Agosto, il mese del cuore inquieto: verso la festa di Sant’Agostino

Solennità dell’Assunzione di Maria: gli auguri della Badessa e della Comunità delle Monache di Santa Rita

G come Grazia: il dono di Dio che trasforma la vita

Festa di Santa Monica e Sant’Agostino: il messaggio della Badessa e la preghiera per chi soffre a causa delle guerre

A Cascia, sui sentieri eucaristici di San Carlo Acutis

Tra la storia e un nuovo slancio: gli Agostiniani in Australia

Madre Teresa Fasce e Dorothy Day: quando la fede diventa opera

Il coraggio di dire “sì” per sempre

Perché Sant’Agostino parla ancora al nostro tempo

Celebriamo Sant’Agostino e Santa Monica: due giorni di fede, preghiera e fraternità

Da Casa del Pellegrino a Hotel delle Rose

La pace e il futuro dell’umanità: una speranza da costruire insieme

Gli strumenti della pace: il Vangelo vissuto ogni giorno

La pace, una conquista quotidiana

La pace, dono di Dio: il cuore del messaggio cristiano

La pace comincia dal cuore: con Santa Rita un cammino di speranza

Notte sotto le Stelle: il 10 agosto torna la musica alla Basilica di Santa Rita, nel ricordo di Giacomo Persiani

Assunzione 2026: gli appuntamenti alla Basilica di Santa Rita

Cammini agostiniani in Brasile

Madre Teresa Fasce e Santa Rita: due donne che hanno visto il futuro

Alfabeto della fede | R come Redenzione

Il Giro d’Italia per la Pace fa tappa a Cascia: dal 16 al 18 luglio il borgo diventa il Peace Village

La pace inizia da noi: il messaggio di Santa Rita è più attuale che mai

L’alfabeto della fede: R come Risurrezione

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Nel tempo dell’estate, un invito a ritrovare Dio nel silenzio

Agosto è il mese delle vacanze, delle partenze e del riposo. Ma nel calendario della Chiesa è anche un tempo ricco di appuntamenti che invitano a rallentare, fare spazio al silenzio e tornare all’essenziale.

Per la famiglia agostiniana questo mese assume un significato particolare: il 27 agosto la Chiesa celebra Santa Monica e il giorno successivo, 28 agosto, Sant’Agostino, suo figlio, uno dei più grandi Padri e Dottori della Chiesa.

Sant’Agostino e la ricerca che abita ogni uomo

La vita di Agostino è stata attraversata da una lunga ricerca della verità e della felicità. Prima di incontrare pienamente Dio ha conosciuto inquietudini, domande, errori e nuovi inizi.

È proprio da questa esperienza che nasce una delle sue frasi più celebri: «Ci hai fatti per Te e inquieto è il nostro cuore finché non riposa in Te».

Nel cuore dell’estate, quando i ritmi quotidiani si fanno più lenti, il suo messaggio può diventare un invito anche per noi: non riempire ogni spazio, ma imparare ad ascoltare ciò che abita davvero il cuore.

Santa Monica, la forza di una preghiera che non si arrende

La festa di Sant’Agostino è preceduta da quella di sua madre, Santa Monica, donna di fede e di perseveranza. Per anni pregò per la conversione del figlio senza perdere la speranza.

La vicinanza delle due ricorrenze racconta così anche la forza dei legami, della preghiera e dell’attesa fiduciosa: nessuna storia è definitivamente perduta quando viene affidata a Dio.

Agosto, un tempo per tornare all’essenziale

Agosto può allora diventare non soltanto il mese del riposo del corpo, ma anche quello del riposo del cuore.

La Solennità dell’Assunzione di Maria, il 15 agosto, e le feste di Santa Monica e Sant’Agostino accompagnano questo tempo con un unico invito: alzare lo sguardo, rientrare in noi stessi e riscoprire la presenza di Dio nella nostra vita.

Come insegna Agostino, il viaggio più importante non richiede necessariamente di andare lontano. A volte comincia proprio tornando dentro di noi.

In occasione della Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, la Badessa del Monastero di Santa Rita da Cascia, Madre Maria Grazia Cossu, insieme alla Comunità delle Monache Agostiniane, rivolge un affettuoso messaggio di augurio e di preghiera a tutti i devoti di Santa Rita.

Celebrando Maria Assunta in Cielo, la prima e la più grande dei credenti in Cristo, siamo invitati a volgere lo sguardo verso la meta della nostra vita: l’incontro con il Signore Gesù. Sul suo esempio, anche noi siamo chiamati a uscire da noi stessi per portare l’amore di Cristo ai fratelli.

«A Te, Maria Assunta in Cielo, noi ci rivolgiamo: prendici per mano, parlaci del Cielo, metti le ali ai nostri cuori perché con Te vinciamo ogni nostro peccato. Prega il Dio della Misericordia affinché cambi i nostri cuori induriti in cuori amorevoli e fedeli.»

La Vergine Maria, Madre di tutti, accompagni il cammino di ogni famiglia, custodisca chi soffre, sostenga chi è nella prova e ottenga per il mondo intero il dono più grande: la pace, quella pace autentica che solo il Suo Figlio Gesù può donare.

Con questo spirito di speranza e di fede, la Badessa e l’intera Comunità affidano tutti i devoti di Santa Rita alla materna protezione della Vergine Assunta, augurando che questa festa possa rinnovare nei cuori la gioia del Vangelo e la fiducia nella misericordia di Dio.

Buona Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria!

Sr. Maria Grazia Cossu, Badessa, e la Comunità delle Monache Agostiniane del Monastero di Santa Rita

Il 15 agosto unisciti a noi monache per la celebrazione Solenne dell’Assunta, in diretta dalle 18.00 dalla Basilica di Santa Rita.
Clicca qui!

La grazia è l’amore gratuito di Dio che raggiunge ogni uomo, lo accompagna nel cammino e gli dona la forza di aprirsi a una vita nuova.

Quando parliamo di grazia tocchiamo uno dei significati più profondi della fede cristiana. La grazia è prima di tutto un dono gratuito di Dio, il suo amore che viene incontro all’uomo senza essere meritato o conquistato.

Un dono da accogliere

La grazia ci ricorda che Dio prende sempre l’iniziativa. È Lui che ci cerca, ci chiama e ci offre la possibilità di vivere in comunione con Lui. All’uomo è chiesto di accogliere questo dono con libertà e fiducia, lasciando che operi nella propria vita.

La grazia non elimina le difficoltà, ma dona una forza nuova per attraversarle. Può trasformare il dolore in speranza, la fragilità in occasione di crescita, la distanza in possibilità di riconciliazione.

La grazia nella vita quotidiana

Vivere nella grazia significa imparare a riconoscere la presenza di Dio anche nelle cose semplici di ogni giorno: in un incontro, in una parola ricevuta al momento giusto, nella capacità di perdonare o nel coraggio di ricominciare. Anche attraverso i Sacramenti, e in modo particolare nell’Eucaristia e nella Riconciliazione, il cristiano riceve la grazia che sostiene e rinnova il suo cammino.

Santa Rita, una vita trasformata dalla grazia

La storia di Santa Rita è una testimonianza concreta di ciò che la grazia di Dio può compiere nel cuore di una persona. Di fronte alla sofferenza, alla perdita e alle prove della vita, Rita non si è chiusa nella disperazione, ma ha continuato ad affidarsi al Signore.

La sua esistenza ci ricorda che nessuna situazione è troppo difficile perché la grazia di Dio possa entrarvi e trasformarla.

Accogliere la grazia significa allora fare spazio a Dio, permettendogli di operare nella nostra vita e di renderci, giorno dopo giorno, strumenti del suo amore.

La Famiglia Agostiniana di Santa Rita si prepara a celebrare Santa Monica e di Sant’Agostino. Il 27 e 28 agosto saranno due giornate particolarmente care alla spiritualità agostiniana e occasione di gioia per tutti i fedeli.

In occasione delle prossime celebrazioni, Madre Maria Grazia Cossu, Badessa del Monastero di Santa Rita, rivolge ai devoti e agli amici del monastero un pensiero di augurio e di preghiera, invitando tutti a unirsi spiritualmente nella richiesta del dono della pace e della consolazione per quanti soffrono a causa delle guerre.

Le parole delle Monache

Celebriamo le feste della Santa Madre Monica e del Santo Padre Agostino, giorni di grande gioia per tutti noi, ma anche giorni in cui si fa più intensa la preghiera per tutti i nostri fratelli e sorelle sofferenti a causa delle guerre che da troppo lungo tempo imperversano in ogni parte del mondo.

Chiediamo l’intercessione dei nostri Santi Monica e Agostino perché in tanto dolore si riaccenda nei cuori di molti il desiderio e la ricerca di Dio, fonte di ogni consolazione.

“Chi mi farà riposare in te, chi ti farà venire nel mio cuore a inebriarlo? Allora dimenticherei i miei mali, e il mio unico bene abbraccerei: te!”  (Sant’Agostino). 

Sante Feste e benedizioni dal cielo su quanti, devoti di S. Rita, si uniscono alla nostra preghiera  e sul cammino di ognuno.

Sr. Maria Grazia Cossu, Badessa e
la Comunità delle Monache Agostiniane del Monastero di Santa Rita

Nella Basilica inferiore di Santa Rita è sempre visitabile la mostra permanente dedicata al giovane santo e al suo amore per l’Eucaristia

Un percorso tra fede, immagini e tecnologia per riscoprire la presenza viva di Gesù nell’Eucaristia. Nella Basilica inferiore di Santa Rita da Cascia è possibile visitare la mostra permanente “Sentieri Eucaristici. Miracolo! Il cielo sulla terra”, inaugurata l’8 novembre 2025 e dedicata al progetto di evangelizzazione realizzato da San Carlo Acutis.

I miracoli eucaristici raccontati da Carlo

La mostra, curata dal designer Eraldo Marini, si compone di 24 pannelli illustrativi dedicati ai miracoli eucaristici che Carlo aveva raccolto, studiato e digitalizzato prima della sua morte.

Ogni pannello presenta la storia e il luogo del miracolo, mentre alcuni QR code permettono ai visitatori di accedere ai contenuti digitali originali realizzati dal giovane santo. Un progetto nato dal suo desiderio di far conoscere l’Eucaristia al maggior numero possibile di persone.

Una reliquia nel cuore della mostra

Al centro del percorso è custodita una reliquia di San Carlo Acutis, un frammento del suo polmone racchiuso in una teca dorata. Una presenza particolarmente significativa, che invita i pellegrini alla preghiera e ricorda la profonda fede eucaristica del giovane.

Carlo definiva infatti l’Eucaristia «la mia autostrada per il Cielo», facendone il centro della sua vita quotidiana e della sua testimonianza.

L’incontro tra Carlo e Santa Rita

La presenza della mostra a Cascia crea un legame ideale tra San Carlo Acutis e Santa Rita. Due santi appartenenti a epoche molto diverse, ma uniti da una fede vissuta con semplicità, coraggio e amore.

Carlo conosceva e frequentava Cascia fin da bambino, accompagnato dalla madre per pregare davanti a Santa Rita e al miracolo eucaristico custodito nella Basilica inferiore. Proprio qui, oggi, il suo messaggio incontra quello della Santa degli impossibili.

Un invito alla preghiera e alla contemplazione

“Sentieri Eucaristici. Miracolo! Il cielo sulla terra” non è soltanto un’esposizione, ma un vero cammino spirituale. Attraverso parole, immagini e strumenti digitali, accompagna giovani, famiglie e pellegrini alla riscoperta dell’Eucaristia.

La mostra permanente può essere visitata nella Basilica inferiore di Santa Rita da Cascia, offrendo a chi raggiunge il Santuario un’ulteriore occasione per fermarsi, pregare e lasciarsi interrogare dalla testimonianza luminosa di San Carlo Acutis.

Una storia iniziata nel 1838

La presenza dell’Ordine di Sant’Agostino in Australia vanta una storia straordinaria. È una delle realtà religiose con la più lunga continuità di servizio nel continente, profondamente intrecciata con le vicende della nazione e ancora oggi capace di guardare al futuro con rinnovato slancio.

Tutto ebbe inizio nel 1838, grazie a un incontro provvidenziale avvenuto a Roma, sulle scale della chiesa di Santa Maria del Popolo. Il giovane frate irlandese James Alypius Goold si offrì volontario per la missione australiana e sbarcò a Sydney il 24 febbraio dello stesso anno. Dieci anni dopo divenne il primo Vescovo, e successivamente Arcivescovo, di Melbourne.

Accanto al popolo australiano

Nei decenni successivi, altri cinque agostiniani irlandesi furono nominati vescovi. Numerosi religiosi parteciparono inoltre ad alcuni momenti significativi della storia australiana.

Gli Agostiniani offrirono assistenza spirituale ai detenuti di Port Arthur, furono vicini ai minatori durante la rivolta dell’Eureka Stockade e accompagnarono il celebre Ned Kelly nei suoi ultimi istanti di vita.

La Provincia d’Australia, oggi denominata Provincia di Australasia, fu eretta ufficialmente nel 1952.

Educazione, pastorale e servizio ai più fragili

Fedeli al carisma di Sant’Agostino, fondato sulla vita fraterna, sull’amicizia e sulla ricerca della verità, gli Agostiniani operano oggi soprattutto nei settori dell’educazione, della pastorale e dell’assistenza alle persone più fragili.

Gestiscono il Villanova College di Brisbane e lo St Augustine’s College di Sydney, dove migliaia di giovani vengono formati secondo i valori della Verità, dell’Amore e della Comunità.

Sono inoltre presenti in diverse parrocchie, tra cui South Yarra a Melbourne, Coorparoo a Brisbane ed Echuca, con una particolare attenzione verso poveri, senzatetto, migranti, giovani e comunità indigene australiane.

Una Provincia aperta al mondo

La Provincia conta oggi circa trenta frati, mentre nel corso della sua storia sono stati quasi duecento i religiosi che vi hanno prestato servizio. Pur essendo numericamente contenuta, la realtà australiana si distingue per il suo dinamismo e per la crescente dimensione internazionale.

Nel marzo 2026 è stato eletto Priore Provinciale Padre Anthony Banks O.S.A., chiamato a guidare la Provincia nel quadriennio 2026-2030.

Nuove vocazioni e corresponsabilità dei laici

Di fronte al calo delle vocazioni che interessa gran parte dell’Occidente, gli Agostiniani d’Australia hanno scelto di investire nella missione, nella formazione e nella corresponsabilità.

La Provincia sostiene nuove comunità e centri di formazione in Corea del Sud e soprattutto in Vietnam, dove le numerose vocazioni rappresentano una preziosa speranza per il futuro.

Allo stesso tempo, attraverso le Lay Partnerships, i laici sono chiamati a condividere sempre più il carisma agostiniano nelle scuole e nelle parrocchie, contribuendo a custodirne e trasmetterne i valori.

Una missione che continua

Quella degli Agostiniani in Australia è una storia che continua a rinnovarsi: una presenza fedele alle proprie radici, ma capace di aprirsi alle sfide del presente.

È lo stesso spirito missionario che, nel 1838, condusse un giovane frate irlandese a salpare verso una terra lontana e che ancora oggi anima una comunità impegnata nell’annuncio del Vangelo, nell’educazione e nel servizio ai più fragili.

Due donne, due continenti, un unico Vangelo vissuto nella concretezza della carità

La Beata di Cascia e la Serva di Dio americana, apparentemente lontane per storia e vocazione, furono unite da una carità capace di trasformare la vita delle persone.

Il Novecento è stato un secolo di grandi trasformazioni, ma anche il tempo di donne che hanno saputo testimoniare il Vangelo con coraggio e lungimiranza.Tra queste emergono la Beata Madre Teresa Fasce, badessa del monastero di Santa Rita a Cascia, e la Serva di Dio Dorothy Day, giornalista e fondatrice negli Stati Uniti del Catholic Worker Movement.

Lontane per cultura, storia personale e vocazione, furono unite dalla stessa convinzione: la fede autentica deve diventare una forza capace di cambiare concretamente la vita degli altri.

Madre Teresa Fasce: un monastero aperto al mondo

Madre Teresa Fasce trascorse quasi tutta la sua vita nel monastero agostiniano di Cascia, ma il suo sguardo non rimase mai chiuso entro le mura del chiostro.

Comprese che la devozione a Santa Rita poteva diventare una sorgente di speranza, accoglienza e solidarietà. Con grande determinazione promosse la costruzione del nuovo Santuario, fondò la rivista Dalle Api alle Rose e sostenne numerose opere di carità.

Il suo impegno contribuì a trasformare Cascia in un luogo capace di accogliere migliaia di pellegrini provenienti da tutto il mondo.

«Speriamo che il popolo ascolti la Parola di Dio, che è eterna e colma gli animi di pace, avendo nell’eterno il suo fine.»
Beata Madre Teresa Fasce

Dorothy Day: accogliere significa restituire dignità

Negli stessi anni, dall’altra parte dell’oceano, Dorothy Day viveva una missione diversa, ma ispirata dallo stesso Vangelo.

Dopo una giovinezza segnata dall’impegno sociale e da una profonda ricerca interiore, si convertì al cattolicesimo e nel 1933 fondò il Catholic Worker Movement.

Attraverso le Case dell’Ospitalità, offrì cibo, rifugio e ascolto ai poveri, ai senzatetto e agli emarginati. Dimostrò così che la carità non è soltanto assistenza, ma riconoscimento della dignità di ogni persona.

«L’unico criterio dell’amore è la misura senza misura.»
Dorothy Day

La santità nei gesti quotidiani

Ciò che rende Madre Teresa Fasce e Dorothy Day così vicine non è soltanto ciò che hanno realizzato, ma il modo in cui hanno vissuto la propria vocazione.

Nessuna delle due cercò prestigio o consenso. Entrambe considerarono la fede come un impegno quotidiano da tradurre nell’accoglienza, nel servizio e nell’attenzione verso i più fragili.

Madre Teresa Fasce fece del monastero un luogo aperto al mondo, capace di generare opere spirituali e sociali destinate a durare nel tempo. Dorothy Day trasformò le strade delle città americane in luoghi di fraternità, aprendo le porte a chiunque avesse bisogno di aiuto.

Una carità che continua a parlare

Le loro vite mostrano che la carità non nasce necessariamente da gesti straordinari, ma dalla fedeltà quotidiana al Vangelo.È una carità che costruisce, accoglie, consola e restituisce speranza. Non cerca visibilità, ma lascia un segno profondo nella vita delle persone.

In una società spesso segnata dall’individualismo e dall’indifferenza, Madre Teresa Fasce e Dorothy Day ricordano che il cambiamento comincia sempre da un gesto concreto d’amore.

Perché la fede, quando è autentica, diventa servizio. E la carità vissuta con umiltà continua a parlare a ogni tempo e a ogni generazione.

La testimonianza di Santa Rita ci interroga sulla fedeltà, sulla perseveranza e sulla crisi delle vocazioni in una società che fatica a compiere scelte definitive

Il desiderio di Santa Rita

Fin da bambina Santa Rita desiderava consacrarsi a Dio, ma i genitori decisero per lei la strada del matrimonio. Solo dopo la perdita del marito e dei figli riuscì a entrare nel monastero agostiniano, dimostrando una straordinaria coerenza, perseveranza e forza d’animo.

La sua storia ci pone ancora oggi una domanda: siamo capaci di compiere scelte definitive e di rimanere fedeli nel tempo?

La crisi delle vocazioni

Oggi conventi e monasteri chiudono, le comunità religiose diminuiscono e molti sacerdoti sono chiamati a seguire più parrocchie contemporaneamente. Alla base vi è soprattutto la mancanza di vocazioni religiose e sacerdotali.Questa crisi riflette una difficoltà più ampia della società contemporanea: la paura di assumere impegni stabili e duraturi.

Il coraggio di donarsi

Viviamo in un tempo nel quale la realizzazione personale rischia di diventare l’unico criterio delle nostre scelte. Eppure il matrimonio, il sacerdozio e la vita consacrata richiedono la capacità di mettere al centro Dio e gli altri, rinunciando all’egoismo.

Ancora oggi esistono sacerdoti, religiosi, religiose e sposi che testimoniano con gioia la bellezza di una vita donata. Esperienze preziose, che meritano di essere raccontate e rese più visibili.

