evidentissima conoscenza della verità tanto più ardentemente, quanto più ci accorgiamo di progredire nella carità e avere il cuore purificato dalla sua semplicità, in quanto proprio attraverso l’occhio interiore si vede la verità: Beati i puri di cuore, dice il Signore, perché essi vedranno Dio.
Lasciamoci guidare dall’amore
Una delle condizioni, che in sé è anche virtù, perché ogni altra virtù possa crescere ed essere esercitata in ciascuno di noi, è l’amore. La virtù dell’amore cesella Cristo in noi e lasciandoci guidare da Lui, Maestro interiore, rinunciamo a noi stessi, al nostro egoismo, ai vizi che possono scaturire da una chiusura in noi stessi.
Il nostro completo attaccamento a Dio, nostro Fine ultimo, ci aiuta a vivere una vita virtuosa e di quella carità che può salvare il mondo. L’anima cerca, attraverso “l’ordine dell’amore”, di vivere unita a Lui, anche se solo nella vita eterna otterrà la perfetta unione con il suo Creatore, poiché in questo mondo siamo attratti dall’amore di noi stessi e dall’orgoglio. Per Agostino la carità è la vera essenza della vita cristiana e il fine ultimo è la contemplazione di Dio.
Misericordia: sintesi di carità e santità cristiana
Uno dei sinonimi dell’amore è la misericordia. Il Patriarca di Costantinopoli, Geremia II, vissuto alla fine del secolo XVI, sottolineava l’importanza della virtù della misericordia, come vera sintesi di carità e santità cristiana:
“Cibo senza sale, parole senza verità, opere senza fede, principio senza fine, e virtù senza misericordia, son tutte cose morte. Come nessun vivente cammina con un piede solo, e nessun uccello vola con una sola ala, e nessuna nave naviga con una sola fiancata e nessuna casa è coperta da un solo muro, così nessuno degli eletti si salva, se non unisce alle altre virtù la misericordia. Questa infatti è tale che punisce per la sua mancanza e se viene messa in pratica salva per la sua presenza”.
Dio è amore e l’anima ritorna a Dio nell’amore per mezzo della virtù. “Ama e fa’ ciò che vuoi… Sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene”, concluderebbe Agostino…
Ogni anno, in occasione del 22 maggio, Cascia unisce la sua voce a quella di una città del mondo in cui è presente la devozione a Santa Rita, per divulgare insieme il messaggio di pace e dialogo incarnato dalla santa degli impossibili. Per celebrare questo legame, che quest’anno unirà Cascia con Piacenza, da venerdì 14 a domenica 16 marzo, sarà ospite nella città la delegazione formata dalla nostra famiglia agostiniana di Santa Rita, guidata da Padre Giustino Casciano Rettore della nostra basilica; dalla Diocesi con il parroco di Cascia Don Davide Travagli; dall’amministrazione comunale con a capo il sindaco Mario De Carolis e dal “Comitato Cascia per Santa Rita”.
È con questo intento che il 16 marzo avverrà la solenne accensione della Fiaccola della Pace e del Perdono, simbolo dei festeggiamenti in onore della nostra santa del 22 maggio e del suo messaggio sempre attuale, a nel Santuario di Santa Rita a Piacenza, considerando la sua antica e forte devozione alla taumaturga umbra.
Programma celebrazioni
Venerdì 14 marzo, ore 18.30, presso il Duomo di Piacenza, presieduta dal Padre Rettore p.Giustino Casciano
Sabato 15 marzo, ore 18.30, presso la Chiesa di San Pietro in Ciel D’Oro -Pavia, presieduta da p.Giustino Casciano
Domenica 16 marzo, ore 9.00, presso il Santuario di Santa Rita – Piacenza presieduta da S.E.Mons.Adriano Cevolotto con l’Accensione della fiaccola della pace e del perdono.
Procediamo il cammino dei 15 Giovedì di Santa Rita, che quest’anno si svolge nel cuore del Giubileo e ci condurrà alla Festa del 22 maggio.
Con le riflessioni delle monache del Monastero Santa Rita da Cascia e dell’agostiniano Padre Pasquale Cormio, ti invitiamo a partecipare alla nostra missione. Porta la Speranza insieme a Santa Rita!
