Siamo giunti alla 9° tappa del percorso dei 15 Giovedì di Santa Rita a cura delle monache del Monastero Santa Rita da Cascia e dell’agostiniano Padre Pasquale Cormio, che in quest’anno giubilare, sono incentrate sul Portare la Speranza insieme a Santa Rita!
4° seme della Speranza: vicinanza agli anziani e agli ammalati
Nel percorso di avvicinamento alla festa di Santa Rita riflettiamo su un altro seme di speranza, rappresentato dalle persone anziane e ammalate, entrambe accomunate dalla fragilità e dalla debolezza.
Sappiamo bene come alla sofferenza del corpo spesso si aggiunga un dolore più profondo, quello di chi si sente inutile, messo da parte dopo una lunga vita di sacrifici, o dipendente da altri per i semplici gesti della quotidianità. Da questo disagio è possibile trovare sollievo, se non vengono meno la vicinanza e l’affetto di persone che li assistono.
Una società che si prende cura dei più deboli è una società matura e ricca di umanità. Al contrario, come ha evidenziato Papa Benedetto XVI:
“Una società che non riesce ad accettare i sofferenti e non è capace di contribuire mediante la compassione a far sì che la sofferenza venga condivisa e portata anche interiormente è una società crudele e disumana.”
Papa Benedetto XVI (Enciclica Spe Salvi – n°38)
È nei confronti degli anziani e degli ammalati che le opere di misericordia ridestano sentimenti di compassione in chi le compie e di gratitudine in chi le riceve. Sappiamo bene come, alla sofferenza del corpo, spesso si aggiunge un dolore più profondo, che si ritrova in chi si sente inutile, messo da parte dopo una lunga vita di sacrifici, o dipendente da altri per i semplici gesti quotidiani. Da questo disagio è possibile trovare sollievo se non vengono meno la vicinanza e l’affetto delle persone che li assistono.
Gesù è sempre solidale con chi soffre
La nostra fede, fondata sull’Incarnazione del Verbo di Dio, attesta il bisogno di una presenza continua di Dio nella vita di ciascuno, ma anche la necessità di godere del bene di una aiuto reciproco. Gesù non predica mai la rassegnazione di fronte al male, non dice mai che la sofferenza avvicina maggiormente a Dio, ma si oppone con decisione al male e alla sofferenza. Egli mostra una particolare benevolenza verso un’umanità toccata dalla malattia nel corpo e nell’anima. La compassione, di cui dà prova nel momento in cui è avvicinato da un infermo, spinge il Figlio di Dio ad intervenire, a combattere il malessere fisico e il peccato che ad esso è associato. Gesù è pienamente solidale con chi soffre e non esita a violare quelle barriere protettive che spesso i sani interpongono tra sé e gli ammalati, con il falso pretesto di tutelare la propria salute, finendo per impoverire quella altrui.
Fare del bene fa bene a chi lo riceve, ma anche a chi lo fa
Se la vecchiaia è accompagnata e sostenuta dai propri cari, l’intera famiglia cresce nella gioia e nella serenità perché fare del bene fa bene a chi lo riceve, ma anche a chi lo fa. Il tempo sottratto ai nostri impegni per essere vicino a una persona sofferente ci fa crescere in umanità. Occorre far emergere quanto di più bello e prezioso è in noi: l’empatia, la compassione, la solidarietà, la disponibilità a mettersi al servizio di chi è nel bisogno, l’amore che porta a sacrificarsi per il bene dell’altro, chiunque esso sia. Chi è nella sofferenza ha qualcosa da dirci e da insegnarci, è colui che può rivelare noi a noi stessi, mettendoci alle strette sulla “serietà” della vita.
L’esempio di Santa Rita
Santa Rita è stata maestra di umanità che ha saputo prendersi sempre cura dei suoi genitori anziani e dei malati con amore e competenza.
Come segno di speranza possiamo, in questo tempo, visitare una persona anziana o ammalata: sarà un’occasione per riconoscere nel loro volto, il volto di Gesù: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.” (Mt 25, 40).