Pregare il Signore della messe

La Chiesa accompagna il discernimento attraverso incontri, percorsi vocazionali ed esperienze nei conventi e nei monasteri. Ma soprattutto siamo chiamati a pregare il Signore della messe perché mandi nuovi operai nella sua vigna.

Chiediamo a Santa Rita di ottenere per tutti noi perseveranza, forza d’animo e coraggio: il coraggio di non avere paura delle scelte definitive e di affidare la propria vita a Dio.

Dalla ricerca della felicità al valore dell’interiorità, il pensiero di Sant’Agostino continua a offrire risposte preziose alle inquietudini dell’uomo contemporaneo

«Ci hai fatti per Te e inquieto è il nostro cuore finché non riposa in Te.»
(Confessioni, I, 1, 1)

Ci sono uomini che appartengono al proprio tempo e uomini capaci di attraversare i secoli. Sant’Agostino appartiene a questa seconda categoria.

Le sue parole continuano a parlare all’uomo di oggi: inquieto, fragile e spesso disorientato. Agostino è ancora attuale perché ha raccontato l’animo umano con una sincerità che non invecchia.

Un uomo in ricerca

Nato a Tagaste nel 354 dopo Cristo, Agostino fu prima di tutto un uomo in ricerca. Prima di diventare vescovo e santo attraversò dubbi, passioni, errori, desideri di successo e profonde crisi interiori.

Nelle Confessioni racconta sé stesso senza maschere e descrive il bisogno più profondo dell’uomo: trovare una pace capace di colmare il cuore.

Viviamo in un’epoca ricca di connessioni, ma spesso povera di relazioni autentiche. Corriamo, cerchiamo esperienze e successo, ma non sempre sappiamo verso che cosa. L’inquietudine descritta da Agostino è anche la nostra.

Fede, ragione e interiorità

Agostino non considerava fede e ragione come realtà opposte. Per lui, credere non significava rinunciare a pensare, ma aprire le domande dell’uomo a un significato più grande.

Il suo invito a rientrare dentro sé stessi è particolarmente prezioso in un tempo dominato dal rumore, dalla velocità e dalle opinioni altrui:

«Non uscire fuori di te, rientra in te stesso: nell’uomo interiore abita la verità.»

Il silenzio, la coscienza e l’ascolto interiore diventano così vie per ritrovare una direzione.

Un messaggio di pace

Nella Città di Dio, Agostino riflette sulla crisi della società, sul potere, sulla giustizia e sui conflitti. Anche oggi il suo pensiero ricorda che nessuna comunità può reggersi soltanto sulla forza o sull’interesse, ma ha bisogno di un fondamento etico e spirituale.

Sant’Agostino continua quindi a essere un compagno di viaggio per l’uomo contemporaneo. Parla della fragilità senza disperazione, del desiderio senza superficialità e della ricerca senza offrire facili scorciatoie.

La sua attualità nasce proprio da qui: dal saper accompagnare ogni uomo nel viaggio più difficile e più importante, quello dentro sé stesso e verso Dio.

Alle radici della spiritualità di Santa Rita

Il 27 e 28 agosto la comunità agostiniana di Cascia celebra la festa di Sant’Agostino e Santa Monica.
Un appuntamento particolarmente significativo per la famiglia agostiniana tutta, di cui Santa Rita ha fatto, e che ci a riscoprirne le radici spirituali.

Il programma delle celebrazioni

Dal 25 al 27 agosto, per il triduo di preparazione, le Sante Messe saranno celebrate nella Basilica di Santa Rita alle ore 7.30, 10.30, 12.00, 16.00 e 18.00. Nelle stesse giornate, alle ore 19.00, una eccezionale celebrazione eucaristica si terrà anche presso la chiesa di Sant’Agostino.

28 agosto: diretta streaming per unire tutti

Nel giorno della festa, giovedì 28 agosto, le Sante Messe in Basilica saranno celebrate alle ore 7.30, 10.30, 12.00, 16.00 e 18.00.

Per permettere anche a chi non potrà raggiungere Cascia di partecipare spiritualmente alla festa, sarà attivata una diretta streaming a partire dalle ore 17.00, con il Rosario e il canto dei Vespri che precederanno la Santa Messa delle ore 18.00.

La trasmissione accompagnerà quindi l’intero momento di preghiera e preparazione alla celebrazione eucaristica, consentendo ai fedeli di unirsi da casa alla comunità raccolta nella Basilica di Santa Rita. Un’occasione per vivere insieme la festa di Sant’Agostino e Santa Monica, anche a distanza.

La processione verso la Chiesa di Sant’Agostino

Al termine della Messa delle ore 18.00, alle ore 19.00 prenderà il via la tradizionale processione dalla Basilica di Santa Rita alla chiesa di Sant’Agostino, situata al culmine del centro storico di Cascia.

Per vivere un momento di fraternità

Le celebrazioni si concluderanno con una cena all’aperto aperta a tutti, occasione di incontro e condivisione per la comunità locale e i pellegrini, nel segno della fraternità che caratterizza la tradizione agostiniana.

Un appuntamento che rinnova il legame con le radici agostiniane della santità di Rita e invita pellegrini e fedeli a vivere insieme due giornate di fede, preghiera e condivisione.

Unisciti a noi! Partecipa, anche in diretta, alle celebrazioni nella Solennità di Sant’Agostino il 28 agosto dalle ore 17.00!
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Settant’anni di una casa nata per accogliere

Nato nel 1956 per volontà della Beata Maria Teresa Fasce, l’Hotel delle Rose continua a essere il luogo in cui l’accoglienza diventa parte del pellegrinaggio verso Santa Rita.

«La comunione nasce dalla capacità di accogliere gli altri, offrendo ascolto, ospitalità e assistenza.»
Papa Leone XIV

Ci sono luoghi che nascono per offrire un servizio e altri che, fin dal primo giorno, custodiscono una missione. L’Hotel delle Rose, che quest’anno celebra settant’anni di storia, appartiene a questa seconda categoria.

Inaugurato nel 1956 come Casa del Pellegrino, fu fortemente voluto dalla Beata Maria Teresa Fasce, che comprese come il pellegrinaggio non si esaurisse nella visita alla Basilica, ma iniziasse dal sentirsi accolti.

Per lei, ospitare significava prendersi cura della persona nella sua interezza, offrendo ristoro al corpo e serenità allo spirito. Settant’anni dopo, quella stessa intuizione continua a vivere tra le mura dell’Hotel.Migliaia di pellegrini provenienti da ogni parte del mondo vi hanno trovato non soltanto una camera, ma un’atmosfera familiare, un sorriso e quel clima di pace che accompagna l’incontro con Santa Rita.

A raccontare la storia, l’identità e il futuro di questa realtà è il direttore Pietro Del Rio.

Quest’anno l’Hotel delle Rose celebra settant’anni di storia. Che significato ha questo anniversario?

«È un traguardo che ci riempie di gratitudine e commozione. Non rappresenta soltanto una ricorrenza, ma la conferma di una vocazione che continua nel tempo.L’Hotel delle Rose è nato per essere un’estensione della casa di Santa Rita, un luogo nel quale il pellegrino possa trovare ristoro. Per Cascia rappresenta anche un punto di riferimento importante e un simbolo della sua profonda identità di città dell’accoglienza.»

Quanto è ancora vivo il messaggio della Beata Maria Teresa Fasce?

«Il suo messaggio è la pietra angolare del nostro lavoro quotidiano. La Beata Maria Teresa comprese che l’accoglienza doveva essere completa: cura dello spirito, ma anche attenzione alle necessità pratiche della persona.Per questo non consideriamo mai l’ospitalità come una semplice attività alberghiera. Ogni ospite deve sentirsi atteso e accolto con gentilezza, ascolto e familiarità.»

C’è un’immagine che rappresenta meglio lo spirito dell’Hotel?

«Una delle immagini più belle è quella delle famiglie che tornano di generazione in generazione. Ci sono nonni che erano venuti qui da giovani e che oggi accompagnano i nipoti, mostrando fotografie scattate negli anni Sessanta o Settanta.È emozionante anche vedere pellegrini provenienti da Paesi diversi condividere un sorriso, una preghiera o la commozione vissuta dopo la visita al Santuario.»

Come è cambiato il pellegrino e come si è evoluto l’Hotel?

«Oggi gli ospiti cercano maggiore comfort, flessibilità, accessibilità e servizi tecnologici efficienti. L’Hotel si è quindi rinnovato, migliorando gli ambienti e la qualità dell’accoglienza.La sfida è innovare senza perdere l’anima del luogo. Chi soggiorna qui deve trovare servizi di qualità, ma anche continuare a respirare un’atmosfera di pace, silenzio e fraternità

Che cosa direbbe a chi non è mai stato a Cascia?

«Direi che l’Hotel delle Rose non è semplicemente un luogo in cui pernottare, ma l’inizio dell’esperienza del pellegrinaggio.È un’oasi di pace, a pochi passi dai luoghi ritiani, nella quale la cura del corpo si unisce alla serenità della mente e dello spirito.»

Qual è il suo augurio per il futuro?

«L’augurio è che l’Hotel delle Rose possa continuare a leggere i cambiamenti del tempo, restando fedele alla propria missione originaria.Che possa essere sempre una casa lontano da casa per i pellegrini di tutto il mondo, sotto la protezione della Beata Maria Teresa Fasce e di Santa Rita.»

La pace non è soltanto un obiettivo da raggiungere, ma una scelta che ogni generazione è chiamata a rinnovare. La fede, la preghiera e la conversione del cuore indicano una strada concreta per costruire un futuro di speranza, seguendo l’esempio di Santa Rita.

Un messaggio che attraversa la storia

La storia del Novecento è stata segnata da guerre che hanno provocato sofferenze incalcolabili. La Prima Guerra Mondiale, definita da Papa Benedetto XV una «inutile strage», causò milioni di vittime e lasciò un segno profondo nella coscienza dell’umanità.

Proprio durante quel conflitto, nel 1917, la Vergine Maria apparve a Fatima ai tre pastorelli Giacinta, Francesco e Lucia, affidando loro un messaggio di conversione, preghiera e pace. La Madonna invitò il mondo alla recita quotidiana del Santo Rosario, indicando nella fede e nel ritorno a Dio la via per ottenere il dono della pace e scongiurare nuove tragedie.

Per la Chiesa, il messaggio di Fatima continua ancora oggi a richiamare ogni persona alla responsabilità di costruire un mondo riconciliato, fondato sulla fede, sulla conversione e sull’amore di Dio.

La pace nasce dalla conversione del cuore

La pace autentica non può essere costruita soltanto attraverso accordi politici o strategie diplomatiche. Essa trova il suo fondamento nella conversione personale e comunitaria, nel desiderio di vivere secondo il Vangelo e di rimettere Dio al centro della propria esistenza.

Per questo la tradizione cristiana invita ad affidare la propria vita e la propria famiglia al Sacro Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria, segni dell’amore misericordioso di Dio e sorgente di pace interiore. La preghiera, vissuta con costanza, diventa così una forza capace di trasformare il cuore e di portare serenità nelle famiglie, nelle comunità e nella società.

Una scelta che riguarda ogni generazione

Gesù stesso insegna, nella parabola del grano e della zizzania, che nella storia il bene e il male continueranno a convivere fino alla fine dei tempi. Per questo ogni generazione è chiamata a scegliere, ogni giorno, da quale parte stare.

Sant’Agostino ricorda che l’amore di Dio genera pace, mentre l’egoismo e il rifiuto del Signore producono disordine e divisione. Anche la conoscenza della storia dovrebbe aiutarci a comprendere il valore della pace e a rifiutare ogni forma di violenza, scegliendo sempre la via del dialogo, della giustizia e della fraternità.

Santa Rita, testimone di speranza

Santa Rita ha vissuto questa scelta con coraggio, equilibrio e profonda fiducia in Dio. La sua esistenza, segnata dalla sofferenza ma illuminata dalla fede, continua a ricordare che la pace è già presente ogni volta che accogliamo Cristo nella nostra vita.

Il suo sguardo rivolto a Gesù Crocifisso insegna che la riconciliazione con Dio è il fondamento di ogni autentica pace: con noi stessi, con gli altri e con l’intero creato. La speranza cristiana guarda inoltre al compimento definitivo del Regno di Dio, quando «cieli nuovi e terra nuova» saranno finalmente dimora stabile della pace e della giustizia.

Un impegno che continua ogni giorno

Seguendo l’esempio di Santa Rita, siamo invitati a coltivare la pace attraverso la preghiera, la carità e l’attenzione verso chi vive nella solitudine o nella sofferenza. La recita del Santo Rosario, il ricordo dei nostri defunti e i gesti concreti di vicinanza diventano occasioni per testimoniare il Vangelo nella vita quotidiana.

Ogni devoto di Santa Rita è chiamato a diventare costruttore di pace, vivendo la beatitudine proclamata da Gesù: «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9). È da questa promessa che nasce la speranza di un futuro in cui la pace non sia soltanto un desiderio, ma una realtà costruita giorno dopo giorno.

La pace non nasce dalla forza, ma da scelte concrete di amore, perdono e servizio. Gesù e Santa Rita mostrano che la vera pace si costruisce con la mitezza, la giustizia e la carità, trasformando ogni gesto quotidiano in un seme di riconciliazione.

La pace, una promessa che attraversa la storia

La storia dell’umanità, così come quella narrata nella Bibbia, è segnata da guerre, conflitti e divisioni. Eppure, fin dalle pagine dell’Antico Testamento, Dio indica al suo popolo una strada diversa: quella della pace, promessa a chi accoglie la sua alleanza e vive secondo i suoi comandamenti.

I profeti annunciano con forza questo tempo nuovo. Isaia immagina un mondo in cui «spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri» e nessun popolo «imparerà più l’arte della guerra» (Is 2,2-4). Anche il profeta Zaccaria descrive l’arrivo di un re umile che porterà la pace alle nazioni, non attraverso la forza delle armi, ma con la giustizia e la mitezza (Zc 9,9-10).

Gesù indica una via diversa

Quella promessa trova il suo compimento in Gesù Cristo. Egli rifiuta ogni forma di potere fondato sulla violenza e non si presenta come un condottiero, ma come il Servo che dona la propria vita per amore dell’umanità.

Con il suo esempio, Gesù insegna che la pace nasce dalla capacità di spezzare la spirale dell’odio. Non risponde all’offesa con l’offesa né alla violenza con altra violenza, ma invita a pregare per chi perseguita e a perdonare chi fa del male. Anche sulla croce testimonia fino in fondo questa scelta, mostrando che il vero amore è capace di vincere il male con il bene.

Santa Rita, maestra di riconciliazione

Santa Rita ha fatto del Vangelo una regola di vita. Nelle relazioni familiari e nella quotidianità ha scelto sempre la via della pazienza, della preghiera e del dialogo, anche nelle situazioni più difficili.

La tradizione racconta che non alimentava mai la rabbia con parole dure o giudizi severi. Prima di parlare pregava, cercando di rispondere con saggezza e carità. La sua testimonianza dimostra che la pace non si improvvisa, ma si costruisce giorno dopo giorno attraverso il rispetto, l’ascolto e il desiderio sincero di riconciliazione.

Dopo la morte del marito e dei figli, Santa Rita spinse il suo amore ancora più lontano, arrivando ad assistere anche gli assassini del marito colpiti dalla peste. Un gesto straordinario che rivela come il perdono e la carità abbiano la forza di trasformare il cuore umano.

Diventare costruttori di pace

Anche oggi la pace si costruisce con strumenti semplici ma potenti: il controllo delle parole, il rispetto reciproco, la pazienza, il servizio verso chi soffre e la disponibilità al perdono.

Seguendo l’esempio di Santa Rita, ciascuno è chiamato a essere artigiano di pace nella propria famiglia, sul luogo di lavoro, nelle comunità e in ogni ambiente di vita. Ogni parola che unisce invece di dividere, ogni gesto di accoglienza e ogni atto di carità diventano un segno concreto del Vangelo vissuto.

Imparando da Santa Rita a seguire Gesù, mite e umile di cuore, possiamo contribuire a costruire una società più fraterna e ritrovare quella pace che nasce dall’amore di Dio e si diffonde nella vita di ogni giorno.

La pace è un dono di Dio, ma anche una responsabilità affidata a ciascuno di noi. Seguendo l’esempio di Santa Rita, ogni persona è chiamata a costruirla ogni giorno attraverso il perdono, il dialogo e la scelta del bene.

La pace che nasce dall’incontro con Cristo

«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi» (Gv 14,27). Con queste parole, pronunciate durante l’Ultima Cena, Gesù affida ai suoi discepoli un dono unico: una pace che nasce dall’amore di Dio e dal suo perdono.

Dopo la Risurrezione, il primo saluto di Gesù agli apostoli è ancora un augurio di pace. Non si tratta di una semplice serenità interiore, ma della riconciliazione con Dio, capace di rinnovare il cuore e di aprire relazioni nuove. Attraverso la Chiesa, l’annuncio della Parola e i Sacramenti, questo dono continua a raggiungere ogni uomo e ogni donna, in ogni tempo.

Il perdono apre la strada alla pace

La pace non si costruisce una volta per tutte, ma è una conquista quotidiana. Significa imparare a fare pace con la propria storia, con la propria famiglia, con le ferite del passato e con le persone incontrate lungo il cammino della vita.

Per questo la pace richiede non solo il desiderio di giustizia, ma anche la capacità di perdonare e di lasciarsi perdonare. È una strada impegnativa, che chiede di superare il risentimento e di interrompere la spirale dell’odio.

Santa Rita rappresenta uno degli esempi più luminosi di questo cammino. Di fronte alle prove più dure della sua vita, dalla morte violenta del marito ai propositi di vendetta dei familiari, scelse la via del perdono, trasformando il dolore in occasione di riconciliazione e di speranza.

Vincere il male con il bene

Il Vangelo invita a non rispondere al male con altro male. Anche San Paolo esorta i cristiani: «Non rendete a nessuno male per male… Se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti… Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene» (Rm 12,17-18.21).

Sono parole che conservano tutta la loro attualità. La pace si costruisce attraverso gesti concreti di dialogo, pazienza, ascolto e rispetto reciproco. È nelle scelte quotidiane che ciascuno può spezzare la catena della violenza e contribuire a creare relazioni più autentiche e fraterne.

Un impegno che riguarda tutti

La pace non è solo una responsabilità personale, ma anche una missione che coinvolge l’intera società. Dopo oltre ottant’anni senza guerre sul territorio italiano, siamo chiamati a custodire questo bene prezioso e a promuovere una cultura fondata sulla dignità della persona, sulla giustizia e sul rispetto tra i popoli.

Come ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica, «il rispetto e lo sviluppo della vita umana richiedono la pace» (CCC 2304). Per questo è fondamentale sostenere ogni percorso di dialogo e di riconciliazione, affidando ai governanti la responsabilità di ricercare soluzioni giuste e durature ai conflitti e trasmettendo alle nuove generazioni il valore della non violenza e della fraternità.

Con Santa Rita, operatori di pace

Essere devoti di Santa Rita significa tradurre la fede in gesti concreti di carità e di vicinanza verso chi vive situazioni di povertà, sofferenza e solitudine. Ogni gesto di aiuto, ogni parola di conforto e ogni scelta di perdono diventano un seme di pace capace di trasformare il mondo.

Affidiamoci all’intercessione di Santa Rita e della Vergine Maria, Regina della Pace, perché ci accompagnino nel diventare autentici operatori di pace, nelle nostre famiglie, nelle comunità e in ogni ambiente di vita.

La pace non è soltanto un ideale da perseguire, ma un dono che Dio offre all’umanità. Attraverso la storia della salvezza, culminata in Gesù Cristo, ogni uomo è chiamato ad accogliere questo dono e a diventarne testimone nella vita di ogni giorno.

La Sacra Scrittura racconta la storia dell’umanità come una continua storia di salvezza, nella quale Dio non smette mai di cercare l’uomo. Dall’Antico Testamento fino alla Nuova Alleanza compiuta in Gesù Cristo, il Signore si rivela come un Padre misericordioso che desidera instaurare con il suo popolo un rapporto di amore, fedeltà e comunione.