5° tappa: pellegrini di speranza
Il Giubileo è un’occasione per programmare un pellegrinaggio a Roma o in qualsiasi altra chiesa locale, così da sperimentare un incontro vivo e personale con il Signore ed esserne testimoni in prima persona. Il mettersi in movimento è uno dei momenti forti per nutrire e irrobustire la speranza. Papa Francesco ha voluto qualificare i pellegrini dell’Anno Santo con il titolo di pellegrini di speranza ed anche nel messaggio per la Quaresima ha voluto riprendere questo aspetto per il tempo di grazia e di conversione inaugurato ieri con il Mercoledì delle Ceneri.
… camminare insieme nella speranza
Vogliamo partire da questo titolo per raccogliere qualche indicazione che ci accompagni non solo per il cammino quaresimale, ma per la nostra vita di fede. Il verbo “camminare” descrive bene la nostra condizione; siamo, infatti, in viaggio, seguiamo una strada rivolti ad una meta: la promessa di vivere in eterno con il Signore. Agostino definisce l’uomo come viandante (viator), che si muove seguendo Cristo, nostra via, e orientando i passi secondo la verità del Vangelo, per giungere a godere della vita con il Risorto. I nostri giorni sono caratterizzati anche da un movimento del cuore, che indichiamo con il nome di “conversione”, volendo esprimere l’idea di un cambiamento che deve coinvolgere la mente, il cuore, la volontà nel prendere decisioni illuminate dai valori del Vangelo.
Ed ecco le domande che Papa Francesco ci lascia in eredità per un buon esame di coscienza mentre siamo nel cammino della vita: “Sono veramente in cammino o piuttosto paralizzato, statico, con la paura e la mancanza di speranza, oppure adagiato nella mia zona di comodità? Cerco percorsi di liberazione dalle situazioni di peccato e di mancanza di dignità?”.
Nel cammino verso Dio nessuno è solo
Questo itinerario della fede non ci deve spaventare, perché non va compiuto in solitaria, ma insieme a tanti altri fratelli con cui condividiamo la grazia del battesimo. Verso Dio si va in compagnia, senza chiuderci in noi stessi e agli altri. Il logo del Giubileo, che ritroviamo in ogni Basilica, su ogni manifesto o volantino, fissa in un’immagine questo insegnamento: quattro figure stilizzate indicano i popoli di diverso colore o nazionalità o cultura, che si muovono dai quattro angoli della terra, l’uno abbracciato all’altro, per esprimere legami di solidarietà, di comunione, di fratellanza. Noi siamo inseriti in una dimensione comunitaria ed ecclesiale: “Camminare insieme significa essere tessitori di unità, a partire dalla comune dignità di figli di Dio; significa procedere fianco a fianco, senza calpestare o sopraffare l’altro, senza covare invidia o ipocrisia, senza lasciare che qualcuno rimanga indietro o si senta escluso”.
Nel tempo della quaresima ci fa bene verificare nella concretezza se camminiamo insieme agli altri, se vinciamo la tentazione di pensare solo ai nostri bisogni, se avviciniamo con gesti concreti quanti sono lontani da noi o ai margini della società.
Infine si cammina insieme sospinti dal vento comune della speranza. Questa virtù non è un concetto né una semplice pratica morale: è l’annuncio della Pasqua, è il segno della vittoria di Cristo sul male e sulla morte: “Gesù, nostro amore e nostra speranza, è risorto e vive e regna glorioso. La morte è stata trasformata in vittoria e qui sta la fede e la grande speranza dei cristiani: nella risurrezione di Cristo”. Il cammino del pellegrino è aperto dalla Croce e tende alla Resurrezione.
…l’esempio di Santa Rita
Santa Rita ha vissuto in modo eroico questa virtù. Non si è lasciata schiacciare dalla sofferenza, dall’odio dei parenti e dalle incomprensioni. Ha saputo vivere imitando il Figlio di Dio, nella pratica del perdono, nell’amore verso i nemici, nel donare la sua vita per il bene dei fratelli, entrando in monastero. Ha sempre avuta chiara la meta della sua vita.
In questo senso la speranza è come un’àncora di salvezza sicura e salda, cui aggrapparci nei tempi in cui è facile disperare piuttosto che avere certezze. Nella speranza io leggo e interpreto gli eventi della storia e della mia vita nella prospettiva di Dio e del suo amore che non viene mai meno.
Ed ecco ancora un orientamento del Papa: “Vivo concretamente la speranza che mi aiuta a leggere gli eventi della storia e mi spinge all’impegno per la giustizia, alla fraternità, alla cura della casa comune, facendo in modo che nessuno sia lasciato indietro?”.
Possa l’esempio di Santa Rita aiutarci ad accogliere quello che la vita ci offre nella speranza, che è certezza, che “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio”.
