Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria, una data che attraversa la coscienza collettiva dell’umanità. È il giorno in cui il mondo si ferma, idealmente, per ricordare l’abisso della Shoah, il dolore senza nome inflitto a milioni di uomini, donne e bambini, e l’orrore a cui può giungere il cuore umano quando smarrisce il senso della propria responsabilità.
La memoria non è mai un esercizio astratto o puramente storico. È un atto spirituale profondo: ricordare significa tenere vivo ciò che non deve essere dimenticato, custodire dentro di sé una verità che chiede di essere ascoltata e accolta.
La memoria nella Scrittura: un comando, non solo un ricordo
Nella Bibbia, il verbo “ricordare” non indica semplicemente un moto della mente, ma un movimento del cuore. Il popolo di Israele è continuamente invitato a ricordare: la schiavitù, l’esodo, la liberazione. Non per restare prigioniero del passato, ma per non perdere la propria identità.
Anche per il cristiano la memoria è un atto di fedeltà. Ricordare il male subito – o compiuto – non serve ad alimentare rancore, ma a impedire che l’indifferenza prenda il sopravvento, che l’ingiustizia si ripresenti sotto nuove forme, che il dolore venga rimosso.
Storia e responsabilità: quando il silenzio diventa colpa
La tragedia della Shoah interroga ancora oggi ogni coscienza credente. Non solo per ciò che è accaduto, ma per ciò che allora non è stato fatto, detto, difeso. La memoria storica ci ricorda che il male cresce spesso nel silenzio, nella complicità passiva, nella rinuncia a prendere posizione.
Ricordare è anche un esercizio di verità, che ci chiede di vigilare sul nostro tempo, sulle parole che scegliamo di dire e su quelle che lasciamo cadere.
Il perdono: non cancellare, ma trasformare
Nel cuore del Vangelo, il perdono non coincide mai con l’oblio. Perdonare non significa cancellare la storia, né negare la gravità del male. Significa piuttosto affidare il dolore alla giustizia di Dio, sottraendolo alla logica della vendetta e della disperazione.
La memoria cristiana è una memoria attraversata dalla speranza: non rimuove la ferita, ma la consegna a un cammino di riconciliazione possibile. In questo senso, il perdono non è il punto di partenza, ma un approdo, spesso lungo e faticoso, che passa attraverso il riconoscimento della verità.
Custodire la memoria, oggi
Nel nostro presente, segnato ancora da guerre, persecuzioni, discriminazioni e violenze, il Giorno della Memoria non è solo uno sguardo al passato, ma una domanda rivolta all’oggi. Che uso facciamo della nostra voce? Che spazio diamo alla dignità dell’altro? Quanto siamo disposti a difendere l’umano quando è più fragile?
In questo giorno è necessaria una preghiera semplice e radicale:
che la memoria resti viva, che non diventi rituale, che continui a inquietare le coscienze.