Attraverso figure come Adamo ed Eva, Noè, Abramo, Mosè, Davide e i profeti, Dio rinnova costantemente la sua alleanza, indicando all’umanità una via di vita e di pace. Donando i Dieci Comandamenti a Mosè, si manifesta come «Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e fedeltà» (Es 34,6), invitando il suo popolo a vivere secondo la sua volontà.

Quando l’uomo si allontana da Dio e sceglie l’egoismo e la violenza, la storia conosce guerre, sofferenze e divisioni. Ma ogni ritorno all’alleanza con il Signore apre nuovamente la strada alla speranza e alla pace.

Gesù Cristo è la nostra pace

Il compimento di questo disegno di salvezza è Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo. Con la sua nascita, la sua morte e la sua risurrezione, Cristo dona definitivamente la pace a quanti accolgono il suo amore.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica ricorda che «Con il sangue della sua croce Egli ha distrutto l’inimicizia, ha riconciliato gli uomini con Dio… Egli è la nostra pace» (CCC 2305; Ef 2,14). Non è un caso che il primo annuncio della nascita di Gesù sia stato proprio un annuncio di pace: gli angeli, nella notte di Betlemme, proclamarono infatti: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama» (Lc 2,14).

La pace cristiana nasce dall’incontro con Cristo e dalla certezza che l’amore di Dio è più forte di ogni divisione.

Una pace che si rinnova ogni giorno

L’amore manifestato nel Natale e nella Pasqua continua a rendersi presente nella vita della Chiesa attraverso l’azione dello Spirito Santo. In modo particolare, la celebrazione dell’Eucaristia rinnova l’alleanza di perdono, misericordia e pace che Dio offre continuamente all’umanità.

Ogni Santa Messa diventa così un invito a lasciarsi riconciliare con Dio e a diventare strumenti di comunione nelle proprie famiglie, nelle comunità e nei luoghi di vita quotidiana.

Con Santa Rita, testimoni della pace

Santa Rita continua a indicare una strada concreta per accogliere il dono della pace. La sua vita, segnata dalla preghiera, dalla fede e dal perdono, testimonia che è possibile costruire relazioni nuove anche nelle situazioni più difficili.

Seguendo il suo esempio, siamo chiamati a rimanere uniti a Dio attraverso la preghiera quotidiana e la partecipazione all’Eucaristia, lasciandoci trasformare dal suo amore. È da questa relazione profonda con il Signore che nasce la forza di diventare autentici operatori di pace, capaci di portare speranza e riconciliazione nelle piccole e grandi realtà della vita di ogni giorno.

Di fronte alle guerre, alle violenze e alle divisioni che segnano il nostro tempo, il Monastero di Santa Rita invita a riscoprire il vero significato della pace: un dono da accogliere e una responsabilità da costruire ogni giorno con la preghiera, la giustizia e la fraternità.

La pace è il desiderio più profondo dell’umanità. In un mondo attraversato da conflitti, tensioni e violenze, cresce il bisogno di riscoprire relazioni fondate sul dialogo, sul rispetto e sulla solidarietà. È una sfida che riguarda tutti, nessuno escluso.

La Chiesa richiama costantemente l’attenzione sul valore della pace, invitando i fedeli a diventarne testimoni concreti nella vita quotidiana. Tra i testi più significativi del Magistero rimane l’enciclica Pacem in terris di San Giovanni XXIII, ancora oggi un punto di riferimento per costruire una società fondata sulla giustizia, sulla dignità della persona e sul bene comune.

L’appello di Papa Leone XIV

Un messaggio che ha toccato il cuore di milioni di persone è stato quello pronunciato da Papa Leone XIV l’8 maggio dello scorso anno, quando, dalla Loggia della Basilica di San Pietro, ha rivolto al mondo il suo primo saluto augurando «la pace di Cristo, una pace disarmata e disarmante». Un invito accompagnato dalla preghiera dell’Ave Maria, recitata insieme ai fedeli per implorare il dono della pace nel mondo.

Le immagini di guerre, distruzione e sofferenza che ogni giorno raggiungono le nostre case attraverso i mezzi di comunicazione ci interrogano profondamente. Alle violenze tra i popoli si aggiungono quelle che feriscono le famiglie e le relazioni, alimentando un senso diffuso di smarrimento.

Che cos’è davvero la pace?

Il Catechismo della Chiesa Cattolica ricorda che la pace non è semplicemente assenza di guerra. È il frutto della giustizia, della carità, del rispetto della dignità di ogni persona e dell’impegno quotidiano per costruire rapporti fraterni.

Anche Sant’Agostino la definisce come la «tranquillità dell’ordine»: dove prevalgono egoismo, ingiustizia e divisione, la pace non può trovare spazio. È una realtà che riguarda la vita di ciascuno, perché il disordine del cuore finisce inevitabilmente per riflettersi nelle relazioni, nelle famiglie e nella società.

Con Santa Rita, costruttori di pace

Santa Rita continua a indicare una strada concreta e possibile: quella dei piccoli gesti compiuti ogni giorno con amore, umiltà e fiducia in Dio. L’accoglienza, il perdono, l’ascolto e la vicinanza agli altri sono i primi mattoni con cui costruire una pace autentica e duratura.

Anche la preghiera, in particolare il Rosario, diventa un prezioso strumento per ritrovare serenità interiore e affidare al Signore il desiderio di pace per il mondo intero. Perché ogni cambiamento duraturo nasce dal cuore di ciascuno e si traduce in gesti capaci di trasformare la vita delle persone e delle comunità.

La magica notte di San Lorenzo torna a illuminare il sagrato della Basilica di Santa Rita con “Notte sotto le Stelle”. Il tradizionale appuntamento che lunedì 10 agosto, alle ore 21.00, unirà musica, memoria e condivisione in uno dei luoghi più amati dai pellegrini e dalla comunità di Cascia.

Per chi non potrà essere presente la serata sarà anche trasmessa in diretta streaming sul canale Youtube del Monastero.

Un omaggio a Giacomo Persiani

Da anni, per la Famiglia Agostiniana di Cascia, questa serata rappresenta un momento particolarmente significativo, dedicato al ricordo di Giacomo PersianiStorico organista della Basilica e figura profondamente amata dalla comunità ritiana e casciana, che nel 1997 lasciò prematuramente a causa di una malattia.

Attraverso la musica, la sua memoria continua a vivere e a riunire persone provenienti da luoghi diversi in un clima di fraternità, amicizia e serenità. Nel segno dei valori che hanno caratterizzato il suo servizio e il suo legame con il Santuario.

Il concerto sul sagrato della Basilica, anche in diretta streaming

Protagonista dell’edizione 2026 sarà il Corpo Bandistico Città di Appignano A.P.S., diretto dal Maestro Mirco Barani, con la partecipazione della solista Agnese Paoloni.

La banda marchigiana vanta una storia lunga 140 anni e rappresenta una delle realtà musicali più longeve e radicate del territorio. Composta da circa 40 elementi, propone un repertorio ampio e variegato che spazia dalle grandi pagine della tradizione lirica e classica alle melodie popolari. Fino alle composizioni dei più importanti autori contemporanei internazionali.

Le note dei musicisti accompagneranno il pubblico in un percorso coinvolgente ed emozionante, capace di valorizzare la suggestiva cornice del sagrato della Basilica e di offrire un’esperienza musicale per tutti.

La serata sarà trasmessa anche in diretta sui canali social del Monastero Santa Rita da Cascia, per permettere di partecipare a distanza a tutti coloro che non potranno essere presenti e condividere insieme questo speciale momento di musica e memoria.

Una notte di musica, bellezza e comunità

Sotto il cielo della notte di San Lorenzo, tra le stelle e la spiritualità che caratterizzano Cascia, la musica diventerà occasione per vivere insieme un momento di bellezza e armonia.

L’evento rinnova una tradizione molto sentita, capace di unire residenti, pellegrini e visitatori in un’atmosfera di festa e raccoglimento. Tutto nel cuore dei luoghi che custodiscono la memoria e il messaggio di Santa Rita e di tutti coloro che hanno contribuito e contribuiscono alla sua grandezza.

Vi aspettiamo il 10 agosto alle ore 21.00, anche in diretta streaming.
Clicca qui per seguire la diretta!

Ci apprestiamo a celebrare la Solennità dell’Assunzione di Maria al Cielo, una delle feste mariane più sentite dell’anno.

In preparazione alla solennità, nei giorni 11, 12 e 13 agosto, alle ore 21.00, si terrà la preghiera del Santo Rosario.

Il momento centrale sarà la processione sul Viale del Santuario, prevista per venerdì 14 agosto alle ore 21.00. Un appuntamento di fede e devozione che accompagnerà la comunità verso la celebrazione della festa.

Sabato 15 agosto, giorno della Solennità dell’Assunzione di Maria, saranno celebrate le Sante Messe nei seguenti orari:

  • ore 7.30
  • ore 9.00
  • ore 10.30
  • ore 12.00
  • ore 16.00
  • ore 18.00

La Messa delle ore 18.00 sarà trasmessa anche in streaming, sul canale Youtube del Monastero, per permettere ai fedeli lontani di partecipare alla preghiera della Basilica
CLICCA QUI PER LA DIRETTA!

In occasione della Solennità del 15 agosto sarà inoltre possibile ricevere il dono dell’Indulgenza plenaria, secondo le disposizioni della Chiesa.

Vi invitiamo a partecipare a questi momenti di preghiera e celebrazione, affidandoci alla protezione della Vergine Maria.

Una storia di fede, cultura e impegno sociale che attraversa oltre un secolo di presenza missionaria

Le origini: evangelizzare attraverso l’educazione

La presenza dell’Ordine di Sant’Agostino (OSA) in Brasile affonda le sue radici nella spiritualità di Ippona e prende forma concreta il 17 luglio 1899, con l’arrivo dei primi frati della Provincia del Santissimo Nome di Gesù delle Filippine, di origine spagnola.

In un contesto segnato da difficoltà linguistiche e sanitarie, i religiosi compresero fin da subito che l’evangelizzazione passava anche attraverso l’istruzione. Nacquero così importanti istituzioni come il Collegio Sant’Agostino a San Paolo e il Collegio San Giuseppe a São José do Rio Preto, affiancate da luoghi dedicati alla formazione, come il Seminario di Curitiba e, più tardi, il Centro di Studi Agostiniani.

In questo primo periodo si distingue la figura del Beato Mariano de la Mata Aparicio, testimone di una fede vissuta nel servizio e nella vicinanza agli ultimi, esempio di dedizione ai più poveri e ai malati.

L’espansione missionaria e il volto internazionale dell’Ordine

Nel corso del Novecento, la presenza agostiniana in Brasile si ampliò grazie all’arrivo di religiosi provenienti da altre province europee. Gli agostiniani di Castiglia, giunti nel 1933, si radicarono nello Stato di San Paolo, fondando importanti istituzioni educative e portando la propria missione anche nelle aree più interne del Paese, come il Goiás.

Nel 1962 arrivarono gli agostiniani di Malta, in un clima ecclesiale profondamente rinnovato dal Concilio Vaticano II. La loro presenza diede nuovo slancio all’attività pastorale in diverse regioni del Brasile, tra cui Mato Grosso do Sul, Belo Horizonte e San Paolo.

Questa pluralità di provenienze ed esperienze contribuì a costruire nel tempo un’identità agostiniana ricca e articolata, capace di dialogare con le diverse realtà culturali e sociali del Brasile e di adattare la propria missione alle esigenze delle comunità locali.

Un’eredità viva tra unità e impegno sociale

La necessità di rispondere in maniera sempre più coordinata alle sfide del presente ha condotto, nel 2013, alla nascita della Provincia Agostiniana del Brasile, seguita, nel 2019, dall’elevazione della Provincia Nostra Signora della Consolazione.

Oggi l’identità agostiniana in Brasile continua a esprimersi soprattutto attraverso il forte legame tra educazione, evangelizzazione e promozione sociale, con una particolare attenzione alla formazione integrale della persona.

Fedeli al principio agostiniano del «Cor Unum et Anima Una in Deum», un cuore solo e un’anima sola protesi verso Dio, i frati continuano la loro missione nei grandi contesti urbani così come nelle realtà più periferiche, accompagnando le comunità e rispondendo alle nuove fragilità sociali.

Una missione che continua nel presente

Quello degli agostiniani in Brasile è un cammino iniziato oltre un secolo fa, ma ancora profondamente vivo. Fede, cultura, educazione e carità restano i pilastri di una presenza che ha saputo attraversare epoche e trasformazioni sociali senza perdere il legame con la spiritualità di Sant’Agostino.

Un percorso sostenuto anche dalla memoria e dalla testimonianza di figure significative della famiglia agostiniana e, oggi, dalla figura di Papa Leone XIV, primo Pontefice appartenente all’Ordine di Sant’Agostino. Un’eredità spirituale che continua nell’impegno quotidiano di una comunità religiosa chiamata, ancora oggi, ad accompagnare i cuori inquieti nella ricerca della Verità.

Da Cascia al Novecento, Santa Rita e Madre Teresa Fasce hanno sfidato i limiti imposti alle donne del loro tempo. La loro eredità continua a parlare a una società che cerca pace, giustizia e speranza.

Non hanno governato Stati né guidato eserciti, ma hanno lasciato un’impronta profonda nella storia attraverso la forza della fede, della cura e del servizio.

Sette secoli le separano. Una è vissuta nell’Italia medievale, l’altra nel Novecento attraversato da guerre, povertà e grandi trasformazioni sociali. Eppure, osservando le loro vite, emerge una sorprendente affinità: Santa Rita e la Beata Madre Teresa Fasce hanno saputo guardare oltre il proprio tempo, intuendo bisogni, valori e sfide che ancora oggi interrogano il mondo.

Non hanno esercitato il potere secondo i modelli tradizionali della storia. Non hanno guidato eserciti né governato nazioni. Hanno invece scelto la forza della fede, del servizio e della cura, lasciando un’eredità che continua a ispirare uomini e donne di ogni epoca.

Santa Rita, la profezia del perdono

Quando si pensa a Santa Rita, il primo pensiero corre alla santa del perdono e della pace. Ma la sua testimonianza è molto più profonda. In un contesto segnato da violenze, faide familiari e desiderio di vendetta, Rita compì una scelta rivoluzionaria: spezzare la catena dell’odio.

La sua non fu una decisione dettata dalla debolezza, bensì da una straordinaria forza interiore. Comprese che il male non si vince con altro male, ma soltanto trasformandolo in bene. Una visione che, a distanza di oltre sei secoli, mantiene una sorprendente attualità in un mondo ancora ferito da guerre, divisioni e conflitti.

La sua vita dimostra che la pace non nasce dall’assenza di difficoltà, ma dalla capacità di costruire riconciliazione anche quando tutto sembra perduto.

Madre Teresa Fasce, una donna capace di guardare lontano

Quell’eredità spirituale venne raccolta dalla Beata Madre Teresa Fasce, nata nel 1881 e badessa del Monastero di Santa Rita dal 1920 fino alla morte, nel 1947.

La sua fede non rimase mai confinata entro le mura del monastero. Si tradusse in opere concrete, iniziative sociali e progetti capaci di rispondere ai bisogni delle persone più fragili. Fu lei a promuovere la costruzione della Basilica di Santa Rita e a dare vita all’Opera di Santa Rita, destinata all’accoglienza degli orfani e dei bambini in difficoltà, trasformando la devozione alla Santa in una straordinaria esperienza di carità concreta.

In un’epoca in cui alle donne erano ancora riservati spazi limitati nella vita pubblica, Madre Fasce dimostrò capacità organizzative, visione e determinazione fuori dal comune. Seppe coinvolgere benefattori, creare reti di solidarietà, comunicare con efficacia e utilizzare strumenti innovativi per diffondere il messaggio di Santa Rita.Per questo può essere considerata, a pieno titolo, una donna del futuro.

Una leadership che nasce dal servizio

Ciò che accomuna Santa Rita e Madre Teresa Fasce non è soltanto la fede, ma anche una particolare idea di leadership.Nessuna delle due ha cercato prestigio o potere personale. Hanno invece scelto la via del servizio, della responsabilità e dell’attenzione agli altri.È una leadership silenziosa, spesso poco appariscente, ma capace di generare cambiamenti profondi e duraturi. Una forza che nasce dall’ascolto, dalla compassione e dalla capacità di prendersi cura delle persone.

Entrambe hanno compreso una verità che oggi appare più attuale che mai: una società cresce davvero quando nessuno viene lasciato indietro.

Una visione sorprendentemente attuale

Santa Rita lo testimonia attraverso il perdono e la riconciliazione. Madre Teresa Fasce attraverso l’accoglienza degli ultimi, dei poveri e dei bambini senza famiglia.Pur vivendo in epoche diverse, entrambe hanno posto al centro la dignità della persona, anticipando una sensibilità che oggi riconosciamo come fondamentale.

Anche il loro essere donne rappresenta un elemento di straordinaria modernità. In contesti storici profondamente differenti, Rita e Madre Fasce hanno esercitato una leadership autentica senza rinunciare alla propria identità. Non hanno imitato modelli di potere esistenti, ma hanno aperto strade nuove, fondate sulla relazione, sulla responsabilità e sulla capacità di costruire comunità.

Un messaggio che parla ancora al nostro tempo

Forse è proprio questa la ragione per cui continuano a parlarci con tanta forza.Santa Rita e la Beata Madre Teresa Fasce non appartengono soltanto alla storia della Chiesa o del Monastero di Cascia. La loro testimonianza offre ancora oggi una risposta alle grandi domande del nostro tempo.

Le loro vite ricordano che il futuro si costruisce ogni volta che si sceglie la pace invece della vendetta, la solidarietà invece dell’indifferenza, la speranza invece della rassegnazione.Separate da sette secoli, hanno indicato la stessa direzione.Ed è una direzione di cui il nostro tempo continua ad avere profondamente bisogno.

Redenzione è una delle parole centrali della fede cristiana. Significa riscattoricompra, liberazione. È il dono con cui Dio, per amore dell’umanità, ci ha restituito la vita nuova attraverso il sacrificio di Gesù Cristo.

Lo ricorda il libro dell’Apocalisse:

«A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen» (Ap 1,5b-6).

L’essere umano, segnato dalla fragilità e dal peccato, non è in grado di salvarsi con le proprie forze. Per questo Dio prende l’iniziativa e offre all’uomo la possibilità di una vita nuova. È il cuore del Vangelo, espresso nelle parole di Gesù:

«Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16).

La redenzione nasce dunque dall’amore infinito di Dio. Cristo ci ha riscattati con il suo preziosissimo sangue, liberandoci dalla schiavitù del peccato e aprendo a ciascuno la strada della salvezza.

Questo dono, però, non elimina la nostra libertà. Dio non impone il suo amore, ma lo offre. Ognuno è chiamato a scegliere se accogliere o rifiutare la grazia della salvezza. L’amore autentico, infatti, non può essere imposto.

Lo esprime con straordinaria chiarezza sant’Agostino:

«Chi ha creato te senza di te, non salverà te senza di te».

La redenzione, quindi, è l’incontro tra l’iniziativa gratuita di Dio e la libera risposta dell’uomo. È il segno più grande dell’amore divino, che non si arrende davanti alla debolezza umana, ma continua a offrire a ogni persona la possibilità di ricominciare, ritrovando in Cristo la speranza, la libertà e la vita eterna.

Dal 16 al 18 luglio 2026 Cascia ospita il Peace Village, tre giornate dedicate alla promozione della pace, del dialogo e della solidarietà tra i popoli. Oltre 450 giovani provenienti da più di 45 Paesi animeranno il borgo umbro con incontri, laboratori, concerti, performance artistiche e momenti di confronto aperti a tutta la cittadinanza.

La Marcia della Pace

L’appuntamento più atteso è la Marcia della Pace, in programma venerdì 17 luglio. La partenza è prevista alle ore 18.00dalla Sala della Pace del Santuario di Santa Rita, alla presenza dell’Assessore regionale Fabio Barcaioli, dell’Amministrazione comunale di Cascia e di Flavio Lotti, presidente della Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace.