Con il Mercoledì delle Ceneri inizia il pellegrinaggio annuale della santa Quaresima, nella fede e nella speranza. L’invito di Papa Francesco è quello di prepararci a celebrare con grande gioia il trionfo pasquale di Cristo, il Signore, sul peccato e sulla morte, come esclamava San Paolo:
«La morte è stata inghiottita nella vittoria. Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?» .
(1Cor15,54-55)
In questa Quaresima, arricchita dalla grazia dell’Anno Giubilare, riflettiamo su cosa significa camminare insieme nella speranza.
Prima di tutto, camminare. Il motto del Giubileo “Pellegrini di speranza” fa pensare al lungo viaggio del popolo d’Israele verso la terra promessa, narrato nel libro dell’Esodo: il difficile cammino dalla schiavitù alla libertà, voluto e guidato dal Signore, che ama il suo popolo e sempre gli è fedele.
Qui sorge un primo richiamo alla conversione, perché siamo tutti pellegrini nella vita, ma ognuno può chiedersi: sono veramente in cammino o piuttosto paralizzato, statico, con la paura e la mancanza di speranza, oppure adagiato nella mia zona di comodità? Rispondere a questa domanda potrebbe essere un buon “esame” per il viandante.
Lo Spirito Santo ci spinge ad uscire da noi stessi per andare verso Dio e verso i fratelli, e mai a chiuderci in noi stessi.
In secondo luogo, facciamo questo viaggio insieme. Camminare insieme, essere sinodali, questa è la vocazione della Chiesa. I cristiani sono chiamati a fare strada insieme, mai come viaggiatori solitari. Lo Spirito Santo ci spinge ad uscire da noi stessi per andare verso Dio e verso i fratelli, e mai a chiuderci in noi stessi. Andiamo nella stessa direzione, verso la stessa meta, ascoltandoci gli uni gli altri con amore e pazienza.
In terzo luogo, compiamo questo cammino insieme nella speranza di una promessa. La speranza che non delude (cfrRm5,5), messaggio centrale del Giubileo, sia per noi l’orizzonte del cammino quaresimale verso la vittoria pasquale. Ecco la terza chiamata alla conversione: quella della speranza, della fiducia in Dio e nella sua grande promessa, la vita eterna. Dobbiamo chiederci: ho in me la convinzione che Dio perdona i miei peccati? Oppure mi comporto come se potessi salvarmi da solo?
La speranza è “l’ancora dell’anima”, sicura e salda.
Santa Rita interceda per noi e ci accompagni nel cammino quaresimale.
Un percorso per riscoprire come “la preghiera sia il caldo abbraccio che ci lega a Dio”. Questo l’intento con cui abbiamo pensato il percorso online 2024 dei 15 Giovedì di Santa Rita, il cammino di preghiera e riflessione con cui per il terzo anno consecutivo ci prepareremo insieme alla festa del 22 maggio, a partire da giovedì 8 febbraio.
Un percorso pensato accogliendo due inviti. Il primo, quello di Papa Francesco che ha scelto il 2024 come l’Anno della Preghiera, in preparazione del Giubileo 2025. Per il pontefice “la preghiera è il respiro della fede”, come scrive nella prefazione del libro di Angelo Comastri “Pregare oggi. Una sfida da vincere”, il primo dei brevi testi pensati per accompagnare i fedeli durante l’Anno della Preghiera. Il secondo invito è quello che raccoglie le numerose richieste dei devoti, che arrivano alle monache, su come imparare a pregare.
Il nostro percorso è il primo appuntamento dell’anno che riunisce tutti i devoti di Santa Rita, per fare memoria dei 15 anni in cui la santa portò sulla fronte la ferita causata dalla spina della corona di Cristo. Un cammino spirituale in modalità virtuale, sul sito e sui nostri social, (Facebook e Instagram), che diventa un rito collettivo per trovare ascolto, conforto e anche consiglio.
La preghiera nella vita personale e comunitaria
L’edizione 2024 svilupperà il
tema della preghiera da due punti di vista, secondo le indicazioni del Papa: la preghiera nella vita personale e la
preghiera nella vita della chiesa e del mondo, declinandoli in argomenti
specifici.