La marcia rappresenta l’83ª tappa del Giro d’Italia per la Pace, iniziativa promossa dalla Fondazione PerugiAssisi e dal Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace, nata per rafforzare l’impegno delle comunità nella costruzione di una cultura della pace. Il corteo attraverserà il centro storico di Cascia per concludersi in Piazzale San Francesco, dove prenderà vita “Essere Orchestra”, un’esperienza musicale partecipativa guidata da Stefano Baroni, capace di trasformare persone provenienti da culture e lingue diverse in un’unica comunità sonora.

Arte, dialogo e partecipazione

Sabato 18 luglio, dalle 10.00 alle 13.00, la Sala della Pace ospiterà “Cascia Welcomes Peace”, un evento che unirà testimonianze, arte e riflessione grazie alla partecipazione di artiste provenienti da Australia, Stati Uniti, Ucraina, Slovenia e Italia, coinvolte nella residenza artistica Cascia Welcomes Art.

La residenza, sostenuta dalla Fondazione Santa Rita da Cascia Ente Filantropico ETS, invita a riflettere sulla pace in tre dimensioni: la pace con sé stessi, la pace con l’ambiente e la pace tra i popoli, valorizzando il dialogo tra culture e la costruzione di comunità sempre più inclusive e solidali.

Le parole di Madre Maria Grazia Cossu

«L’esempio di Santa Rita ci ricorda che la pace non è un traguardo lontano, ma una scelta quotidiana che ciascuno di noi può costruire, attraverso dialogo, ascolto e riconciliazione. Sono principi che ispirano anche l’azione della nostra Fondazione, con la quale sosteniamo questa iniziativa per promuovere un percorso di educazione alla pace, coinvolgendo giovani, comunità e culture diverse. Cascia diventa così un luogo di incontro, partecipazione e speranza, dove il messaggio di Santa Rita continua a ispirare la costruzione di una cultura della pace quanto mai necessaria», dichiara Madre Maria Grazia Cossu, Badessa del Monastero di Santa Rita da Cascia e Presidente della Fondazione Santa Rita da Cascia Ente Filantropico ETS.

Un messaggio di speranza

Il programma del Peace Village comprende anche trekking sul Sentiero di Santa Rita, workshop dedicati all’inclusione, alla sostenibilità e al welfare culturale, laboratori artistici, attività interculturali, spettacoli e concerti, offrendo ai partecipanti occasioni di incontro e condivisione.

L’iniziativa si inserisce nel Social Hackathon Umbria, che celebra il suo decimo anniversario dedicando questa edizione al tema della pace e al 16° Obiettivo dell’Agenda 2030 dell’ONU, confermando Cascia come luogo di dialogo, accoglienza e costruzione di un futuro fondato sulla fraternità.

In un mondo ferito da guerre e divisioni, Santa Rita ci ricorda che costruire la pace comincia da noi stessi

La pace inizia da noi. È questo il messaggio semplice e profondo che Santa Rita continua a consegnare al mondo di oggi, segnato da conflitti, violenze e profonde divisioni. In un tempo in cui la guerra sembra tornare ad essere considerata una soluzione possibile alle controversie tra i popoli, la testimonianza della Santa di Cascia ci invita a guardare oltre l’assenza delle armi e a riscoprire il valore di una pace autentica, che nasce innanzitutto nel cuore di ogni persona.

La pace non è solo assenza di guerra

Spesso si pensa che la pace coincida semplicemente con la fine dei conflitti. Certamente vivere senza guerra è un bene prezioso, ma non basta. Se le cause dell’odio, della vendetta e dell’incomprensione rimangono irrisolte, il rischio che la violenza torni ad esplodere resta sempre presente.

Anche la cosiddetta “pace armata”, fondata sull’equilibrio della paura, ha dimostrato nel corso della storia tutti i suoi limiti. La vera pace non può nascere dalla minaccia delle armi, ma dal dialogo, dal rispetto reciproco e dalla volontà di riconoscere nell’altro un fratello.

La pace di Cristo cambia il cuore

Nel Vangelo Gesù risorto saluta i suoi discepoli con parole che ancora oggi risuonano come una promessa:

«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi» (Gv 14,27).

È una pace diversa da quella che il mondo spesso propone. È una pace che trasforma prima il cuore dell’uomo e, solo dopo, anche le relazioni, la società e il mondo. Questa è la pace che Santa Rita ha vissuto ogni giorno della sua vita.

Santa Rita: costruire la pace partendo da sé stessi

La vita di Santa Rita non fu semplice. Conobbe la violenza, il dolore e l’odio che dividevano famiglie e fazioni. Avrebbe potuto lasciarsi travolgere dalla vendetta. Scelse invece un’altra strada: quella del perdono e della riconciliazione.

La sua non fu una pace passiva o fatta di sole parole. Fu una pace concreta, costruita con coraggio e determinazione.

Santa Rita cercò innanzitutto di trasmettere la pace ai propri figli, poi lavorò instancabilmente perché si ricomponessero le divisioni tra le famiglie in lotta e contribuì personalmente a ristabilire la riconciliazione pubblica secondo gli statuti della città di Cascia.Proprio questo impegno per la pace rese possibile anche il suo ingresso nel monastero.

La pace comincia dalle nostre scelte quotidiane

Oggi molti si chiedono: “Che cosa possiamo fare noi davanti alle guerre del mondo?”

Santa Rita ci offre una risposta tanto semplice quanto impegnativa: la pace inizia da noi.Possiamo scegliere ogni giorno di vivere relazioni più autentiche, di superare i rancori, di evitare parole che feriscono, di costruire dialogo nelle nostre famiglie, nei luoghi di lavoro, nelle comunità e con chi ci è vicino.

Prima di chiedere agli altri di cambiare, possiamo essere noi i primi costruttori di pace.

Un messaggio più attuale che mai

Il messaggio di Santa Rita conserva oggi tutta la sua forza. In un mondo ferito da guerre, violenze e divisioni, la Santa di Cascia continua ad indicarci una strada possibile: quella di una pace che nasce dal cuore, si traduce in gesti concreti e si diffonde nelle relazioni quotidiane.

Perché la pace non è soltanto un ideale da invocare.È una scelta da vivere, ogni giorno.

La risurrezione è il cuore della fede cristiana. È l’evento che dà senso alla vita, alla morte e alla speranza di ogni credente. Gesù, infatti, non è semplicemente tornato in vita, ma è risorto per vivere per sempre nella gloria di Dio, aprendo anche a noi la strada della vita eterna.

San Paolo lo dice con parole molto forti:

«Se Cristo non è risorto, vana è la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede» (1 Cor 15,14).

La risurrezione di Gesù è la certezza che la morte non è la fine. Per chi crede, esiste una vita nuova che Dio prepara a ciascuno di noi.

Ma come sarà questa vita? Ancora San Paolo spiega che il nostro corpo sarà trasformato: non più fragile e destinato a morire, ma glorioso, incorruttibile e pieno della vita di Dio (cfr. 1 Cor 15,42-44).

Dopo la risurrezione, Gesù è asceso al cielo. Il cielo non è un luogo fisico, ma la piena comunione con Dio. Oggi Gesù vive nella sua gloria e, alla fine dei tempi, anche noi saremo chiamati a partecipare a questa vita eterna.

La Risurrezione è quindi molto più di un avvenimento del passato: è la promessa che sostiene la nostra speranza e ci ricorda che l’amore di Dio è più forte della morte.

Dalla sofferenza alla costruzione del bene: due testimonianze che continuano a parlare al nostro tempo

Nel cuore del Novecento, un secolo attraversato da guerre, sofferenze e profonde trasformazioni sociali, emergono figure femminili capaci di trasformare il dolore in forza e la fede in azione concreta. Tra queste brillano Madre Teresa Fasce e Chiara Lubich, donne diverse per storia e vocazione, ma unite da una stessa scelta: vivere ogni giorno per gli altri.

Madre Teresa Fasce: la maternità spirituale che genera speranza

Madre Teresa Fasce trascorse la sua vita nel monastero di Cascia, in un luogo apparentemente raccolto e silenzioso, ma profondamente aperto alle necessità del mondo.

Per anni fu segnata da una malattia dolorosa che avrebbe potuto chiuderla nella sofferenza. Accadde invece il contrario. Proprio nel limite e nella prova trovò una forza nuova, trasformando il dolore in capacità di accoglienza, ascolto e dedizione verso il prossimo.

La sua fu una maternità spirituale concreta, fatta di gesti quotidiani e attenzione alle persone più fragili. Un amore che trovò una delle sue espressioni più alte nel legame con i bambini, soprattutto quelli poveri, soli e bisognosi di sostegno.

L’Alveare: una casa per i più piccoli

Madre Fasce non si fermò alla compassione. Scelse di trasformare l’amore in opere.

Per questo diede vita all’Alveare, una casa pensata per accogliere, proteggere e offrire opportunità di futuro ai bambini più vulnerabili. In quell’opera si riflette tutta la sua visione: una comunità in cui ogni persona è riconosciuta nella propria dignità e accompagnata nel cammino della vita.

Come un vero alveare, costruito sulla collaborazione e sulla cura reciproca, l’opera voluta da Madre Fasce continua ancora oggi a testimoniare che l’amore può diventare luogo concreto di crescita e speranza.

Chiara Lubich e la scelta dell’amore nel tempo della guerra

Anche Chiara Lubich cresce in un periodo segnato dalla sofferenza. Durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale, a Trento, mentre attorno a lei tutto sembra crollare, sceglie di non lasciarsi paralizzare dalla paura.

In quel contesto matura una profonda intuizione: l’unica risposta capace di vincere l’odio è l’amore reciproco, vissuto nella quotidianità.

Da questa esperienza nascerà il Movimento dei Focolari, diffuso oggi in tutto il mondo, con la missione di promuovere unità, dialogo, fraternità e pace tra persone, culture e religioni diverse.

Due percorsi diversi, una stessa missione

Madre Teresa Fasce e Chiara Lubich hanno vissuto vocazioni differenti. La prima nel silenzio del monastero, la seconda nel cuore della società civile.

Eppure entrambe hanno condiviso uno stesso sguardo sulla realtà. Nessuna delle due si è sottratta alle ferite del proprio tempo. Entrambe hanno scelto di attraversarle, trasformandole in occasioni di bene.

Madre Fasce ha costruito opere di accoglienza e sostegno; Chiara Lubich ha edificato relazioni e comunità fondate sull’amore reciproco. Due strade diverse che conducono alla stessa meta: rendere il mondo più umano e fraterno.

Una lezione ancora attuale

Le loro vite continuano a parlare anche oggi.In una società spesso segnata da solitudine, individualismo e frammentazione, Madre Teresa Fasce e Chiara Lubich ricordano che la speranza non è un’attesa passiva, ma una scelta quotidiana.

È la decisione di prendersi cura degli altri, di restare accanto a chi soffre, di credere che anche nelle situazioni più difficili possa nascere qualcosa di buono.

Le loro testimonianze mostrano che la fede, quando diventa vita concreta, è capace di generare futuro. Un futuro che comincia sempre da un gesto semplice e rivoluzionario: quello di amare.

C’è un filo rosso che attraversa la storia di ogni vocazione e che racconta l’iniziativa amorevole di Dio. Per Suor Giacomina, che nel 2025 ha celebrato il 25° anniversario della Professione Solenne, questo filo è racchiuso nelle parole scelte per il ricordino della ricorrenza:

«La tua destra mi ha sostenuto, la tua bontà mi ha fatto crescere, Signore» (Sal 17,36).

Amore, misericordia, fedeltà, amicizia e gioia: sono i doni ricevuti lungo il cammino vissuto nel Monastero di Santa Rita. Un percorso che, in realtà, era iniziato molto prima della chiamata, perché Dio aveva già preparato e custodito quella storia.

La Sacra Scrittura ricorda che il Signore conosce ciascuno di noi da sempre:

«Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo» (Ger 1,5).

E ancora:

«In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo» (Ef 1,4).

La vocazione nasce proprio dalla scoperta di questo amore gratuito, che precede ogni risposta umana e che continua a sostenere il cammino giorno dopo giorno.


La misericordia che cambia la vita

La svolta decisiva arrivò all’età di 38 anni. Fu l’incontro con la misericordia del Padre, raccontata nel Vangelo di Luca attraverso la parabola del figlio prodigo, a riaccendere nel cuore il desiderio di ritornare a Dio dopo anni di lontananza dalla fede.

L’immagine del Padre che corre incontro al figlio e lo abbraccia prima ancora che possa parlare divenne esperienza concreta di una chiamata che trasformò la vita.

La conversione non fu soltanto un cambiamento esteriore, ma un ritorno al cuore, al luogo più profondo dell’incontro con Dio. Come insegna Sant’Agostino:

«Torna a te e, una volta rientrato in te, volgiti ancora verso l’alto».

Un invito sempre attuale, che continua ad accompagnare il cammino spirituale anche dopo venticinque anni di consacrazione.


“Paratus semper doceri”

Durante l’anno di Noviziato, nel 2000, Suor Giacomina incontrò una frase destinata a diventare una compagna di viaggio:

“Paratus semper doceri” – Sii sempre pronto ad imparare.

Parole semplici ma profonde, che ricordano come la vita consacrata sia un continuo cammino di crescita, ascolto e conversione.

Non si finisce mai di imparare l’amore di Dio e non si smette mai di lasciarsi plasmare dalla sua grazia.


La vera gioia

Quando arrivò la chiamata alla vita contemplativa, Suor Giacomina conduceva una vita piena: un lavoro soddisfacente, amicizie, interessi e attività.

Eppure il Signore la sorprendeva con qualcosa di più grande. La scelta della clausura non ha tolto nulla alla sua felicità; al contrario, le ha fatto scoprire la vera gioia, quella che non dipende dalle circostanze e non si consuma con il tempo.

La vera gioia è Cristo.È la certezza della sua presenza, il dono della sua amicizia, la comunione con Lui che riempie il cuore e gli dona pace. Una gioia che non ha scadenza e che permette di custodire, anche nelle prove, quella relazione sponsale con l’Amato che dà significato a tutta la vita.


Un anniversario vissuto nella gratitudine

La celebrazione del 25° anniversario della Professione Solenne si è svolta nell’ottobre 2025, in un anno particolarmente significativo: il Giubileo della Chiesa universale e il Giubileo Ritiano per i 125 anni della Canonizzazione di Santa Rita.Guardando al cammino percorso, il sentimento predominante è stato quello della gratitudine.

Gratitudine verso la famiglia, i parenti, gli amici e tutte le persone che hanno condiviso la gioia della festa.

Ma soprattutto gratitudine verso Dio, che continua a chiamare, sostenere e accompagnare con infinita pazienza.


Una testimonianza di misericordia

A venticinque anni dalla Professione Solenne, Suor Giacomina guarda alla propria storia come a un dono ricevuto senza meriti.Una storia che parla della fedeltà di Dio più che delle capacità umane.

Per questo il suo ringraziamento si trasforma in lode:

«Tu sei grande, Signore, e ben degno di lode; grande è la tua virtù e la tua sapienza incalcolabile»(Sant’Agostino, Confessioni).

Una testimonianza che continua a ricordare come ogni vocazione sia prima di tutto una risposta all’amore di Dio e alla sua inesauribile misericordia.

Il 21 giugno il Monastero Santa Rita da Cascia festeggia una donna che ha fatto della sua vita un dono per Dio e per le Apette

Ci sono persone che attraversano la vita lasciando una traccia silenziosa ma profonda. Persone che non cercano i riflettori, ma che diventano luce per gli altri. È il caso di Suor Melania, che il 21 giugno 2026 compie 90 anni, circondata dall’affetto della comunità monastica, delle Apette di ieri e di oggi e di tutti coloro che hanno avuto il privilegio di incontrarla.

La sua è una storia che parla di coraggio, fede e amore.

Una giovane donna che seguì la chiamata del cuore

Prima di diventare Suor Melania, era semplicemente Maria. Viveva nelle Marche quando, a soli 22 anni, sentì crescere dentro di sé una chiamata più forte di ogni paura.

Era il 1958 quando prese una decisione destinata a cambiare per sempre la sua vita: lasciare la famiglia e raggiungere il Monastero Santa Rita da Cascia per consacrarsi al Signore.Non fu un cammino facile. Dovette affrontare l’opposizione della madre, la distanza e persino le difficoltà economiche del viaggio. Ma nulla riuscì a fermare quel desiderio che da tempo custodiva nel cuore.

Quella che le consorelle ricordano ancora oggi come una vera e propria “fuitina d’amore” per il Signore segnò l’inizio di una vita interamente dedicata a Dio e al prossimo.

La mamma delle Apette

Se c’è un luogo che racconta meglio di ogni altro il cuore di Suor Melania, quello è l’Alveare di Santa Rita, progetto di accoglienza per minori del Monastero, fondato nel 1938 dalla Beata Madre Maria Teresa Fasce, che ancora oggi è un nido sicuro per bambine, ragazze, chiamate affettuosamente “Apette”. Per oltre quarant’anni Suor Melania è stata una presenza costante all’interno dell’Alveare.

Generazioni di Apette sono cresciute sotto il suo sguardo attento, accompagnate dalla sua dolcezza, dal suo ascolto e dalla sua capacità di accogliere ciascuna con infinita tenerezza.Per tutte loro è diventata semplicemente “Suormì”.

Un nome pronunciato ancora oggi con affetto e gratitudine da tante donne che, pur avendo lasciato l’Alveare da anni, continuano a considerarla una seconda mamma.

Un amore che continua a dare frutto

Chi ha conosciuto Suor Melania racconta la sua capacità di comprendere, incoraggiare, consolare e donare speranza.La sua è stata una vita vissuta senza clamore, ma capace di trasformare l’esistenza di tante persone.

Nel sorriso delle Apette, nelle loro famiglie, nelle relazioni costruite negli anni e nell’affetto che continua a circondarla, si possono vedere i frutti di una vocazione vissuta con fedeltà e generosità.

Sono innumerevoli le testimonianze di chi le deve una parola di conforto, un gesto di cura o semplicemente la certezza di sentirsi amata.

Auguri Suormì

Nel giorno del suo novantesimo compleanno, il Monastero Santa Rita da Cascia desidera ringraziare Suor Melania per tutto il bene seminato in questi anni.Grazie per aver testimoniato con semplicità che l’amore può cambiare la vita delle persone.Grazie per aver accolto, ascoltato e accompagnato migliaia di bambine e ragazze.Grazie per aver mostrato, ogni giorno, il volto concreto della tenerezza di Dio.

A nome della comunità monastica, delle Apette di ieri e di oggi e di tutti coloro che le vogliono bene, auguri Suormì!

Che il Signore continui a benedirla e a custodirla con lo stesso amore che lei ha donato agli altri per tutta la vita.

Dalla prima intuizione alla consacrazione del Santuario che oggi accoglie pellegrini da tutto il mondo

La Basilica di Santa Rita da Cascia non è soltanto uno dei luoghi di culto più amati d’Italia. È il frutto di un sogno coltivato per oltre vent’anni dalla Beata Maria Teresa Fasce, una donna capace di trasformare la devozione a Santa Rita in un’opera destinata a segnare per sempre la storia di Cascia.

La vicenda della costruzione della Basilica assomiglia a un vero romanzo: un intreccio di speranze, ostacoli, polemiche, problemi burocratici, difficoltà economiche e inattesi colpi di scena. Una storia nella quale emerge tutta la determinazione della Madre Fasce, sostenuta da una fede incrollabile e dalla certezza che quell’opera fosse voluta dalla Provvidenza.

Il sogno nasce nel 1925

L’idea di costruire un nuovo grande santuario dedicato a Santa Rita venne lanciata pubblicamente nel giugno del 1925 sulle pagine della rivista Dalle Api alle Rose, il bollettino che Madre Fasce aveva fondato pochi anni prima per far conoscere la santa di Cascia nel mondo e raccogliere fondi per le opere del monastero.

La canonizzazione di Santa Rita aveva infatti aumentato enormemente il numero dei pellegrini. La piccola chiesa del monastero non era più sufficiente ad accogliere tutti i fedeli che arrivavano a Cascia da ogni parte d’Italia e del mondo. Madre Fasce comprese che era giunto il momento di pensare in grande: serviva una nuova Basilica che potesse custodire degnamente la devozione verso la Santa degli impossibili.

Anni di difficoltà e battaglie

Tra il progetto e la sua realizzazione si aprì però un lungo periodo di difficoltà.Si susseguirono discussioni sulla scelta dell’architetto, modifiche ai progetti, problemi con le autorità civili e religiose, contrasti burocratici e questioni economiche. La stessa Madre Fasce fu costretta a difendere più volte la propria visione e a cercare mediazioni che permettessero di far procedere l’opera.

Per anni sembrò che il sogno dovesse arrestarsi. Eppure la badessa non si arrese mai. Continuò a coinvolgere i devoti attraverso il bollettino, a raccogliere offerte e a chiedere sostegno per quella che considerava una missione affidatale da Santa Rita stessa.

Alla fine, dopo numerose revisioni, il progetto definitivo venne affidato all’architetto Spirito Maria Chiappetta, la cui proposta riuscì finalmente a ottenere le necessarie approvazioni.

20 giugno 1937: la posa della prima pietra

Dopo dodici anni dall’appello lanciato su Dalle Api alle Rose, arrivò il giorno tanto atteso.Il 20 giugno 1937 Cascia visse una giornata storica: si svolse la solenne cerimonia di benedizione e posa della prima pietra della nuova Basilica di Santa Rita.

Alla celebrazione parteciparono numerose autorità religiose e civili, insieme a una folla di fedeli provenienti da molte regioni italiane. Per la comunità agostiniana e per Madre Fasce fu il segno concreto che il sogno stava finalmente prendendo forma.La posa della prima pietra rappresentò il coronamento di anni di sacrifici, ma non la fine delle difficoltà.

La guerra rallenta il cantiere

Pochi anni dopo l’avvio dei lavori, infatti, l’Europa precipitò nella Seconda guerra mondiale.Le difficoltà economiche, la scarsità dei materiali e le conseguenze del conflitto rallentarono notevolmente la costruzione del nuovo tempio. Nonostante tutto, i lavori proseguirono e la comunità continuò a confidare nella Provvidenza.

Madre Fasce seguì con passione ogni fase dell’opera, sostenendola fino agli ultimi giorni della sua vita.

L’ultimo sguardo di Madre Fasce

La Beata Maria Teresa Fasce morì il 18 gennaio 1947.Dopo aver dedicato oltre vent’anni della sua vita alla realizzazione della Basilica, non riuscì a vedere la conclusione dell’opera che aveva sognato e difeso con tanta tenacia.

La tradizione racconta però un episodio particolarmente commovente. Dalla sua stanza nel monastero, nei mesi precedenti la morte, riuscì a vedere la grande croce collocata sulla sommità della Basilica. Quasi un segno dal cielo che le permetteva di contemplare, almeno in parte, il compimento del suo sogno.

18 maggio 1947: la dedicazione della Basilica

Quattro mesi dopo la morte della Madre, il 18 maggio 1947, la nuova Basilica di Santa Rita venne finalmente dedicata.

Fu un momento di immensa gioia per Cascia, per le monache agostiniane e per i migliaia di devoti che avevano contribuito con offerte, preghiere e sacrifici alla realizzazione dell’opera. Madre Fasce non poté essere presente a quella celebrazione, ma tutti sapevano che senza la sua fede, il suo coraggio e la sua instancabile determinazione la Basilica non sarebbe mai sorta.

Un’eredità che continua

Oggi la Basilica di Santa Rita è il cuore spirituale di Cascia e uno dei santuari più visitati d’Europa. Ogni anno accoglie migliaia di pellegrini che giungono ai piedi della Santa degli impossibili per affidare preghiere, speranze e sofferenze.

Dietro quelle mura non c’è soltanto un capolavoro architettonico. C’è la storia di una donna che ha saputo guardare oltre gli ostacoli, trasformando un sogno in realtà. La Basilica resta ancora oggi il monumento più eloquente dell’amore della Beata Maria Teresa Fasce per Santa Rita, per la Chiesa e per tutti i devoti che continuano a trovare a Cascia una casa e un segno di speranza.

Informiamo che sono state pubblicate le graduatorie relative al Bando di Servizio Civile Universale 2026 per il progetto “Spirito in Movimento”, al quale aderisce il Monastero di Santa Rita delle Agostiniane di Cascia come ente di accoglienza.

Grazie a tutti i giovani che hanno scelto di candidarsi, manifestando interesse per un’esperienza di servizio, crescita personale e impegno a favore della comunità.

I candidati risultati ammessi alla fase successiva sono invitati a presentarsi ai colloqui secondo modalità e tempistiche comunicate dall’ente gestore.

Il progetto “Spirito in Movimento” offre ai giovani l’opportunità di contribuire alla valorizzazione del patrimonio culturale, religioso e turistico del territorio di Cascia, collaborando alle attività di accoglienza, informazione e promozione svolte presso il Monastero di Santa Rita.

Auguriamo di vivere questa esperienza con entusiasmo e spirito di partecipazione, certi che ogni incontro possa rappresentare un’occasione di crescita umana e professionale.

Contatti per informazioni

Per chiarimenti o supporto:

Responsabile del Servizio Civile
Violanda Lleshaj
Tel. 338 5752399

Sede: Cascia – Via Sr. Maria Teresa Fasce 8
Presso l’Alveare di Santa Rita

Orari: dal lunedì al venerdì, 9.00 – 12.00

Nella Chiesa cattolica i santi hanno due funzioni principali: intercedere continuamente presso Dio in favore degli uomini ed essere modelli di vita da imitare. Ognuno di noi può riconoscersi in qualche santo, per affinità o per empatia, perché le loro storie parlano anche delle nostre fragilità e delle nostre speranze. Santa Rita da Cascia risponde pienamente a entrambe queste dimensioni. La sua intercessione è considerata potente ed efficace, come testimoniano le tante persone che si affidano alla sua preghiera. Non a caso è conosciuta come “la santa degli impossibili”.

Allo stesso tempo, la sua vita – ricca di eventi drammatici ma anche di grazia – rappresenta un esempio concreto di fede vissuta nelle difficoltà quotidiane.

Una vita attraversata dalla prova

Rita attraversò infatti tutti gli stati della vita: fu figlia, moglie, madre, vedova e infine religiosa. In ciascuna di queste condizioni conobbe prove profonde, che misero a dura prova la sua fede. La sua esistenza può essere letta come una vera e propria Via Crucis, fatta di cadute e di continue risalite.

Da adolescente sognava la vita religiosa, ma fu costretta al matrimonio: la prima caduta, dalla quale si rialzò scegliendo di amare fino in fondo l’uomo che Dio aveva posto accanto a lei. Il marito, inizialmente difficile, la maltrattò – come purtroppo accadeva a molte donne del suo tempo. Fu la seconda caduta, dalla quale Rita si rialzò con pazienza e fede, soprattutto dopo la nascita dei figli e la conversione del marito.

Quando il marito venne ucciso, Rita affrontò una terza caduta, segnata da dolore e drammatiche conseguenze per la famiglia. Anche i suoi figli morirono poco tempo dopo, lasciandola completamente sola. La vedovanza, in quell’epoca, era una condizione particolarmente dura per una donna. Rita sperimentò tutta la fatica di quella solitudine: una quarta caduta, dalla quale seppe rialzarsi compiendo un gesto straordinario di perdono. Non solo perdonò gli assassini del marito, ma lavorò per riportare pace e riconciliazione tra le famiglie coinvolte.

La perseveranza che apre le porte

Il cammino non era ancora finito. Rita desiderava entrare in monastero, come aveva sognato da bambina, ma le porte le furono inizialmente chiuse. Fu la quinta caduta, che superò ancora una volta attraverso la perseveranza e la riconciliazione.

Entrata finalmente in monastero, Rita continuò a vivere le piccole e grandi prove della vita comunitaria. Ogni giorno si rialzò con carità, umiltà e amore verso le consorelle. La sua unione con Cristo divenne così profonda che, secondo la tradizione, Gesù le concesse di condividere fisicamente la sua sofferenza: una spina della corona di Cristo le ferì la fronte, e quella ferita la accompagnò fino alla morte. Dopo tante cadute illuminate dalla luce della risurrezione, Rita trovò la pace e la gloria del Paradiso.

La santità è possibile per tutti

Anche la nostra vita, in modi diversi, è spesso una Via Crucis fatta di difficoltà, errori e cadute. La storia di Santa Rita ci ricorda che è sempre possibile rialzarsi. Seguendo il suo esempio possiamo trovare la forza di guardare oltre il dolore e intravedere la luce finale.

La santità, infatti, non è riservata a pochi privilegiati. Santa Rita era una donna semplice: non era un genio né possedeva carismi straordinari. Ha saputo però valorizzare al massimo le risorse che Dio dona a ogni persona.

I santi sono stati uomini e donne come noi: fragili, talvolta peccatori, ma capaci di affidarsi completamente a Dio. Per questo la preghiera a Santa Rita non è solo una richiesta di grazie per le situazioni difficili. È soprattutto una domanda di forza per rialzarci dalle nostre cadute, con la certezza che, come è accaduto a lei, anche per noi la strada della speranza rimane sempre aperta.



Dall’11 giugno disponibile il quarto libriccino della collana delle monache del Monastero Santa Rita da Cascia. Un invito a riscoprire la speranza cristiana seguendo l’esempio di Santa Rita e il magistero di Papa Leone XIV.

La speranza non è una semplice attesa, ma una certezza che nasce dall’amore di Dio e accompagna ogni passo della vita. È questo il messaggio al centro di “Aiutami a sperare. I consigli di Santa Rita per te”, il nuovo volume della collana “Rita Quotidiana”, curata dalle monache agostiniane del Monastero Santa Rita da Cascia e disponibile in libreria dall’11 giugno.

Il libriccino è il quarto appuntamento di una collana nata per offrire ai devoti di Santa Rita una guida spirituale semplice e concreta per affrontare le sfide quotidiane. «Abbiamo realizzato la collana editoriale “Rita Quotidiana” per fare in modo che, all’insegna del messaggio di Santa Rita da Cascia, nessuno si senta solo, soprattutto nell’affrontare le sofferenze e le difficoltà di ogni giorno», spiegano le monache nella presentazione del volume.

Attraverso riflessioni, testimonianze e consigli ispirati alla vita della Santa degli impossibili, il testo accompagna il lettore alla scoperta della speranza cristiana come forza capace di far nascere e rinascere. Una speranza che, come ricorda Madre Maria Grazia Cossu nell’introduzione, trova il suo fondamento nell’amore di Dio e nella risurrezione di Cristo, e che permette di affrontare anche le prove più difficili senza lasciarsi sopraffare dalla sfiducia.

Il volume si inserisce idealmente nel cammino aperto dal Giubileo della Speranza e si ispira anche agli insegnamenti di Papa Leone XIV, primo Pontefice appartenente all’Ordine di Sant’Agostino. Le monache invitano a custodire e alimentare una speranza che non delude, capace di trasformare il dolore in occasione di crescita, il perdono in rinascita e la fragilità in testimonianza di vita nuova.

Al centro del libro c’è l’esempio di Santa Rita, donna che ha saputo attraversare il dolore senza perdere la fiducia nel Signore. La sua vita continua a ricordare che anche nelle circostanze più oscure può sbocciare una nuova luce e che, quando si è ancorati a Dio, nulla è impossibile.

Con questo nuovo volume, le monache del Monastero Santa Rita da Cascia desiderano continuare a essere accanto ai fedeli come un’amica che ascolta, sostiene e accompagna nel cammino della vita, offrendo parole di conforto e strumenti concreti per diventare, a propria volta, testimoni di speranza.

Shop online: https://shop.santaritadacascia.org/product/aiutami-a-sperare/

“Aiutami a sperare. I consigli di Santa Rita per te”
Collana Rita Quotidiana
A cura delle Monache agostiniane del Monastero Santa Rita da Cascia
Tau Editrice

Una giornata di preghiera, formazione e fraternità nel segno di Santa Rita e di don Tonino Bello

Domenica 21 giugno la Pia Unione Santa Rita della Puglia vivrà il suo tradizionale incontro regionale presso la Parrocchia dei Santi Giuseppe e Pio di Casarano (Lecce), dedicato quest’anno al tema “Rita, maestra di comunione nella missione della Chiesa”.

La giornata inizierà alle ore 10 con l’accoglienza dei partecipanti e il saluto del parroco, don Tommaso Sabato. Seguirà la catechesi di padre Ludovico, che guiderà la riflessione sulla figura di Santa Rita come esempio di comunione, riconciliazione e servizio alla Chiesa.

Alle ore 11.30 sarà celebrata la Santa Messa comunitaria, momento centrale dell’incontro, durante il quale i membri della Pia Unione provenienti dalle diverse diocesi pugliesi si ritroveranno uniti nella preghiera e nell’affidamento a Santa Rita.

Dopo il pranzo al sacco e un momento di condivisione fraterna, il programma proseguirà nel pomeriggio con il pellegrinaggio ad Alessano. Alle ore 15 i partecipanti si trasferiranno presso il cimitero della cittadina salentina per un momento di preghiera comunitaria sulla tomba di don Tonino Bello, vescovo e testimone di pace particolarmente amato in Puglia e in tutta Italia.

L’incontro regionale si concluderà con i saluti finali e il rientro nelle rispettive comunità.

L’appuntamento rappresenta ogni anno un’importante occasione di incontro per i gruppi della Pia Unione Santa Rita presenti sul territorio pugliese, chiamati a rafforzare i legami di fraternità e a rinnovare il proprio impegno nel vivere e testimoniare il messaggio di fede, pace e comunione che Santa Rita continua a indicare alla Chiesa e al mondo.

Dalla Fiaccola del Perdono e della Pace al legame con Papa Leone XIV, l’appello di Suor Maria Grazia Cossu: «Non possiamo abituarci alla guerra».

La Festa di Santa Rita 2026 ha trasformato ancora una volta Cascia in un luogo di fede, preghiera e speranza. Due giorni intensi, segnati da celebrazioni, processioni e momenti di profonda spiritualità, che hanno richiamato il cuore del messaggio della Santa degli impossibili: vincere il male con il bene. 

«Nel tempo delle guerre e delle divisioni, Santa Rita continua a parlare al cuore dell’umanità con un messaggio semplice e potentissimo: il male si vince solo con il bene», ha dichiarato Suor Maria Grazia Cossu, Badessa del Monastero Santa Rita da Cascia. «La sua vita ci insegna che il perdono non è debolezza, ma forza; che la pace nasce dalla misericordia, dalla capacità di ricucire le ferite e di restare umani anche nel dolore». 

La Fiaccola del Perdono e della Pace: un ponte tra Cascia e Chicago

Tra i simboli più significativi di questa edizione della Festa, la Fiaccola del Perdono e della Pace, accesa a Chicago — città natale di Papa Leone XIV — nell’ambito del Gemellaggio di Fede 2026 con Cascia. Dopo il viaggio negli Stati Uniti, la Fiaccola ha ricevuto il 20 maggio la benedizione del Santo Padre in Piazza San Pietro, per poi fare ritorno a Cascia accompagnata da una delegazione americana. 

Per la Badessa, la Fiaccola rappresenta molto più di un simbolo: «È molto più di un segno: è un appello che attraversa i confini e interpella la coscienza di ciascuno». Un messaggio che richiama con forza l’urgenza della pace e della fraternità in un tempo segnato da conflitti e divisioni

Il legame con Papa Leone XIV

Profondo il legame spirituale tra Santa Rita, la comunità agostiniana di Cascia e Papa Leone XIV. La Badessa ha ricordato con emozione l’incontro con il Pontefice il 20 maggio, in occasione della benedizione della Fiaccola del Perdono e della Pace.

«Mi hanno colpito la sua umiltà, la sua familiarità e la sua straordinaria capacità di accoglienza», ha raccontato Suor Maria Grazia Cossu. «Posso davvero ribadire ciò che dissi il giorno della sua elezione: “Abbiamo un Papa in famiglia”». 

Secondo la Badessa, Papa Leone XIV continua a indicare al mondo «la strada della pace, del dialogo e della dignità di ogni persona», invitando a «costruire ponti anziché muri» e a custodire soprattutto i più fragili e chi soffre a causa delle guerre. 

“Non possiamo abituarci alla guerra”

Già nelle settimane precedenti alla Festa, la Madre Badessa aveva richiamato con forza la necessità di non rassegnarsi alla violenza e alle divisioni.

«La pace non è un’utopia, ma una scelta concreta che nasce dal perdono, dalla riconciliazione e dal coraggio di amare anche quando è più difficile», aveva dichiarato. E ancora: «Non possiamo abituarci alla guerra, né rassegnarci alla divisione». 

Un invito che durante la Festa di Santa Rita è diventato preghiera condivisa, testimonianza concreta e appello universale alla pace, nel segno di Santa Rita, donna di riconciliazione e speranza.

Due giorni di fede, preghiera e speranza da custodire nel cuore

La Festa di Santa Rita 2026 ha unito migliaia di fedeli arrivati a Cascia da tutta Italia e dal mondo per vivere insieme i giorni più intensi dedicati alla Santa degli impossibili. Un’edizione segnata dal tema della pace, dalla presenza della Fiaccola del Perdono e della Pace accesa a Chicago, città natale di Papa Leone XIV, e da momenti di profonda spiritualità condivisi anche attraverso le dirette streaming del Monastero.

Per chi desidera rivivere l’emozione della Festa del 21 e 22 maggio, sono disponibili i video integrali delle celebrazioni, delle omelie e dei momenti più significativi vissuti a Cascia.

L’arrivo della Fiaccola del Perdono e della Pace

La sera del 21 maggio il sagrato della Basilica si è illuminato con l’arrivo della Fiaccola del Perdono e della Pace, accolta insieme alla delegazione di Chicago e alle “Donne di Rita” 2026. Un momento simbolico e carico di significato, culminato con l’accensione del tripode e la preghiera di affidamento a Santa Rita.

🎥 Guarda il video della diretta:

https://www.youtube.com/live/ZnS0yfDk3Ws?si=js7eIojpiC8DrCIZ

La Vigilia della Festa: Famiglia Agostiniana, Riconoscimento Internazionale e Transito

Sempre il 21 maggio, la Basilica di Santa Rita ha accolto la Santa Messa della Famiglia Agostiniana presieduta dal Priore Generale degli Agostiniani, Padre Joseph Farrell. Al termine della celebrazione si è svolta la consegna del Riconoscimento Internazionale Santa Rita 2026, seguita dal suggestivo Transito della Santa.

🎥 Guarda il video della diretta:

Il 22 maggio: Corteo Storico, Solenne Pontificale e Benedizione delle Rose

Il giorno della Festa migliaia di pellegrini hanno accompagnato l’arrivo della Processione da Roccaporena con la Statua di Santa Rita e il Corteo Storico che rievoca la vita della Santa. A seguire il Solenne Pontificale presieduto dal Cardinale Stanisław Dziwisz, la Supplica a Santa Rita e la tradizionale Benedizione delle Rose, simbolo della Santa di Cascia.

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Foto, omelie e momenti da condividere

Attraverso i video, le omelie e le immagini della Festa è possibile tornare a vivere la gioia, la devozione e la speranza che hanno accompagnato questi giorni speciali a Cascia.

Le celebrazioni della Festa di Santa Rita 2026 restano disponibili sui canali YouTube e social del Monastero Santa Rita da Cascia Agostiniana, per continuare a portare nelle case di tutti il messaggio di pace, perdono e amore della Santa degli impossibili.

La Festa è stata anche solidarietà e sostegno ai più fragili

La Festa di Santa Rita 2026 è stata anche un segno concreto di solidarietà per tante persone fragili in Italia e nel mondo. Attraverso la Fondazione del Monastero Santa Rita da Cascia, le celebrazioni del 22 maggio hanno sostenuto la raccolta fondi, in particolare, per l’Oasi Santa Rita, il progetto delle monache che nascerà a Porto Recanati per offrire accoglienza sul mare a persone con disabilità e ai loro caregiver.

Un luogo inclusivo e accessibile, pensato per promuovere autonomia, dignità e qualità della vita, affinché la vacanza possa diventare davvero un diritto per tutti.

A sostenere la raccolta fondi è anche il bracciale della Festa di Santa Rita, con incisa la rosa simbolo della Santa, nato per trasformare un gesto semplice in un aiuto concreto per chi vive situazioni di fragilità.