Il contributo teologico arriverà da Padre Pasquale Cormio, rettore del Collegio ‘Santa Monica’ di Roma, alla luce del pensiero di Sant’Agostino e del Vangelo. Invece, Suor Maria Rosa Bernardinis, Madre Priora del nostro monastero, tratterà l’aspetto più spirituale, secondo l’esempio evangelico e ritiano, sulla base di quanto compreso dalle monache nel loro servizio di ascolto quotidiano dei devoti, attraverso il Ministero della Consolazione
Riguardo alla preghiera come connessione con se stessi, rifletteremo insieme sul senso di vuoto che la vita ci porta spesso a sperimentare. Un vuoto non colmabile né attraverso una persona, né un oggetto, ma solo attraverso il rapporto con Dio. Uno degli strumenti a nostra disposizione per entrare in relazione con Lui è proprio la preghiera, tema che approfondiremo secondo vari aspetti, a partire dal concetto di bisogno.
Nella seconda parte del nostro
percorso, rifletteremo invece su come essere cristiani significhi vivere in un
contesto comunitario che è la Chiesa, a cominciare da cosa significhi pregare nello Spirito.
Dirette streaming dalla Basilica
Sarà possibile seguire il
percorso dei 15 Giovedì anche in presenza dalla Basilica di Cascia. Ogni giovedì
alle 16.30 sarà recitata insieme la coroncina di Santa Rita.
Dalle ore 17:00 (dalle 18.00 a partire da
aprile) ciascun devoto, ovunque sia, potrà collegarsi alla Basilica di
Cascia per seguire la Messa, attraverso la diretta streaming sul canale YouTube del Monastero Santa Rita da
Cascia.
Il calendario
Di seguito tutte le date:
- 1° giovedì: 8 febbraio
- 2° giovedì: 15 febbraio
- 3° giovedì: 22 febbraio
- 4° giovedì: 29 febbraio
- 5° giovedì: 7 marzo
- 6° giovedì: 14 marzo
- 7° giovedì: 21 marzo
- 8° giovedì: 26 marzo (martedì
della Settimana Santa)
- 9° giovedì: 4 aprile
- 10° giovedì: 11 aprile
- 11° giovedì: 18 aprile
- 12° giovedì: 25 aprile
- 13° giovedì: 2 maggio
- 14° giovedì: 9 maggio
- 15° giovedì: 16 maggio
La famiglia agostiniana della Pia Unione di Santa Rita organizza il 28 gennaio a Siniscola (NU) il primo incontro regionale rivolto ai devoti residenti della Sardegna. Un’occasione di condivisione, preghiera e dialogo per consolidare e rafforzare la fede in Dio, ispirandosi ai valori della famiglia, della pace, del perdono e della riconciliazione di cui Santa Rita è testimone.
Già oltre 200 persone hanno aderito all’iniziativa, alla quale saranno presenti diversi gruppi da tutta la Sardegna!
L’invito a partecipare è rivolto a tutti. Non è necessario essere già affiliati alla PUP.
PROGRAMMA
ore 10:30 – Accoglienza dei partecipanti nella Parrocchia San Giovanni Battista
ore 11:00 – Conferenza sul tema “RITA DONNA DI PACE E PERDONO“ tenuta da P. Ludovico M. Centra O.S.A.
ore 12:00 – S. Messa presieduta da P. Ludovico M. Centra O.S.A.
Assistente spirituale PUP e Benedizione con la Reliquia di Santa Rita
Foto di gruppo e saluti
Per informazioni contattare: Rita Meloni – 333 232 3245
La famiglia della Pia Unione Primaria Santa Rita, grande associazione di devoti nata a Cascia ma diffusa in tutta Italia e nel mondo, è pronta a ritrovarsi per l’incontro regionale in Calabria
L’appuntamento è per domenica 8 ottobre a Marcellina (CS), presso la Parrocchia Sacro Cuore di Gesù dove saranno presenti tutti gli iscritti della Calabria.
Come ogni incontro della Pia Unione, anche questo è aperto a tutti, a coloro che sono già iscritti ma anche a chi non è iscritto e a chiunque voglia semplicemente conoscere questa meravigliosa famiglia di Santa Rita, che promuove il suo culto e rende attuali e concreti i suoi insegnamenti.
Programma
L’incontro inizierà alle ore 9:00 e si chiuderà per l’ora di pranzo, con diversi eventi.
ore 9:00 – Accoglienza e colazione
ore 09.45 – Ora Media e saluti della segretaria generale Alessandra Paoloni e Padre Ludovico M. Centra O.S.A
ore 10.30 – Piccola processione delle Pie Unioni per raggiungere la chiesa
ore 11.00 – Concerto di Accoglienza
ore 12:00 – Santa Messa presieduta da P. Ludovico M. Centra O.S.A.
Per info rivolgersi a Giovanna Corrado 328 806 8854
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