Per contribuire al progetto e ricevere il bracciale è possibile visitare il sito🌹 festadisantarita.org

La Basilica Santuario Madonna delle Lacrime di Siracusa ospiterà il Convegno Regionale delle Pia Unioni Primarie di Santa Rita da Cascia della Sicilia. Una giornata di preghiera, riflessione e fraternità dedicata al tema del perdono come strada concreta per costruire la pace.

Martedì 2 giugno 2026 la Basilica Santuario Madonna delle Lacrime di Siracusa accoglierà il Convegno Regionale delle Pia Unioni Primarie di Santa Rita da Cascia della Sicilia, promosso dalla Famiglia Agostiniana Sicilia.

L’incontro riunirà fedeli, gruppi e associazioni devote alla Santa degli Impossibili provenienti da tutta la regione per vivere insieme una giornata di spiritualità, condivisione e testimonianza.

Il programma prenderà il via alle ore 9.00 con l’accoglienza dei partecipanti e la registrazione nella Basilica Superiore, seguite alle 9.30 dalla Coroncina a Santa Rita.

Momento centrale della mattinata sarà la conferenza dal titolo “Il perdono come via concreta verso la pace”, affidata a Padre Fabrizio Barbosa, priore dei Servi della Misericordia della Copiosa di Mussomeli. Una riflessione particolarmente attuale in un tempo segnato da conflitti, divisioni e tensioni internazionali, alla luce dell’esempio di Santa Rita, donna di riconciliazione e costruttrice di pace.

Alle ore 12.00 sarà celebrata la Solenne Concelebrazione Eucaristica presieduta da S.E. Mons. Francesco Lomanto, Arcivescovo Metropolita di Siracusa.

Nel pomeriggio spazio alla musica e alla testimonianza con il concerto sulla pace “E sia l’Arcobaleno”, proposto dalle Voci di Luce della Comunità Missionaria del Vangelo.

La giornata si concluderà alle ore 16.00 con la processione del simulacro di Santa Rita, venerato nella Chiesa di San Sebastiano a Vizzini, accompagnato dagli stendardi delle Pia Unioni Primarie della Sicilia.

Un appuntamento che rinnova il messaggio di Santa Rita e invita tutti a essere artigiani di pace attraverso il perdono, la misericordia e la fraternità.

Da Piazza San Pietro a Cascia: il viaggio della Fiaccola che unisce Chicago e la terra di Santa Rita nel segno della pace, del perdono e della riconciliazione

Papa Leone XIV ha benedetto il 20 maggio, la Fiaccola del Perdono e della Pace di Santa Rita durante l’Udienza Generale in Piazza San Pietro. Un momento di profonda intensità spirituale ed emozione che ha segnato la tappa più significative del pellegrinaggio della Fiaccola, simbolo del gemellaggio che ogni anno unisce Cascia a una città del mondo per diffondere il messaggio di pace, speranza e riconciliazione della Santa degli impossibili.

Accanto alla Fiaccola, davanti al Santo Padre, erano presenti la Badessa del Monastero Santa Rita da Cascia, Madre Maria Grazia Cossu, il Rettore della Basilica di Santa Rita, Padre Giustino Casciano, insieme ai rappresentanti del Monastero Santa Rita e delle istituzioni della città di Cascia. Una presenza che ha voluto testimoniare il profondo legame tra la comunità ritiana, l’Ordine agostiniano e il pontificato di Leone XIV.

Quest’anno la città scelta per il gemellaggio è stata Chicago, luogo profondamente legato alla vita del Pontefice agostiniano. Proprio da lì la Fiaccola ha iniziato il suo cammino di fede e fraternità attraversando simbolicamente continenti, culture e popoli per giungere fino al cuore della cristianità.

La benedizione del Papa in Piazza San Pietro

Nel corso dell’Udienza Generale dedicata al ciclo sui documenti del Concilio Vaticano II, Papa Leone XIV ha benedetto la Fiaccola davanti ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro. Un gesto dal forte valore simbolico che rinnova il messaggio universale di Santa Rita e richiama il mondo intero alla necessità della pace e del dialogo.

La luce della Fiaccola diventa così segno concreto di riconciliazione in un tempo ferito da guerre, divisioni e violenze. Attraverso il suo viaggio, porta con sé l’invito a costruire ponti e non muri, a ritrovare la forza del perdono e a custodire la dignità di ogni persona.

Dopo il viaggio negli Stati Uniti e il passaggio in Vaticano, la Fiaccola farà ritorno questa sera a Cascia, dove accompagnerà le celebrazioni della Festa di Santa Rita, cuore spirituale di una devozione che continua a parlare al mondo intero.

Sarà possibile vivere da casa i momenti più intensi della Festa di Santa Rita 2026 grazie alle dirette streaming sui canali social del Monastero Santa Rita — Facebook, YouTube — e alla programmazione speciale di TV2000, che il 22 maggio seguirà in diretta le celebrazioni da Cascia e su MEP Radio.

Le giornate del 21 e 22 maggio accompagneranno fedeli e devoti nel cuore delle celebrazioni dedicate alla Santa degli impossibili, tra spiritualità, testimonianze, tradizione e preghiera.

21 maggio: le “Donne di Rita”, il Transito e la Fiaccola della Pace

La giornata del 21 maggio si aprirà alle ore 10:00 nella Sala della Pace con il “Riconoscimento Internazionale Santa Rita 2026” e la presentazione delle “Donne di Rita” 2026: Mirna Pompili, Lucia Di Mauro e Fannì Curi. A condurre sarà Giacomo Marinelli Andreoli, direttore di Umbria TV.

Alle ore 16:30, nella Basilica di Santa Rita, si terrà la Santa Messa celebrata dal Priore Generale degli Agostiniani, Padre Joseph Farrell, con la partecipazione della Famiglia Agostiniana. Al termine sarà consegnato il “Riconoscimento Internazionale Santa Rita 2026”, accompagnato dal messaggio della Badessa del Monastero Santa Rita da Cascia, Madre Maria Grazia Cossu.
La celebrazione sarà trasmessa in diretta sul canale YouTube “Santa Rita da Cascia Agostiniana”.

Alle ore 18:00 si svolgerà la Solenne celebrazione del Transito di Santa Rita, anch’essa in diretta streaming sul canale YouTube del Monastero.

La serata proseguirà alle ore 20:30 con il raduno dei gonfaloni dei Comuni partecipanti, delle Autorità Civili, Religiose e Militari in Piazza Garibaldi, seguito dal corteo verso il Santuario di Santa Rita.

Alle ore 20:45, a Roccaporena, si terrà la benedizione delle moto e dei motociclisti e la consegna della Fiaccola del Perdono e della Pace ai motociclisti diretti verso Cascia.

Alle ore 21:30, nella Basilica di Santa Rita, si svolgerà l’accoglienza della delegazione di Chicago e delle Donne premiate, con lo scambio dei doni, l’arrivo della Fiaccola della Pace e del Perdono, l’accensione del tripode e la consegna della lampada votiva alla Badessa per l’Urna di Santa Rita.
L’evento sarà trasmesso in diretta su YouTube, Facebook e Instagram del Monastero Santa Rita da Cascia Agostiniana.

22 maggio: la grande festa in diretta da Cascia anche su TV2000

Il 22 maggio, giorno della Festa di Santa Rita, le celebrazioni saranno seguite in diretta anche da TV2000 conDi Buon mattino con il conduttore Giacomo Cesare Avanzi che sarà proprio a Cascia, con collegamenti, servizi, interviste.

Dalle ore 7:30 TV2000 sarà in collegamento da Cascia per seguire la processione proveniente da Roccaporena con la Statua di Santa Rita.

Alle ore 10:30, in Viale del Santuario, arriverà la Processione da Roccaporena con il Corteo Storico che rievoca la vita di Santa Rita, accompagnato dalla Banda “Giovanni e Donato” di Cascia.

Alle ore 11:00, nella Sala della Pace, sarà celebrato il Solenne Pontificale presieduto dal Cardinale Stanisław Dziwisz, Arcivescovo emerito di Cracovia.

Alle ore 12:30, sul sagrato della Basilica di Santa Rita, si terranno la Supplica a Santa Rita e la tradizionale Benedizione delle Rose.

Inoltre, d’intesa e col supporto tecnico di Monastero e Fondazione Santa Rita da Cascia e della Radio Vaticana, MEP Radio Organizzazione – FM Lazio-Umbria trasmetterà in diretta integrale i principali eventi delle “Celebrazioni Ritiane 2026”:


– mercoledì 20 maggio, dalle ore 09.50 circa, da Piazza San Pietro (Città del Vaticano), Udienza Generale con Papa Leone XIV;
– giovedì 21 maggio, dalle ore 09.50 circa, dalla Sala della Pace (Monastero di Santa Rita – Cascia), “Riconoscimento Internazionale Santa Rita 2026”:
– venerdì 22 maggio, dalle ore 10.50 circa, dalla Sala della Pace (Monastero di Santa Rita – Cascia), Solenne Pontificale.
MEP Radio è ricevibile nel Lazio, in Umbria, in streaming audio sul sito mepradio.it e sulle pagine Facebook MEP Radio Organizzazione, MEP Radio Umbria e MEP Radio San Marino

Tutta la mattina del 22 maggio sarà trasmessa in diretta sui canali YouTube, Facebook e Instagram del Monastero Santa Rita da Cascia Agostiniana, oltre che su TV2000.

Il Monastero di Santa Rita da Cascia presenta le donne del Riconoscimento Internazionale Santa Rita 2026: testimonianze di fede e speranza capaci di trasformare la sofferenza in amore per gli altri

Tre storie diverse, unite da un unico messaggio: anche nel dolore più profondo è possibile scegliere il bene.

Le premiate di quest’anno sono Fannì Curi, Lucia Di Mauro e Mirna Pompili: donne segnate da esperienze dolorose, che hanno saputo trovare nella fede e nell’umanità la forza per rinascere e aiutare gli altri. 

𝐅𝐚𝐧𝐧𝐢̀ 𝐂𝐮𝐫𝐢: 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐢𝐭𝐚 𝐚𝐥 𝐝𝐨𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐞́

Fannì Curi ha vissuto il dolore della perdita del figlio Luca, nato con una grave malattia cardiaca e sottoposto a numerosi interventi fino alla morte. Una sofferenza immensa che, però, non l’ha spezzata. Accanto al marito Sante, ha trasformato il dolore in impegno concreto verso i più fragili: dalle persone senza dimora alle donne vittime di sfruttamento, fino al sostegno ad altri genitori che hanno perso un figlio. 

La sua storia è segnata anche dalla scoperta della verità sulla propria adozione: una ferita che si è trasformata in un cammino di riconciliazione e perdono. “Tutto l’amore che non ho avuto, sento di doverlo dare”, racconta. 

𝐋𝐮𝐜𝐢𝐚 𝐃𝐢 𝐌𝐚𝐮𝐫𝐨: 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐢𝐳𝐢𝐚, 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐫𝐢𝐧𝐚𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚

Lucia Di Mauro ha affrontato la tragedia dell’uccisione del marito, guardia giurata, assassinato da quattro ragazzi. Tra loro anche un minorenne, con il quale Lucia sceglie di intraprendere un percorso umano sorprendente. Invece di fermarsi all’odio, decide di incontrarlo, accompagnarlo e seguirne nel tempo il cammino di crescita. 

Una scelta radicale, che rompe la logica della vendetta e testimonia la possibilità di una giustizia fondata sull’umanità e sulla misericordia. 

𝐌𝐢𝐫𝐧𝐚 𝐏𝐨𝐦𝐩𝐢𝐥𝐢: 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐝𝐨𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞

Dopo la morte della figlia Camilla in un incidente, Mirna Pompili ha scelto di non lasciare spazio al rancore. Ha sentito il bisogno di rassicurare la donna coinvolta nell’accaduto, spiegandole che nel cuore della sua famiglia non c’era odio. 

Nel tentativo di sostenere l’altra persona, Mirna ha trovato una strada per trasformare il proprio dolore in un’esperienza condivisa, avviando un percorso di fede e riconciliazione che ha avvicinato entrambe alla preghiera e ai sacramenti. Una testimonianza che richiama profondamente la figura di Santa Rita, donna di pace e di perdono. 

𝐈𝐥 𝐑𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐑𝐢𝐭𝐚

Le “Donne di Rita” 2026 saranno presentate ufficialmente il 21 maggio alle ore 10 a Cascia, nell’ambito delle celebrazioni dedicate a Santa Rita. Il Riconoscimento Internazionale Santa Rita rende omaggio ogni anno a donne che, attraverso la propria vita, testimoniano i valori della Santa dei Casi Impossibili e diventano esempio di speranza per la comunità. 

Una presenza che continua ad accompagnarci

Si conclude il cammino dei 15 Giovedì di Santa Rita, un percorso di preghiera, affidamento e speranza che, settimana dopo settimana, ha unito migliaia di fedeli nel segno della Santa degli impossibili. Ma ciò che termina nel calendario continua nel cuore: perché Santa Rita resta presenza viva accanto a chi soffre, a chi spera, a chi cerca pace e consolazione.

Nel mistero della santità si compie una straordinaria verità: proprio quando un santo lascia questa terra, diventa ancora più vicino all’umanità. È così anche per Santa Rita. Il suo distacco dal mondo non è assenza, ma una forma nuova di vicinanza. Una presenza silenziosa e amorevole che continua a vegliare su ciascuno di noi. 

Santa Rita, sorella di tutti

Santa Rita conosce il dolore umano. Ha vissuto il lutto, la violenza, le ferite della vita, ma ha trasformato ogni sofferenza in amore e riconciliazione. Per questo continua ad essere una compagna di cammino credibile per chi attraversa momenti difficili.

Davanti a lei cadono le differenze: non contano il ruolo sociale, il prestigio o la ricchezza. Restiamo semplicemente uomini e donne fragili, bisognosi di essere accolti, protetti e amati. Ed è proprio qui che Rita si fa sorella di tutti, donna capace di ricordarci che nessuno è davvero solo. 

La sua intercessione consola, sostiene e incoraggia. A lei possiamo affidare senza paura le nostre inquietudini, le ferite nascoste, il desiderio di pace e il bisogno di sentirci custoditi.

Una sentinella di pace per il nostro tempo

Oggi più che mai il mondo ha bisogno di pace. Guerre, divisioni, paure e solitudini attraversano le famiglie e i popoli. Eppure, proprio in questo tempo ferito, la figura di Santa Rita continua a parlare con forza.

Già nel Giubileo del 2000, proclamato dall’ONU come anno della pace, Santa Rita venne indicata come esempio di riconciliazione e di amore capace di vincere la violenza. San Giovanni Paolo II la definì una “figura dolce e sofferente”, capace di riportare pace anche nelle situazioni più drammatiche della vita umana. 

Anche Papa Leone XIV, allora cardinale e oggi Pontefice, l’ha invocata come mediatrice di pace in tempi di guerra, indicando la Santa di Cascia come modello di riconciliazione per il cuore delle persone e per i popoli. La pace, ha ricordato il Papa, “vuole abitare il cuore umano” e può vincere la violenza con la forza mite dell’amore. 

Non siamo soli

Questo è il messaggio che il 15° Giovedì di Santa Rita lascia a ciascuno di noi: non siamo soli.

Santa Rita continua a vegliare sulle nostre famiglie, sui malati, su chi vive il dolore, su chi porta nel cuore una ferita o una preghiera impossibile. Continua a indicarci una strada fatta di perdono, fraternità e speranza.

E mentre si conclude questo cammino dei Giovedì, resta la certezza di una presenza che non ci abbandona mai: quella di una Santa che, ancora oggi, accompagna i passi dell’umanità con la tenerezza di una sorella e la forza della fede.

Dal 11 al 13 maggio confronto sui “Cammini della Fede” tra spiritualità, territori e turismo sostenibile

Con un momento particolarmente significativo di spiritualità e accoglienza prenderà avvio il Meeting nazionale dei Parchi Culturali Ecclesiali. Alle ore 18:30 dell’ 11 maggio c’è stata una visita guidata alla Basilica di Santa Rita e la celebrazione della Santa Messa presieduta da S.E. Mons. Renato Boccardo. Al termine, le monache agostiniane hanno consegnato ai partecipanti le rose benedette di Santa Rita, simbolo della Santa e segno di fede, speranza e consolazione.

Dal 11 al 13 maggio 2026 Roccaporena, terra natale di Santa Rita, accoglierà il Meeting nazionale dei Parchi Culturali Ecclesiali (PCE), promosso nell’ambito del progetto della Conferenza Episcopale Italiana dedicato alla valorizzazione dei territori, dei cammini spirituali e delle comunità locali.

Tre giornate di incontro, dialogo e condivisione che riuniranno rappresentanti dei Parchi Culturali Ecclesiali provenienti da diverse diocesi italiane e referenti diocesani impegnati nell’APP della CEI “Cammini della Fede”, con l’obiettivo di riflettere sul futuro del turismo religioso sostenibile e sul ruolo dei cammini spirituali nella vita delle comunità.

Il tema scelto per questa edizione, “I Cammini della Fede nella realtà italiana”, mette al centro il valore del pellegrinaggio e della mobilità lenta come esperienza di crescita spirituale, culturale e umana. Un’occasione per approfondire il significato dell’accoglienza dei pellegrini e delle pellegrine, della custodia dei territori e della capacità delle comunità ecclesiali di raccontare la propria identità attraverso la fede, la memoria e le tradizioni locali.

Il programma del meeting prevede tavole rotonde, testimonianze, momenti di approfondimento e visite esperienziali dedicate ad alcuni dei principali cammini religiosi italiani, considerati strumenti capaci di intrecciare evangelizzazione, cultura, spiritualità e valorizzazione delle aree interne. Ampio spazio sarà dedicato anche alla condivisione di buone pratiche e progetti sviluppati nelle diverse diocesi italiane per promuovere un modello di turismo rispettoso dei luoghi, delle persone e del creato, in sintonia con lo spirito della Laudato Si’.

La scelta di Roccaporena come sede dell’incontro assume un significato particolarmente simbolico. La terra di Santa Rita continua infatti a essere meta di pellegrinaggi e luogo di fede viva, speranza e preghiera per migliaia di persone provenienti da tutto il mondo.

In questo contesto si inserisce anche l’esperienza del Cammino di Santa Chiara e Santa Rita, uno dei progetti più significativi promossi dal Parco Culturale Ecclesiale “Terre di pietra e d’acqua” dell’Archidiocesi di Spoleto-Norcia. Il percorso unisce Montefalco e Cascia attraverso un itinerario spirituale che mette in dialogo le figure di Santa Chiara della Croce e Santa Rita, due donne umbre, due sante agostiniane e due straordinarie testimoni di fede.

Una prima edizione del cammino venne sviluppata nel 2012 da Padre Angelo Lemme dell’Ordine di Sant’Agostino insieme a Roberto Agostini. Dal 2022 il Parco Culturale Ecclesiale “Terre di pietra e d’acqua” ha ripreso e rilanciato il progetto, lavorando per inserirlo tra i cammini religiosi italiani più significativi e valorizzando il messaggio spirituale e umano delle due sante.

Il Meeting nazionale dei Parchi Culturali Ecclesiali rappresenterà dunque anche un’importante occasione per rafforzare il legame tra il Monastero di Santa Rita, Roccaporena e le esperienze di pastorale territoriale che, attraverso i cammini della fede, promuovono nuove forme di accoglienza, incontro e cura delle comunità.

I Parchi Culturali Ecclesiali, promossi dalla CEI, nascono infatti con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio materiale e immateriale delle Chiese locali, sostenendo esperienze di turismo sostenibile, custodia del creato e sviluppo umano integrale, mettendo al centro la persona e la bellezza dei territori.

Anche il Parco Culturale Ecclesiale “Terre di pietra e d’acqua” si muove in questa direzione, proponendo itinerari, esperienze e cammini che raccontano l’identità spirituale e culturale dell’Archidiocesi di Spoleto-Norcia attraverso un turismo lento, responsabile, conviviale e attento alle relazioni umane.

Da Santa Rita una lezione attuale contro il possesso e per un amore che fa crescere

L’arte difficile del lasciare

Nel cammino dei giovedì dedicati a Santa Rita emerge una verità tanto semplice quanto rivoluzionaria: per crescere nello spirito bisogna imparare a lasciare

Non si tratta di perdere, ma di liberare il cuore da ciò che lo imprigiona. Santa Rita, attraversando sofferenze profonde, non si è lasciata schiacciare dal dolore: ha scelto di guardare avanti, di non trattenere il male ricevuto, di non restare prigioniera delle ferite.

La sua forza nasceva dalla consapevolezza di non essere sola: nel dolore, Cristo era con lei. Ed è proprio questa fede che le ha permesso di lasciare andare ciò che la feriva, senza permettere al male di definirla.

Lasciare non è perdere, ma generare

Ma cosa significa davvero “lasciare”? Significa avere il coraggio di non trattenere per paura, ma di affidare con fiducia

Santa Rita lo ha vissuto nella forma più radicale: dopo la perdita dei figli, avrebbe potuto chiudersi in un dolore sterile. Invece ha compiuto un gesto interiore profondissimo: li ha consegnati a Dio, riconoscendo che l’amore vero non trattiene, ma restituisce.

Lo stesso è accaduto nel rapporto con il marito: il perdono non è stato debolezza, ma un atto di libertà. Ha lasciato andare l’odio e la vendetta, quei “relitti interiori” a cui spesso ci aggrappiamo e che invece ci trascinano a fondo.

Il possesso non è mai amore

Questa è forse la lezione più attuale. Viviamo in un tempo in cui spesso l’amore viene confuso con il possesso:
“Sei mia”“non posso vivere senza di te”“o con me o con nessun altro”.

Eppure, questi non sono segni d’amore, ma di paura.

Santa Rita ci insegna con forza che il possesso non è mai amore, neanche quando si nasconde dietro gesti apparentemente affettuosi. Non è amore una maternità che non lascia crescere i figli, non è amore una relazione che soffoca, non è amore ciò che imprigiona invece di far fiorire

L’amore vero genera vita, non la controlla.

Lasciare per amare davvero

Lasciare significa allora: fidarsi, anche quando fa paura, non trattenere, anche quando si vorrebbe stringere, liberare, invece di possedere È un atto difficile, perché va contro il nostro istinto di controllo. Ma è anche l’unico modo per vivere relazioni autentiche. Santa Rita ci mostra che solo chi sa lasciare sa amare davvero.

E forse oggi, più che mai, abbiamo bisogno di riscoprire questa libertà:
una libertà che non divide, ma fa crescere, che non trattiene, ma dona,
che non possiede, ma ama.

Dal 12 al 20 maggio a Cascia un intenso cammino di preghiera comunitaria. Tra le novità, il Rosario serale aperto anche online a tutti i fedeli

La Novena di Santa Rita da Cascia è alle porte e si prepara ad accogliere, come ogni anno, migliaia di fedeli in un clima di raccoglimento, fede e condivisione. A partire dalla prossima settimana, dal 12 al 20 maggio, il Monastero di Santa Rita da Cascia sarà il cuore pulsante di un percorso spirituale che culminerà nelle celebrazioni dedicate alla Santa degli impossibili.

Una novità per il 2026: il Rosario per la Pace

Tra gli appuntamenti più significativi di questa edizione spicca una novità importante: lo Speciale Rosario per la Pace, che si terrà ogni sera alle ore 21.00 presso la Basilica di Santa Rita.

Si tratta di un momento di profonda preghiera comunitaria, in cui le voci delle monache e dei padri della famiglia agostiniana si uniranno a quelle dei fedeli presenti, dando vita a un’unica, intensa invocazione per la pace.

Un’esperienza aperta a tutti, anche online

Il Rosario per la Pace sarà anche un’esperienza accessibile a tutti, senza confini geografici. Grazie alla diretta streaming sui canali social del Monastero, chiunque potrà partecipare spiritualmente, ovunque si trovi.

Un segno concreto di apertura e condivisione, che amplia la portata della Novena e permette di vivere questo appuntamento quotidiano anche a distanza, in comunione con la comunità di Cascia.

Una preghiera per il mondo e per ogni cuore

Ogni sera diventerà un’occasione per affidare al Cielo le intenzioni di pace, invocando l’intercessione della Madonna e di Santa Rita. In un tempo segnato da tensioni e fragilità, questo momento si propone come uno spazio di raccoglimento e speranza, capace di unire i cuori in un’unica preghiera.

La Novena si conferma così non solo come tradizione, ma come esperienza viva e attuale, capace di parlare al presente e di coinvolgere una comunità sempre più ampia.

Quando la fede attraversa il freddo della vita

In questo tempo che ci avvicina alla festa di Santa Rita da Cascia, la natura si riempie di colori e profumi: le rose sbocciano, la primavera porta luce e bellezza. Eppure, il segno più potente legato alla nostra Santa non nasce nel tepore della primavera, ma nel rigore dell’inverno.

È proprio lì, nel freddo e nell’apparente assenza di vita, che avviene il miracolo della rosa. Un segno che non è solo straordinario, ma profondamente simbolico: la possibilità di rifiorire anche nelle situazioni più difficili della nostra esistenza.

Il significato della rosa in inverno

Quando Santa Rita, prima di morire, chiese una rosa dal suo orto di Roccaporena in pieno inverno, non compì solo un gesto di devozione, ma lasciò un messaggio potente. 

Quella rosa rappresenta il suo non arrendersi davanti al male, il suo continuare a credere anche quando tutto sembrava perduto. È un atto di fiducia e di amore verso Cristo, un modo per dire grazie per averla sostenuta nelle prove più dure.

La sua vita, segnata da sofferenze familiari e personali, ci insegna che la fede non elimina il dolore, ma lo trasforma.

Vincere il male con il bene

Spesso pensiamo che credere significhi essere protetti da ogni difficoltà. Ci aspettiamo che la vita, grazie alla fede, sia sempre serena e luminosa. Ma quando arrivano le prove, possiamo sentirci smarriti, persino abbandonati.

Santa Rita ci mostra una strada diversa:
“vincere il male con il bene”

Questo significa trasformare gli ostacoli in occasioni di crescita, le ferite in possibilità di amore, le difficoltà in cammini di speranza. È proprio nelle prove che la fede si rafforza e diventa autentica.

Rifiorire nelle difficoltà quotidiane

La storia di Santa Rita non è fatta solo di miracoli, ma di scelte quotidiane: perdono, pazienza, amore. Non è diventata modello di fede nei momenti facili, ma nelle situazioni più dure e dolorose.
Anche noi siamo chiamati a questo:
rifiorire nelle nostre difficoltà, nelle relazioni complicate, nelle fragilità, nelle fatiche della vita.

E quando torniamo alla nostra quotidianità, magari dopo una preghiera a C un momento di raccoglimento, possiamo portare con noi questo dono:
un cuore riconciliato, capace di parole di pace, di perdono e di speranza.

Il 4 e 5 maggio al via un’importante iniziativa del Team Umbria per promuovere integrazione, confronto e partecipazione

Parte da Cascia l’attività sul territorio del rinnovato Team Umbria di Special Olympics, sotto la presidenza di Massimo Lenti e la direzione di Edoardo Valecchi.

In collaborazione con l’Amministrazione comunale, l’Istituto omnicomprensivo “Beato Simone Fidati”, il Centro sportivo “Magrelli”, il Monastero e la Fondazione di Santa Rita da Cascia, prende il via una due giorni dedicata allo sport e all’inclusione, con attività pratiche e momenti di confronto tra esperti e operatori.

4 maggio: attività motoria inclusiva per studenti e alunni

La prima giornata, lunedì 4 maggio, si svolgerà presso il Centro sportivo “Magrelli” dalle 9.30 alle 13.00 e sarà dedicata a un’ampia attività motoria inclusiva che coinvolgerà tutti gli alunni e studenti dell’Istituto omnicomprensivo Fidati.

Un momento concreto per vivere lo sport come strumento di integrazione, partecipazione e crescita condivisa, in linea con i valori di Special Olympics.

5 maggio: incontro pubblico contro il bullismo

Il giorno successivo, martedì 5 maggio alle ore 16.00, presso la Sala della Pace, si terrà l’incontro pubblico dal titolo:“Special Olympics c’è… alleniamoci all’inclusione contro il bullismo” 

Dopo i saluti istituzionali di:

  • Massimo Lenti, Presidente regionale Special Olympics
  • Mario De Carolis, Sindaco di Cascia
  • Maurizio Madonia Ferraro, Dirigente dell’I.O. Fidati
  • Lorenzo Bertinelli, Coordinatore per lo sport dell’Ufficio scolastico regionale

Aprirà i lavori il direttore regionale Edoardo Valecchi, a cui seguiranno:

  • Stefania Sotgia (Pres. Kiwanis “Cuore d’Italia”)
  • Miranda Crisopulli (neuropsichiatra infantile)
  • Matteo Simone (psicologo dello sport)
  • Massimo Fiori (Ass. Ruote a Spasso)
  • Marco Pennacchi (Cooperativa Il Cerchio)
  • Valeria Granelli (Ass. Peter Pan)
  • Andrea Duranti (Ass. Social Sport Spoleto)

A coordinare i lavori sarà Luca Ginetto (Presidente del Panathon Club Perugia).

In conclusione le testimonianze di Irene Orazi (oro ai World Games Berlino 2023) e degli atleti del gruppo sportivo Special Olympics.

Le testimonianze degli atleti Special Olympics

A chiudere l’incontro saranno le testimonianze dirette degli atleti, tra cui quella di Irene Orazi, medaglia d’oro ai World Games di Berlino 2023, insieme agli atleti del gruppo sportivo Special Olympics.

Un momento particolarmente significativo, capace di raccontare attraverso esperienze reali il valore dello sport come strumento di inclusione e riscatto.

Un’iniziativa condivisa sul territorio

L’evento gode del patrocinio di importanti realtà associative e istituzionali, tra cui il Panathlon Club Clitunno, il Lions Distretto 108L, l’Associazione Social Sport Spoleto e l’Associazione Il Sorriso di Teo.

Due giornate che mettono al centro lo sport come linguaggio universale, capace di abbattere barriere, contrastare il bullismo e costruire comunità più inclusive.

Dalla benedizione della Fiaccola a San Pietro al riconoscimento “Donne di Rita”: fede, solidarietà e impegno sociale al centro dell’edizione 2026


Un evento che unisce fede, comunità e solidarietà

Cascia si prepara ad accogliere uno degli appuntamenti più attesi dell’anno: la Festa di Santa Rita, in programma il 22 maggio 2026, capace di riunire migliaia di pellegrini da tutto il mondo.

Un evento che unisce spiritualità e partecipazione popolare, ma anche un forte impegno concreto verso i più fragili. La celebrazione, infatti, non è solo un momento di devozione, ma si traduce ogni anno in gesti solidali e iniziative benefiche, rinnovando il valore universale del messaggio di Santa Rita, simbolo di perdono, pace e speranza

Il forte richiamo alla pace: da Cascia a Roma passando per Chicago

L’edizione 2026 è profondamente segnata dal tema della pace, in continuità con il messaggio della Santa e con le parole di Papa Leone XIV.

Un legame che si rafforza attraverso il gemellaggio tra Cascia e Chicago, città natale del Pontefice, dove è stata accesa la Fiaccola del Perdono e della Pace.

Il momento simbolico più atteso sarà il 20 maggio in Piazza San Pietro, quando il Papa benedirà la Fiaccola, suggellando un messaggio che attraversa confini e culture.

«La pace non è un’utopia, ma una scelta concreta», afferma la madre Badessa Suor Maria Grazia Cossu, sottolineando come oggi più che mai sia necessario non abituarsi alla guerra ma diventare, ciascuno nel proprio quotidiano, costruttori di pace

La Fiaccola della pace: un simbolo che unisce i popoli

La Fiaccola rappresenta molto più di un segno: è un appello universale alla riconciliazione.

Il suo percorso – da Chicago a Roma fino a Cascia – crea un ponte tra comunità diverse, rafforzando un messaggio che invita a tradurre la pace in azioni concrete di dialogo, accoglienza e fraternità

“Donne di Rita 2026”: storie di dolore trasformato in speranza

Il 21 maggio alle ore 10 saranno presentate le “Donne di Rita 2026”, protagoniste del riconoscimento internazionale che dal 1988 dà voce a donne testimoni di valori universali come pace, perdono e solidarietà.

L’edizione di quest’anno è dedicata a donne che hanno vissuto dolori profondissimi, trasformandoli in percorsi di amore e apertura agli altri:

  • Fanni Curi – ha trasformato la perdita del figlio in un impegno verso i più fragili
  • Lucia Di Mauro – ha scelto la via del perdono dopo l’uccisione del marito, avviando un percorso di riconciliazione
  • Mirna Pompili – ha testimoniato una straordinaria capacità di perdono dopo la perdita della figlia

Tre storie che dimostrano come la pace nasca da gesti concreti e quotidiani, anche nelle situazioni più difficili. 

Il momento più atteso: il Solenne Pontificale

Il cuore della celebrazione sarà il Solenne Pontificale del 22 maggio alle ore 11, presieduto dal Cardinale Stanisław Dziwisz, Arcivescovo emerito di Cracovia.

Al termine della celebrazione, si terranno due momenti simbolici molto amati dai fedeli: la Supplica a Santa Rita,la Benedizione delle Rose, simbolo del miracolo e della devozione nel mondo

Un’occasione di intensa partecipazione spirituale che riunisce fedeli, religiosi e autorità. 

Dalla devozione all’impegno: nasce l’Oasi Santa Rita

La Festa si traduce anche in un importante progetto sociale promosso dalla Fondazione Santa Rita da Cascia. Per il 2026 viene lanciata la campagna di raccolta fondi per l’Oasi Santa Rita, progetto del Monastero Santa Rita da Cascia, per creare una struttura ricettiva non profit che sorgerà a Porto Recanati, nelle Marche, e sarà dedicata all’accoglienza di persone con disabilità e delle loro famiglie.

Un progetto ambizioso che mira a garantire il diritto alla vacanza per tutti, promuovendo autonomia, inclusione, qualità della vita.

Con un investimento stimato di oltre 2,4 milioni di euro, per i soli lavori di ristrutturazione necessari, l’Oasi Santa Rita vuole diventare un luogo capace di generare cambiamento sociale concreto, trasformando la solidarietà in opportunità reale. 
Per sostenere il progetto vai QUI su festadisantarita.org

Un messaggio che attraversa il mondo

La Festa di Santa Rita 2026 si conferma così molto più di una celebrazione religiosa: è un messaggio globale di pace, speranza e solidarietà.Da Cascia al mondo, passando per Roma e Chicago, il messaggio è chiaro:
la pace è una scelta possibile, da costruire ogni giorno, insieme

Dalla ferita al perdono: la storia che rinasce

Al cuore della vita di Santa Rita si colloca un gesto di straordinaria forza: il perdono degli uccisori del marito. Non si tratta di una scelta semplice o spontanea, ma di un atto radicale di coraggio, responsabilità e libertà interiore

In un’epoca segnata da faide e vendette familiari, dove l’odio si trasmetteva di generazione in generazione, Rita compie qualcosa di completamente nuovo. La sua decisione spezza una logica considerata quasi inevitabile: quella della violenza come risposta alla violenza.

Consapevole del rischio che i suoi figli potessero diventare assassini o vittime, sceglie una strada diversa. Sceglie la pace quando tutto spingerebbe alla vendetta, aprendo una possibilità inedita: quella di interrompere la catena dell’odio.

Una scelta di fede radicale

Il perdono di Rita nasce da una fede profonda. Nel suo cuore risuonano le parole del marito morente, che aveva già perdonato i suoi aggressori, e soprattutto l’esempio di Cristo crocifisso

Per Rita, il perdono non è debolezza, ma atto di fede: significa credere che l’amore possa ricostruire ciò che è stato distrutto. È una scelta difficile, che richiede di andare contro il proprio istinto e il dolore subito.

Guardando a Cristo, Rita comprende che il perdono è l’unica via per ricominciare, per restituire vita a relazioni spezzate e riportare luce dove regnano lutto e violenza.

Spezzare la spirale della violenza

Educata da genitori chiamati “pacificatori di Gesù Cristo”, Rita porta dentro di sé un forte senso di giustizia e di responsabilità verso la comunità. 

Non si limita a perdonare interiormente: compie un gesto pubblico e potente. Davanti a testimoni, bacia gli assassini del marito, dichiarando il suo perdono. Questo atto non è solo personale, ma sociale: è un messaggio rivolto a tutti.

Rita diventa così una donna capace di rompere una tradizione di violenza considerata normale, dimostrando che esiste un’altra via possibile.

La spina del dolore e il volto del nostro tempo

Il cammino di Rita si intreccia profondamente con il dolore umano, rappresentato simbolicamente dalla spina

La Scrittura racconta che, dopo il peccato, la terra produce spine e cardi: segno di una realtà ferita, dove l’armonia originaria si è spezzata. Questo deserto si ripresenta ogni volta che l’odio divide gli uomini, trasformando fratelli in nemici.

Anche oggi viviamo in un tempo segnato da violenza, ingiustizia e sofferenza diffusa. La spina diventa simbolo di tutto ciò che pesa sull’umanità: la povertà ignorata, il futuro negato, il dolore innocente.

Accogliere la sofferenza per trasformarla

Rita non fugge il dolore, ma lo accoglie. Chiede di condividere la sofferenza di Cristo e porta su di sé una ferita che la isola e la conduce a una profonda solitudine. 

Quella solitudine però non è vuota: diventa dialogo con Dio, preghiera, intercessione. Rita trasforma la sofferenza in amore, facendosi carico non solo del proprio dolore, ma anche di quello degli altri.

In questo modo, la spina non è più solo segno di sofferenza, ma diventa strumento di redenzione e di vicinanza agli altri.

Il perdono come rinascita

Il perdono, nella vita di Rita, non cancella il dolore, ma apre una possibilità nuova. È la scelta di chi non vuole lasciare che il male abbia l’ultima parola. 

Accogliere l’altro, anche quando ha sbagliato, richiede un lungo cammino interiore. Significa combattere contro l’egoismo, la rabbia, il desiderio di giustizia immediata. Ma è proprio questa lotta che rende il perdono così potente.

Rita ci insegna che ricominciare è possibile, anche dopo le ferite più profonde.

Un messaggio ancora attuale

La storia di Santa Rita non appartiene solo al passato. È un messaggio vivo, che parla al nostro presente. 

In un mondo segnato da divisioni e conflitti, la sua testimonianza invita a scegliere la pace, anche quando sembra impossibile. Ci ricorda che ogni gesto di perdono può cambiare non solo una vita, ma anche una comunità.

Rita ci insegna a togliere dalle nostre relazioni le spine dell’odio e dell’indifferenza, per lasciare spazio a ciò che davvero costruisce: l’amore.

Un grande evento musicale dedicato a Santa Rita e Sant’Agostino con giovani talenti e maestri di eccellenza

Un appuntamento speciale nel cuore di Cascia

Sabato 2 maggio 2026 alle ore 21.00, la Basilica di Santa Rita a Cascia ospiterà un evento musicale di grande suggestione: “Cascia in musica: Orchestra d’archi per Santa Rita e Sant’Agostino”, con protagonista l’Auditorium Chamber Orchestra.

Un concerto che unisce spiritualità, arte e giovani talenti, offrendo al pubblico un’esperienza intensa e coinvolgente in uno dei luoghi simbolo della devozione a Santa Rita.

Una giovane orchestra tra talento e passione

L’Auditorium Chamber Orchestra APS è composta da circa quindici giovani musicisti tra i 12 e i 25 anni, accomunati dal desiderio di fare musica insieme e crescere attraverso esperienze artistiche significative. Nata nel 2021, l’orchestra ha già realizzato numerosi concerti in tutta Italia, distinguendosi per la qualità delle esecuzioni e l’originalità del repertorio .

Il programma musicale spazia tra epoche e generi, dal barocco al classico, fino al pop e alle colonne sonore, in un dialogo armonioso tra tradizione e contemporaneità.

I Maestri: guide di eccellenza

A dirigere e accompagnare i giovani musicisti saranno artisti di grande esperienza: Danilo Lo Presti, direttore artistico e violinista, Biancamaria Targa, pianoforte, Alessandra Juvarra, violoncello, Elene Sanadze, soprano. Grazie alla loro guida, il concerto sarà non solo un momento artistico di alto livello, ma anche un’occasione di crescita e condivisione.

Musica, fede e comunità

Il concerto si inserisce in un contesto di grande valore spirituale, celebrando Santa Rita e Sant’Agostino attraverso la musica. Un’iniziativa che rafforza il legame tra cultura, fede e comunità, valorizzando i giovani e promuovendo la bellezza come strumento di incontro.

Un invito aperto a tutti

L’appuntamento è aperto a tutti coloro che desiderano vivere una serata speciale all’insegna della musica e della spiritualità, lasciandosi trasportare dalle note di una giovane orchestra capace di emozionare e coinvolgere.

Quando il dolore sembra togliere tutto, nasce una domanda

Come è possibile parlare di speranza dentro il vuoto? Come si può continuare a credere quando la vita è attraversata da lutti, solitudine e ferite profonde?

Il binomio tra vuoto e speranza appare, a prima vista, contraddittorio, quasi impossibile. Eppure è proprio lì, nel cuore dell’assenza, che può nascere una forma nuova di speranza, più autentica e più resistente.

La Pasqua: dal vuoto alla vita

Il mistero cristiano ci consegna un’immagine potente: una tomba vuota.
Un segno incomprensibile per chi non crede, ma una rivelazione per chi ha fede.

Nel vuoto lasciato da Cristo risorto si manifesta la vittoria dell’amore sulla morte. È proprio da quel vuoto che nasce la speranza pasquale, una speranza che non è illusione ma certezza: la vita può rifiorire anche dopo la perdita più grande. 

Santa Rita: abitare il vuoto senza perdere la speranza

In questo orizzonte si comprende la testimonianza di Santa Rita da Cascia.La sua vita è attraversata da prove durissime: la perdita dei genitori, la morte del marito, la scomparsa dei figli e il rifiuto iniziale del monastero. Un susseguirsi di vuoti che avrebbero potuto spegnere ogni speranza.

E invece Rita non si lascia indurire dal dolore. Nel cuore della solitudine custodisce una certezza più forte: la speranza che nasce dalla fede nel Risorto.

La solitudine trasformata dalla preghiera

La solitudine entra nella vita come un vuoto che sembra togliere tutto. Rita la vive fino in fondo, ma sceglie di non restarne prigioniera.

Attraverso una preghiera costante davanti al Crocifisso, impara a guardare oltre il presente. Il suo sguardo si trasforma, il cuore si apre al perdono, e anche il dolore più profondo non diventa chiusura, ma occasione per amare. 

Una speranza più vera nasce proprio nel vuoto

Il vuoto, allora, non è solo assenza. È uno spazio in cui Dio opera, liberandoci dalle illusioni e aprendoci a una dimensione più autentica. Il dolore non distrugge la speranza, ma la purifica. La rende più profonda, più stabile, più vera

Il messaggio per oggi

In un tempo segnato da fragilità e incertezze, l’esperienza di Santa Rita ci invita a non fermarci alla superficie del dolore. Ci ricorda, con forza, che il male non ha l’ultima parola, che la solitudine non è definitiva e che l’amore può vincere anche la morte.

Conclusione: trasformare il vuoto in vita

Il vuoto che tanto temiamo può diventare il luogo in cui nasce qualcosa di nuovo. Come nella Pasqua, come nella vita di Santa Rita, è proprio lì che può germogliare la speranza più autentica.

Preghiamo il Risorto perché ci insegni a trasformare ogni vuoto in uno spazio di vita, affidandoci alla luce della sua resurrezione.

Una vita interamente vissuta nell’ascolto

Se si dovesse racchiudere tutta la vita di Santa Rita in una sola parola, quella più autentica e completa sarebbe senza dubbio: ascolto.

Rita è stata una donna capace di restare in ascolto sempre, anche nei momenti più difficili, quando il silenzio sembrava pesante e Dio appariva lontano. Eppure, proprio in quel silenzio, ha imparato a riconoscere una presenza, a cogliere un senso, a lasciarsi guidare. 

La sua esistenza è stata un continuo esercizio di attenzione alla vita, alle persone, a Dio. Un ascolto che non si è mai fermato, nemmeno nel dolore.

L’ascolto che nasce in famiglia

L’ascolto di Rita affonda le sue radici nella sua famiglia. Fin da bambina ha imparato osservando e vivendo relazioni autentiche: ha ascoltato i suoi genitori, i loro dialoghi, il modo in cui accoglievano e aiutavano gli altri.

Non era solo un ascolto fatto di parole, ma anche di sguardi, di gesti, di silenzi. È così che ha imparato che chi riceve ascolto, a sua volta impara ad ascoltare. Questa capacità l’ha accompagnata poi nella vita di sposa e di madre, nel rapporto con il marito e con i figli, anche nelle situazioni più dolorose e complesse.

Ascoltare è il primo gesto d’amore

L’ascolto non è semplice. È spesso faticoso, richiede pazienza, tempo, disponibilità ad accogliere anche ciò che fa male. Eppure è proprio questo che lo rende così prezioso: ascoltare significa fare spazio all’altro dentro di sé, accoglierlo senza giudizio, lasciarlo esistere.

Chi ama davvero ascolta. Anche quando le parole dell’altro feriscono, anche quando aprono domande difficili. Perché l’ascolto è una forma concreta di amore, la più profonda e la più generativa. 

L’ascolto del cuore e della vita

Santa Rita ha saputo ascoltare tutte le persone che la vita le ha posto accanto: i genitori, il marito, i figli, perfino coloro che erano coinvolti nella violenza che ha segnato la sua storia. Il suo ascolto era filtrato da un amore più grande, quello per Cristo, che le ha insegnato a guardare ogni situazione con uno sguardo capace di generare vita. 

Dall’esperienza con gli agostiniani di Cascia ha imparato che il vero ascolto nasce nel profondo del cuore, là dove abita l’amore. Non è solo un atto esteriore, ma un atteggiamento interiore che trasforma.

Ascoltare Dio per imparare ad ascoltare gli altri

Nella preghiera e nella vita spirituale, Rita ha vissuto un ascolto ancora più profondo: quello della Parola di Dio. Nel silenzio, nella contemplazione, ha lasciato che quella Parola crescesse dentro di lei, fino a portare il frutto più maturo: il perdono

Questo ci insegna che esiste un legame profondo tra i due ascolti: chi non ascolta gli altri, non riesce ad ascoltare Dio e chi ascolta Dio, impara davvero ad ascoltare gli altri

Una lezione per la nostra vita

Nel decimo giovedì dedicato a Santa Rita, siamo invitati a fermarci e a riscoprire il valore dell’ascolto. Un ascolto che non è passivo, ma attivo, profondo, capace di accogliere e trasformare. Un ascolto che diventa cura, relazione, amore.

Da Rita impariamo che ascoltare è dare spazio alla vita, difenderla, promuoverla ogni giorno, anche nelle difficoltà. 

Una preghiera da portare con noi

Chiediamo anche noi la grazia di un cuore capace di ascoltare:
ascoltare Dio, ascoltare gli altri, ascoltare la vita.Perché solo così possiamo imparare ad amare davvero.

Preparare il cuore alla Resurrezione

Ci prepariamo a vivere la Pasqua del Signore, ma il primo invito è a prepararla non solo liturgicamente: siamo chiamati a preparare la Pasqua della nostra vita.

Gesù prepara la Pasqua in anticipo, perché l’Amore non si improvvisa: è una scelta consapevole, vissuta con libertà e cura. Egli affronta la Passione con fedeltà a un cammino, e questo ci consola: il dono della Sua vita nasce da un’intenzione piena, da un amore vero e deciso.

Un Dio che ci precede

La sala al piano superiore è già pronta: questo segno ci ricorda che Dio ci precede sempre. Prima ancora che comprendiamo il nostro bisogno di accoglienza, Lui ha già preparato per noi uno spazio: il nostro cuore, luogo in cui possiamo sentirci suoi amici.

Eppure Gesù chiede ai discepoli di collaborare, pur avendo già disposto ogni cosa. È un insegnamento prezioso: la grazia non annulla la libertà, ma la risveglia.
Il dono di Dio non elimina la responsabilità dell’uomo, ma la rende feconda.

La luce della Risurrezione

La Resurrezione di Gesù Cristo è un evento che non smette mai di stupire. Più la contempliamo, più ci avvolge di meraviglia: è una luce affascinante e potente, che attira e trasforma.

È un’esplosione di vita e di gloria che cambia la storia dell’umanità, non con clamore, ma con umiltà e mitezza — quelle stesse qualità che rendono grande l’uomo.

Dalla tristezza alla speranza

Spesso la vita è attraversata dalla stessa tristezza dei discepoli di Emmaus, delusi e smarriti davanti alla croce. Anche noi rischiamo di pensare che il dolore sia l’ultima parola.

Eppure Cristo è Risorto e cammina accanto a noi, anche quando non lo riconosciamo. È la tristezza che offusca lo sguardo, è la delusione che chiude il cuore.

Ma il Risorto, con pazienza, riaccende la speranza. E nel gesto dello spezzare il pane, gli occhi si aprono, il cuore si risveglia, e la gioia torna a fiorire.

Un augurio di speranza

Qual è allora l’augurio per questa Santa Pasqua?

Come ci ricorda il Santo Padre Leone XIV:
“Restiamo vigili ogni giorno nello stupore della Pasqua di Gesù Risorto. Lui solo rende possibile l’impossibile”.

Con questo spirito, la Comunità monastica desidera raggiungere ciascuno con un augurio semplice e profondo:

Santa Pasqua di Resurrezione!

Cristo è Risorto, sì, è veramente Risorto!

Sr. Maria Grazia Cossu, Badessa, e la Comunità

L’11 e il 12 aprile 2026 Cascia torna l’appuntamento più atteso per i membri della Pia Unione Primaria di Santa Rita: l’Incontro generale. Un momento che da anni rappresenta il cuore della vita della comunità ritiana e che, proprio nel ventennale, assume un significato ancora più profondo.

Non si tratta di un’iniziativa nata per i 20 anni, ma di una tradizione consolidata che ogni anno richiama affiliati, gruppi e devoti da tutta Italia e dall’estero. Quest’anno, però, l’incontro sarà anche il centro simbolico di un anniversario speciale, che celebra due decenni di fede condivisa nel nome di Santa Rita da Cascia.

Durante le due giornate entreranno ufficialmente nella Pia Unione nuovi gruppi oggi in formazione, segno di una realtà viva e in continua crescita.

SCOPRI QUI IL PROGRAMMA DELLE DUE GIORNATE E PARTECIPA ANCHE IN DIRETTA STREAMING

La lampada dei 20 anni: una luce che attraversa l’Italia

Il segno più forte e innovativo del ventennale è la lampada ad olio “20 anni insieme”. Consegnata durante gli incontri regionali che si svolgeranno lungo tutto il 2026, la lampada – raffigurante Santa Rita e il logo celebrativo – sarà accesa nei santuari che la accoglieranno e nei territori limitrofi per tutto l’anno. Un gesto semplice ma profondamente simbolico: una luce che percorre l’Italia, da regione a regione, creando un legame spirituale tra tutte le comunità della Pia Unione.

La lampada sarà accesa anche a Cascia durante l’Incontro generale dell’11 e 12 aprile, diventando il punto di incontro ideale di questo cammino diffuso. Una fiamma condivisa che unisce idealmente migliaia di fedeli in un’unica preghiera.

Una storia lunga 20 anni: dalle origini a oggi

Il 2026 segna i vent’anni dalla nascita della Pia Unione Primaria, rifondata nel 2006 grazie all’impegno di fedeli e alla guida di padre Ludovico Maria Centra, e di Alessandra Paoloni con il sostegno del Monastero di Santa Rita.

Da allora, la Pia Unione è cresciuta fino a coinvolgere circa 10.000 iscritti nel mondo, con una presenza particolarmente significativa in Sicilia, seguita da Puglia, Calabria e Campania. Attraverso incontri generali e regionali, la Pia Unione ha dato vita a una rete viva di gruppi, luoghi di preghiera, fraternità e testimonianza cristiana, capaci di portare il messaggio di speranza di Santa Rita anche nelle realtà più difficili.

Segni concreti di appartenenza

Per accompagnare questo anniversario, sono stati realizzati alcuni segni commemorativi: un santino dedicato ai 20 anni, una spilla con il logo “20 anni insieme”, una spilla più grande per gli stendardi dei gruppi, uno zaino celebrativo. Oggetti che raccontano un’identità condivisa e custodiscono la memoria di un cammino lungo vent’anni.

Un dono al Papa e uno sguardo al futuro

Tra le iniziative del ventennale anche un dono speciale al Papa, segno di comunione con la Chiesa universale. Ma il significato più profondo di questa ricorrenza guarda avanti: la Pia Unione continua a crescere, coinvolgendo nuove generazioni e rafforzando la propria presenza nelle comunità locali.

Una fede che unisce

L’Incontro generale dell’11 e 12 aprile a Cascia e la lampada che attraverserà l’Italia per tutto il 2026 raccontano la stessa realtà: una comunità unita, capace di trasformare la devozione in relazione, la preghiera in legame.

Vent’anni insieme non sono solo un traguardo, ma l’inizio di un nuovo cammino, illuminato dalla luce di Santa Rita.

SCOPRI CLICCANDO QUI IL PROGRAMMA DELLE DUE GIORNATE A CUI POTRAI PARTECIPARE ANCHE IN DIRETTA STREAMING

Ci prepariamo a vivere i giorni intensi e solenni dedicati a Santa Rita, in un percorso di preghiera, incontro e spiritualità che ci accompagnerà verso la festa del 22 maggio.

La Festa per tutti

Siamo già pronti ad accogliere fedeli e pellegrini provenienti da tutto il mondo, nel segno della pace, del perdono e della speranza.

Per consentire a tutti di partecipare a questo grande evento di fede, le principali celebrazioni saranno trasmesse in diretta sui canali social ufficiali del Monastero, rendendo la Festa di Santa Rita un’esperienza condivisa e accessibile ovunque.
Scopri qui come seguire gli appuntamenti sul canale youtube Santa Rita da Cascia Agostiniana e anche sui canali  Facebook Instagram.

Speciale Rosario per la Pace, in Basilica e in streaming, per la Novena di Santa Rita

Novità di quest’anno è il Rosario per la Novena di Santa Rita, in programma dal 12 al 20 maggio, alle ore 21.00 in Basilica.

Sarà un momento di profonda preghiera comunitaria, in cui le voci delle monache e dei padri della famiglia agostiniana di Cascia si uniranno a quelle dei fedeli presenti, dando forma a un’unica grande invocazione.
Lo speciale Rosario diventerà anche un’esperienza aperta a tutti, permettendo a chiunque, ovunque si trovi, di partecipare spiritualmente a questo appuntamento quotidiano, grazie alla diretta streaming sui social del Monastero.

Ogni sera sarà un’occasione per elevare la preghiera al Cielo, affidando all’intercessione della Madonna e di Santa Rita le intenzioni di pace per il mondo e per i cuori di ciascuno.

Programma generale

12–20 maggio – Novena di Santa Rita
Basilica di Santa Rita

Ogni giorno, animato dalle comunità cristiane della Diocesi:
Ore 16:00 – Visita del Monastero e racconto della storia e del messaggio di Santa Rita
Ore 17:00 – Percorso guidato in Penitenzieria e possibilità di confessarsi
Ore 18:00 – Celebrazione Eucaristica e passaggio all’Urna di Santa Rita
Diretta sul canale youtube Santa Rita da Cascia Agostiniana

Ogni sera:
Ore 21.00 Rosario per la Pace con le monache e i padri
Diretta sul canale youtube Santa Rita da Cascia Agostiniana, su Facebook Instagram

17 maggio – Processione dello Stendardo

Ore 21:00 – Basilica di Santa Rita da Cascia
Processione per le vie della città con il tradizionale Stendardo, che ricorda l’ingresso di Rita in Monastero. Momento di forte partecipazione popolare e spirituale

20 maggio – La Fiaccola di Santa Rita dal Papa

Ore 10:00 – Piazza San Pietro a Roma
Udienza generale: Papa leone XIV benedice la Fiaccola della Pace e del Perdono, accesa a Chicago, città gemellata con Cascia per i festeggiamenti 2026 e sua città natale

Ore 21:00 – Roccaporena
Arrivo della Fiaccola ed evento “Sulle orme di Rita”, con preghiera e salita allo Scoglio

21 maggio – Vigilia della Festa

Ore 9:00 – Palazzo del Comune
Ufficializzazione del patto del Gemellaggio. Accoglienza della delegazione da Chicago da parte del Comune.

Ore 10:00 – Sala della Pace
Presentazione del “Riconoscimento Internazionale Santa Rita 2026” e delle “Donne di Rita”: Mirna Pompili, Lucia Di Mauro, Fannì Curi.
Conduce Giacomo Marinelli Andreoli, Direttore di Umbria TV

Ore 16:30 – Basilica di Santa Rita
Santa Messa per la Famiglia Agostiniana, presieduta dal Priore Generale degli Agostiniani, Padre Joseph Farrell
Al termine, consegna del “Riconoscimento internazionale Santa Rita” e messaggio della Madre Badessa del Monastero Santa Rita da Cascia, Suor Maria Grazia Cossu
Diretta sul canale youtube Santa Rita da Cascia Agostiniana

Ore 18:00 – Basilica di Santa Rita
Solenne celebrazione del transito di Santa Rita
Diretta sul canale youtube Santa Rita da Cascia Agostiniana

Ore 20:30 – Piazza Garibaldi
Raduno dei gonfaloni dei Comuni partecipanti, delle Autorità Civili, Religiose e Militari. Corteo verso il Santuario

Ore 20:45 – Roccaporena
Benedizione moto e motociclisti; a seguire consegna della Fiaccola del Perdono e della Pace ai motociclisti e moto-fiaccola verso Cascia

Ore 21:30 – Basilica di Santa Rita
Accoglienza della delegazione di Chicago, delle autorità e delle Donne Premiate: scambio dei doni.
Arrivo della Fiaccola della Pace e del Perdono. Accensione tripode e ingresso in Basilica per la consegna della lampada votiva alla badessa per l’Urna di Santa Rita e preghiera di affidamento
Diretta sul canale youtube Santa Rita da Cascia Agostiniana, su Facebook Instagram

22 maggio – Solennità di Santa Rita

Ore 6:00 – CASCIA –Suono festoso delle Campane
Ore 6:00, 7:00, 8:00, 9:00Ss Messe nella SALA DELLA PACE
Ore 10:00, 11:30, 12:30Ss Messe nella BASILICA INFERIORE
Dalle ore 7:00 alle 12:00 – MONASTERO DI S. RITA visita continuata, al pomeriggio: 14:30 – 15:30 – 17:00

Ore 10:30 – Sagrato della Basilica
Arrivo della processione da Roccaporena con la statua di Santa Rita e il Corteo Storico che rievoca la vita di Santa Rita, accompagnati dalla Banda “Giovanni e Donato” da Cascia

Ore 11:00 – Sala della Pace
Solenne Pontificale presieduto dal Cardinale Stanisław Dziwisz, Arcivescovo emerito di Cracovia
Anima la liturgia la Corale Santa Rita da Cascia

Ore 12:30 – Sagrato della Basilica
Supplica a Santa Rita e Benedizione delle Rose

Diretta di tutta la mattina sul canale youtube Santa Rita da Cascia Agostiniana, su Facebook Instagram.

Ore 16:00 – BASILICA DI SANTA RITA – Santa Messa    

Ore 17:00 – BASILICA DI SANTA RITA – Santa Messa

Ore 18:00 – Basilica di Santa Rita
Santa Messa per i benefattori e le benefattrici della Basilica, presieduta dal Rettore della Basilica, Padre Giustino Casciano
Diretta sul canale youtube Santa Rita da Cascia Agostiniana

Un tempo di grazia e partecipazione

La Festa di Santa Rita rappresenta ogni anno un momento di intensa spiritualità che unisce la comunità agostiniana, la città di Cascia e i pellegrini di tutto il mondo.

Il Monastero invita tutti i fedeli a partecipare alle celebrazioni e a seguirle anche attraverso la diretta streaming sui canali ufficiali.

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